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Ieri mattina al monumento era una festa. Non un party di quelli chic, forse più che altro uno di quei compleanni che si celebrano in ludoteca per evitare di allurdiare la casa. Però una festa.

La cosa che sembrava impossibile pensare ieri mattina, con tutta quella gente, coi passeggini, le biciclette con le rotelle, i picciottazzi seduti a incidere con la chiave del motorino Cetty sei un pacchione su quei muretti di tufo che sembrano fatti di schiumone al caffè, gli occhiali da sole, le lingue dei cani che penzolavano fuori, i gelati, gli scalini pieni di anziani che si appoggiavano ai nipoti per risalire sulla piazza dei cappuccini, la macchine fotografiche, le famiglie, i forestieri, i turisti, insomma, sembrava impossibile pensare che quel posto è rimasto chiuso per trent’anni.

C’era una palizzata di ferro e legno, una rete che per scavalcarla ci voleva la motivazione di un tossico desideroso di intapparsi in santa pace.

Mi sono ricordato che in quegli anni nessuno ci faceva caso. Era tutto normale. Ci passavamo accanto, e questa terrazza che piglia la luce da tutti i punti cardinali e dove se non stai attento il vento ti ammutta a mare come fanno gli amici stronzi quando sei in punta allo scoglio, per noi era una curva e basta, un pezzo di strada per arrivare ai Cappuccini, in viale Tunisi o arrampicarsi al Vasquez, un gomito stretto dove anziché passeggiare si mandavano jastime al traffico.

Di quel posto c’era bisogno, solo che noi non lo sapevamo: soltanto adesso che c’è, ci siamo accorti che ci serviva, che non si poteva stare senza.

E allora mi sono visto là in mezzo alla folla e mi sono guardato insieme a tutti gli altri, e mi sono sentito una cellula dentro a un corpo sano, con la mia città che ubbidiva a una fisiologia, anziché a una patologia: c’è un sole che non accupa, usciamo, facciamo una cosa normale, portiamo il bambino o il nonno al monumento, facciamoci un giro, lasciamo la macchina e camminiamo sulla ciclabile, affacciamoci dalla terrazza, pigliamoci lo iodio che sale dalla grotta e sediamoci su una panchina.

Le panchine ieri mattina mi hanno commosso più di tutto il resto. Vedere me e voi seduti su una panchina, una panchina che c’era, che qualcuno l’aveva messa là e nessuno l’aveva stoccata nel mezzo, o scippata da terra per buttarla a mare, una panchina che ieri mattina io e voi ci siamo divisi senza conoscerci, io a un pizzo, voi all’altro e qualcun altro nel mezzo, i nostri culi sconosciuti assettati vicini, così vicini che io avrei dovuto temere i vostri piriti e voi i miei, i vostri giubbotti (ma non vi squaravano le ascelle ieri, con quel giubbotto addosso?) che sfregavano la mia maglietta. Io e voi, in questa città, seduti su una panchina nostra, ospiti di nessuno e proprietari di tutto, affacciati su una terrazza vista mare che non è la terrazza vista mare della villetta a fontane bianche dell’amico tuo o del parente mio, una villetta senza cancello, senza recinto, di tutti.

E allora pure se i vostri picciriddi si stavano portando la testa, pure se piuliavano a mille decibel e impennavano con la bici come tanti piccoli sabbaggi ed erano cosa di buttarli dai due frati e affogarli lassotto a mare, pure se i vostri cani cacavano come manco le vacche al pascolo, pure se siete rumorosi, torpi e avete le hogan e le giacche lucide, pure se posteggiate lo scooter nell’unico punto in cui uno può entrare con la bici e intuppate la ciclabile, pure se mangiate sempre porcherie e fumate e avete gli occhiali da sole a mascherina, pure se le biciclette con la pedalata assistita ancora non le avete imparate a guidare, pure se non siamo bravi a dividerci gli spazi tra di noi e inciampiamo tra i palloni, tra i guinzagli, tra i trolley, pure se a stare insieme come siamo stati insieme ieri dobbiamo ancora imparare, perché per trent’anni un posto così non l’abbiamo avuto mai, pure se ancora è troppo presto per essere civili come dovremmo essere, io ieri vi ho guardato e mi sono guardato in mezzo a voi e ho pensato che a modo nostro eravamo pure belli e sereni, e che quindi forse si può fare. Piano piano, però si può fare. A forza di farlo e di rifarlo ci alleniamo e diventiamo bravi. Sempre un poco meglio. E i nostri picciriddi piangeranno un poco di meno o un poco più silenziosamente. I nostri cani avranno il guinzaglio e voi raccoglierete le cacate del mio e, va bene, io quelle del vostro. Ci urteremo di meno quando passeggeremo, e quando succederà sarà solo per sbaglio e non per strafottenza. Ci scosteremo per lasciare passare le bici e sorrideremo senza sbuffare a quelli che correndo ci spezzano la passeggiata. Diremo scusi, grazie, prego, ma le pare, le do una mano? si vuole appoggiare? l’aiuto io, signora, signore, oggi si sta bene, vero? ha visto l’aria com’è pulita, si vede l’Etna, sembra che è qua davanti, la sta vedendo la neve? pare che si scioglie e cola quassotto fino a che diventa mare, sì, no signora mia, di qua, taliasse dove ci dico io, che c’è l’isola, il faro, ma lei perché si sta voltando dall’altra parte? che facciamo, ci andiamo ad arrivare alla tonnara? ma come? a piedi? due passi sono, c’è il sentiero, ma è lontano, andateci voi, no, sì, avanti, venite con noi, facciamo strada assieme?

Sì, per favore, io è da ieri mattina che ve lo volevo chiedere a tutti quelli che eravate là: amunì. Facciamo strada assieme.

Questa foto della Magna Suconia è cortesia di Emanuele Siracusa

Questa foto della Magna Suconia è cortesia di Emanuele Siracusa

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  1. Bel post! Per un momento ho pensato veramente di essere la e per un momento sono pure stata inondata dalla nostalgia dei suoni, colori, odori e delle mille sensazioni che riprovo tornando a Siracusa…
    Non sono sempre d’accordo con i tuoi post ma il tuo blog mi sembra un luogo di discussione alla pari in cui ognuno possa esprimere la propria idea. Ho l’impressione che sia un reale luogo di scambio, fatto raro in questo francgente storico quindi si “facciamo strada assieme!”

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  2. titolo del mio commento
    nommecemanna’!
    sottotitolo
    tantomeciaigiammannato

    Perche’ dentro a queste tue cose cosi’ personali non ce metti un po’ de tristram shandy
    de sterne (passato presente e futuro tuttuncasino) che fatantojoyce e me ce piacerebbe tanto ma non piace quasi a nessuno?

    Volemose bene (easy) tutti ma…voglio precisare SENZA IPOCRISIA pero’ eh…che e’ un po’ piu’ difficile

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  3. “ospiti di nessuno e proprietari di tutto”
    Io apprezzo e approvo tutto quello che hai scritto.
    A volte anche a me sale un voglia che non si può imbrigliare, un orgoglio cittadino così raro da essere inconsulto, un sorriso da bambina che riceve la sua prima barbie..
    Quando guardo il mare brillare, quando guardo il sole che sbatte addosso i palazzi di ortigia, quando nel mio naso si infila l’odore sabbia al sole.
    Hai scritto un post fantastico, grazie, mi piace assai.
    (Come mi sono sempre piaciuti tutti gli altri post, d’altronde…)
    La magna suconia rules forever e i disfattisti si devono leccare la sarda.

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  4. Antonella Bassi

    Devo andare a cercare sulla cartina questo bel posto, perché proprio nn me lo ricordo:). Ma dov’è ?

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    • Antonelluzza, non so se era già aperto l’ultima volta che sei venuta: è l’imbocco della pista ciclabile, di fronte alla chiesa dei capuccini, il monumento ai caduti, in cima alla riviera dionisio il grande (via arsenale), poco dopo il ristorante ‘a rutta ei ciauli’. Se era chiuso, merita che torni a dare un’occhiata. Tutta la pista merita. È la dimostrazione che su una costa così ci puoi pure installare il polo petrolchilmico più grande d’Italia, e sempre bella rimane.

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  5. FuoriDalMondo

    Ecco, è questo che descrivi infine è il sentimento che definirei ‘della pace universale’ che mi coglie meglio quando mi gira particolarmente bene, ma anche quando mi gira particolarmente male, quello che per esempio mi fa frenare davanti alle strisce e sorridere incoraggiante al pavido pedone. E se lo faccio perché in quel momento amo il mondo, o al contrario lo odio, ritenendolo responsabile della mia infelicità (non sapendo bene con chi prendermela altrimenti, con me stessa ad esempio?), è del tutto ininfluente, se il sentimento della pace universale ormai mi ha presa..
    E comunque da Easy, che tiene perfettamente la traccia del tema, il mio fuori tema fluisce veloce.
    Prima Truffaut circa le canzoni pop “le canzoni dicono la verità anche se sono sceme, dicono la verità… del resto non sono sceme, perché non lo sono mai” (vero, tutto vero, o quantomeno lo penso anch’io) poi la canzone che hanno mandato stamattina mentre ero alla coop. Accidenti a Billy Joel, solo oggi ascoltando per l’ennesima volta “just the way you are”, ho potuto capire l’origine di tutti i miei guai. Questa canzone deve aver minato prima la mia adolescenza e poi le mie convinzioni tutte.. insomma ci ho creduto..
    Ora, non fosse per questo diavolo di sentimento di pace universale andrei proprio a cercarlo subito questo Billy Joel, per stenderlo sulle strisce magari, dopo avergli sorriso incoraggiante, ovvio.. sugli altri pavidi pedoni attraversanti mi riserverei di valutate caso per caso..
    😉

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