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Archivi del mese: dicembre 2012

Non è facile sapere chi sei, il sabato mattina in edicola

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cartoon5007

In questo periodo ci sono in giro due giornali che inebriano la mente, i sensi, la ciolla, tutte cose. Però in due modi completamente diversi.

Uno è «Orwell» e l’altro è «IL».

A me piacciono tutti e due da morire, però penso che se mi piacciono tutti e due devo soffrire per forza di schizofrenia, quindi ogni volta che leggo uno o l’altro, cerco di risolvere il mio dissidio interiore provando a stabilire quale sia il più bello.

Non lo voglio stabilire così, tanto per fare Maurizio Seymandi con il Supertelegattone: più che altro mi serve per rispondere alla domanda ma chi sei tu veramente? (dove con tu intendo solo me stesso, cioè io, cioè l’unica persona al mondo a cui abbia il coraggio di rivolgere domande marzullian-gestaltiane tipo ma chi sei tu veramente).

«Orwell»mi piace perché non ci capisco un cazzo.

Lo compro (ormai avaxhome l’hanno chiuso) e avverto la stessa magnetica fascinazione che provavo in quarta ginnasio per i discorsi degli studenti di terzo liceo alle assemblee di istituto.

Ci entravo in punta di piedi, e mi inebriavo con l’atmosfera, che da sola già dava alla testa, senza nessun bisogno di comprendere cosa mai quei tizi (con la barba già sulla faccia, la patente A già in tasca e uno stuolo di mie compagne di classe dallo sguardo lubrìco ai loro piedi) andassero dicendo dentro al microfono.

Io, picciriddo quattordicenne che ancora giocava al soffione e a chi mandava la sputazza più lontano, come facevo a non essere perdutamente attratto da formule astruse come edonismo reaganiano, quando l’unica cosa che tutti i picciriddi quattordicenni quartoginnasiali del mondo desiderano è essere “grandi”, avere la barba sulla faccia, la patente A in tasca, e soprattutto le groupie dei rappresentanti d’istituto ad attenderli nel bagno della scuola?

«Orwell» è così, fa quest’effetto: se non sei nient’altro che un comunissimo lettore di libri/sfogliatore di giornali, leggendolo hai finalmente la possibilità di origliare cosa dicono quelli che i libri e i giornali li fanno.

Quindi più che altro lo leggi allo stesso scopo per cui mangeresti il peyote o leccheresti il dorso delle rane:  provare stupore iniziatico.

Così giri la prima pagina e ti ritrovi catapultato dentro a un mondo totalmente diverso da quello in cui vivi, che non riesci a decifrare, e che ti sembra fantasmagorico.

Perché nel mondo in cui vivi tu (dove tu stavolta non indica proprio me, ma più che altro uno tipo me, che magari ha lavorato come commesso in più di una libreria siciliana per almeno qualche anno), la gente un libro non lo compra quasi mai per leggerlo, ma quasi sempre per regalarlo a qualcun altro, che a sua volta non lo leggerà mai, e senza nemmeno scartarlo lo riciclerà come regalo per la prossima cena a cui è stato invitato e non sa cosa portare.

E nel mondo in cui abitano questi tu che somigliano a me, nelle case si danno un sacco di cene e ci sono pochissimi scaffali, e su questi pochi scaffali di solito è già tanto, tantissimo, se ci sono il libro della Parodi e quello di Bruno Vespa, e se ce li trovi tutti e due insieme, senza manco più la confezione regalo, significa che quel mese il padrone di casa ha dato due cene e non è stato invitato a nessuna.

Invece nel mondo di Orwell un paio di settimane fa teneva banco una polemica tra Francesco Pacifico e Cristiano De Majo dove al posto dell’edonismo reaganiano si discuteva del romanzo commerciale non vergognosissimo come generone imperante della narrativa italiana.

Il discorso verteva su questioni come: ma la lingua media che l’editoria e gli autori di quasi-successo (attenzione al quasi, perché quelli di successo non li prendiamo in considerazione proprio) impongono e si autoimpongono, non appiattirà tutto?

A questa maxi domanda, declinata poi in varie altre mini domande più analitiche, facevano seguito interrogativi giganteschi, che a me, che li leggevo tutto stonato dall’effetto peyote, suonavano come tautologie di catalaniana memoria, sul genere: come mai in Italia il romanzo sperimentale in cui non si capisce una mazza non vende quasi niente in confronto al romanzo scritto con una lingua media che ammicca al lettore?

Se non sei uno che Orwell lo fa, ma uno che Orwell lo legge, ci rimani per forza amminchioluto e pensi: ma sono seri?

Siccome sono seri, può significare solo una cosa: che loro sono in terza liceo e tu fai ancora il quarto ginnasio, e queste domande non sai neanche da dove si comincia a porsele. Con un euro (se lo compri in digitale solo 89 centesimi) di contributo loro per qualche minuto ti lasciano sbirciare dalla porta dell’auletta dove si sono riuniti.

Tu ti senti confuso, sei attratto ma sei timido, ti siedi in fondo, e quando poi a poco a poco pigli confidenza, e ti senti quasi incoraggiato a prendere la parola, alzi la mano. E i rappresentanti di istituto dell’Orwell finalmente ti guardano.

Si sono accorti che esisto, pensi, e dentro di te dici evvai con la voce urlante di Marco Tardelli ai mondiali di Spagna.

In realtà quelli si sono accorti di te perché ti vogliono espellere dalla riunione a calci: che ci fai qua, tu, minuscolo ginnasiale? Esci subito fuori, che dobbiamo discutere di cose serie.

In effetti quando tu hai alzato la mano stava parlando Daniela Raneri, ed era partita con un titolo simpatico e un argomento che prometteva battute: un cardinale (Ravasi) che twittava una citazione di Bataille.

Invece le cose si erano fatte subito complicate: tu, anziché alla riunione dei rappresentanti di istituto, ti eri sentito di nuovo seduto in classe, e la mano l’avevi alzata per chiedere alla professoressa se potevi andare in bagno. La vescica ti si era gonfiata proprio mentre captavi gli indecifrabili suoni di questa frase in sanscrito:

Il concetto luminoso e oscuro di eterologia coniato dalla contro-etica batailliana si iscrive proprio nella curva di questo desiderio disgre-creatore, che dovrà aggredire da ultimo l’ente creato a immagine e somiglianza di Dio, e volgersi contro i legami e le gerarchie che esistono in interiore homine. Da qui l’allegoria dell’Acéphale , l’uomo decapitato, figura-cardine del surrealismo e nome della sua rivista-manifesto.

E niente, là te lo si leggeva in faccia che non ci stavi capendo niente. E ti sei fatto beccare come il ginnasiale che non sei altro.

Adesso che sei fuori a origliare, senti che dentro hanno ripreso a discutere, e stanno parlando di Zerocalcare! E dai, lo vedi che in fondo pure loro sono ragazzi? esulta il tuo Tardelli interiore, lo vedi che anche loro si divertono come te, leggono i fumetti, si sbellicano con le battute dell’autore più spassoso che c’è, dai avanti, fatemi sentire che dite di Zerocalcare, che io lo adoro Zerocalcare, è forte Zerocalcare, vero? Fa morire dal ridere, Zerocalcare, no?

Tardelli però urla come un ossesso anche quando esulta solo interiormente, e Vanni Santoni che era là a fare il servizio d’ordine deve averlo sentito: si è accorto che tu sei ancora là fuori e ora ti sta guardando dritto negli occhi. Serio, serissimo. Per cacciarti via definitivamente, accende il megafono col volume al massimo e ti strilla nelle orecchie tutto d’un fiato:

La portata mitopoietica di quelle opere viene oggi ripresa dal fumettista romano, il quale fa dei loro eroi qualcosa di non dissimile da apparizioni divine – se per dio si intende, crowleyanamente, un perno simbolico grazie al quale provare a spiegarsi meglio la realtà – e suggerisce che non dobbiamo vergognarci se, in epoca di secolarizzazione estrema, l’iconoclastia è stata sostituita da una forma “sana” di idolatria nostalgica.

No, vabbe’, ho capito: io cambio scuola e mi iscrivo all’«IL», che qua non ho speranze.

Quando ti avvicini all’aula di «IL», la situazione è tutta un’altra. Fuori ci sono un sacco di poster colorati, locandine con una grafica così bella che proprio vuole essere guardata per forza, i titoli sembrano sirene con le minne grossissime che ti fanno yuuuu, e anziché esserci il servizio d’ordine, fuori dalla porta c’è Filippo Bologna che ti dice, dai entra, che ti offriamo un aperitivo così chic che quasi ti sembrerà popular, per esempio un martini con l’oliva dentro, da accompagnare con una ciotola di patatine san carlo.

Entri col naso dentro al giornale e ti pare di essere entrato dentro a una vetrina della 5th avenue: tutto quello che avresti sempre voluto leggere in un giornale italiano non solo è lì, ma è lì per te, esposto, ammiccante, ti fa più occhiolini di quanti te ne fanno le signorine sulla Salaria, e ti dice: prendimi, comprami, mangiami, leggimi.

È una specie di grande magazzino del lusso da edicola, c’è tutta una voluttà, mentre lo sfogli, che ti viene automatico associare a beni di consumo di fascia elevatissima, e sei felice, ti senti parte di una elite che veste solo abiti di sartoria su misura, beve bottiglie che costano uno stipendio e sa godersi la vita. Perché essere un intellettuale non serve a niente. Ed essere facoltosi non basta. Ci vuole anche il buon gusto. E se non c’hai tutt’e tre queste cose, è inutile che leggi libri e giornali.

Vicino all’ultimo racconto di Rick Moody e Jonathan Lethem infatti ci sono foto e redazionali su scarpe, spacchiotti elettronici di ultima generazione, macchine, profumi, essenze, sciarpe e giubbotti, tutte con quella didascalia che trovi solo sui giornali che leggono le mogli dei dentisti e dei notai: prezzo su richiesta.

È tutto bello, in quel giornale, tutto. Pensi che se lo leggi diventi bello pure tu.

Poi però tiri il naso fuori dal periodico e ti guardi allo specchio.

C’hai addosso la tuta kalenji del decathlon. Le calze (di spugna, e bianche) con la scritta Naik arribbattuta che hai comprato 1,5 € x 3 paia alla fiera, sono pure bucate (ma del resto le hai comprate 1,5 € x 3 paia alla fiera). Quando ti fai la barba non usi certo il pennello in radica di noce con setole di bufalo del minnesota, ma la lametta bic usa & getta (che per te, da un anno a questa parte, è diventata usa&riusa) e dopo, per evitare il tetano, ci metti due gocce di Acqua Velva, quella che sta nell’armadietto di plastica da quando è morto il nonno (e che tu continui a usare con la sua stessa parsimonia).

Che ci faccio io, che manco fumo il sigaro, con questo giornale in mano? ti sta dicendo quell’altro Tardelli, quello imbolsito e un po’malinconico che faceva l’allenatore dell’inter.

Leggi le ricette internazionali che propone l’inserto speciale sui Foodies e i gastroindignados e lo fai sbocconcellando il tuo solito panino olive cunzate+ pecorino primosale, che lascia una chiazza di olio giusto sul disegno neo futurista di Biesinger (e quella carta è così fragrante e porosa che a bersi la riscolatura dell’olio ci sta un attimo).

Stavolta è Christian Rocca in persona a dirti se per favore ti accomodi fuori ed eviti di tornare in futuro. Non è il posto per te, questo. Non hai gusti abbastanza raffinati. Prova a sentire se quelli di Orwell ti vogliono.

Ma tu da quelli di Orwell ci sei già stato. E adesso te ne stai là, davanti all’edicola, respinto da tutti e due, e con la mazzetta degli inserti culturali sotto l’ascella, ad aspettare che i due istituti si accorgano che quel ginnasiale così diverso a cui mirano sei sempre tu. Che per farli contenti, una volta ti metti le Hogan e un’altra le Clark’s.

Generatore automatico di esercitazioni per il concorso insegnanti

Inserito il

chickenpopquiz

 

Quesito 1.

Indicare in quale delle seguenti alternative viene rispettata l’alternanza di “vocale- consonante”:

1)A E I O U IPSILON brigittebardòbardò eeee meuamigocharlie

2)Giro la ruota

3)Eferefereferefereferer (però non fare la prova a voce alta, come faccio io, che ti mandano subito dal logopedista)

4)Donneturututtuincercadiguai.

Quesito 2

Un pittore vuole scrivere MIUR SUCA sul muro con otto colori diversi, a coppie, però diviso due e moltiplicato per nove, e senza fare ripetizioni, ma solo doppioni:

1)Quanto impiegherà a completare l’album Panini?

2)Visto che può lanciare solo un dado (e se fa spigolo non vale): quanti tiri dovrà effettuare affinché sulla ruota di Napoli esca un numero multiplo di tre, diviso cinque, per quattro?

3)Non c’hai capito niente? Vabbe’, almeno dimmi questo:

L’insieme a cui appartengono gli appassionati di motociclismo, i Ministeriali e i drogati è per caso quello del diagramma 7, in cui si intersecano:

a) Persone che lavorano al Ministero dell’Istruzione e della Ricerca

b) Persone che lavorano al Ministero dell’Istruzione e della Ricerca che impennano col motorino nei corridoi mentre fumano crack

c) Persone che lavorano al Ministero dell’Istruzione e della Ricerca che scrivono quiz preselettivi mentre impennano col motorino nei corridoi e fumano crack

d) Vecchiette scippate da tossici in motorino lungo i corridoi del Ministero

Oppure quello del diagramma 5 in cui si intersecano:

a) Tutti quelli che si chiamano Ennio

b) Tutti gli zii che si chiamano Ennio

c) Tutti quelli che hanno uno zio che si chiama Ennio

d) Tutti quelli che hanno almeno uno zio che si chiama Ennio, lavora al MIUR e può procurare una raccomandazione.

Quesito 3

Il bidet si trova tra il lavabo e la doccia. Quindi se devi orinare, evita di farlo dentro dentro al vaso da fiori, che la mamma di Alessandro ci tiene (e non si capisce perché lo tenga in bagno tra la vasca e il bidet). Ma se proprio dovesse scapparti, è già meglio di pisciare dentro l’oliera, e magari poi condirci il pane, che è dietro la bottiglia (in cui abbiamo dovuto metterci i fiori, visto che dentro al vaso c’hai pisciato, brutto zozzone).

Se la bottiglia decidi di bertela tutta da solo, attenzione a non essere troppo ubriaco quando andrai a prendere Silvia, che abita tra la chiesa e il panificio (Silvia è una ragazza tutta casa, chiesa e sfilatini al sesamo) perché corri il rischio di fermarti al distributore, che è tra la chiesa e casa di Silvia, e – sovrastimando le tue dimensioni – che a te appaiono quelle di un asta di un metro, gravata da un peso di 425 kg a 45 centimetri dal centro, e a Silvia invece appaiono per quelle che sono realmente (cioè #= -$ +@)- orinare dentro al serbatoio della macchina.

A quel punto Silvia ti chiederà che ore sono, tenuto conto che siete partiti da Alpha alle 21, e che, con l’urina al posto del carburante, raggiungere Beta e farsi ‘sta trombata non sarà possibile neanche se il fuso orario tra le due città fosse pari al tempo che Marco ci impiegherà per stabilire se sia meglio andare al cinema da solo anche stasera o decidersi finalmente a fidanzarsi con Giovanni (che tanto al cinema ci vanno sempre insieme). Tieni inoltre presente che:

1)A Giovanni piace suonare il violino

2)Tutti quelli a cui piace suonare il violino hanno almeno un’ascella che puzza

3)Quando Giovanni va al cinema con Marco, Filippo si ingelosisce e telefona con la voce camuffata per dire dire che c’è una bomba in sala.

Quesito 4

In una prova di ortografia, il cui punteggio massimo è 10 e in cui per ogni errore viene sottratto un punto, individuare chi tra Alberto, Enrica e Goffredo III di Sassonia otterrà il punteggio più alto. O quello meno basso. In più: se è falso che Eriberto II farà il punteggio meno basso, quale delle seguenti affermazioni è necessariamente vera?

a) Giovinco è basso: uno e settanta scarso, e non ha mai segnato un gol di testa in vita sua. Non segui il calcio? E io che ci posso fare?

b) Enrica in realtà si chiama Ugo, e come uomo direi che è non alto, quindi per la famosa legge del compenso (unni u Signuri leva, u Signuri mette), se la precedente affermazione è vera, è corretto affermare che:

a)Enrica ha una gran minchia

b) Ugo ha una gran minchia

c) Non ci sono dati sufficienti per stabilire con certezza se siamo di fronte a Ugo o a Enrica

d) Ho detto dati? Volevo dire dadi. Ho detto sufficienti? Volevo dire ZGGGXYXUGH567jmpgvxy:

Completa la sequenza in modo che sia assolutamente identica a quello che scrive il mio gatto quando passeggia sulla tastiera.

Fatto?

Sbagliato.

Perché?

Non hai tenuto conto che il mio gatto è zoppo, appartiene all’insieme dei bagnini, francesi, laureati, analfabeti. E sopratutto che la mia è una tastiera qwerty. A proposito:

a)Esistono tastiere non qwerty?

b) E tastiere qwerty friendly?

c) Secondo te è giusto che non esistano?

Comunque, ecco il testo del

Quesito di ortografia:

«Sentisse Signor Ministro, io non lo saccio se quando non mi sveglio presto poi non arrivo puntuale al lavoro oppure se è che quando non lavoro finisce sempre che poi mi arrusbigghio presto (tipo la domenica mattina, che ti vorresti susere a menzionno, e invece alle gingue meno un quatto già c’hai un prospero addumato nel culo). Io so che un travagghio non ce l’ho (e con guesti quizzi che fa Lei manco ce l’avrò mai), cuindi che mi arrusbiglio presto a fare? Anzi lo sape che ci dico? Io per oggi mi sto cuccato».

Chi ha sbagliato di più?

a)Pagliuca

b)Il gatto

c)Ennio

d)Il testo non contiene errori di francese.

Quesito @+@-§= £ -# + 42150

Venanzio ha 9 candele, 6 timbri, 12 spille e un sacco di altra chincaglieria. Ma soprattutto ha due testicoli di forma e dimensioni perfettamente uguali, solo che uno, per un rigonfiamento causato dai quiz preselettivi, pesa leggermente più dell’altro. Considerato che, allo scopo di potersene far gonfiare uno in più dall’esercitatore, Letizio si è dotato anche di un terzo testicolo (di peso uguale al primo, ma in procinto di gonfiarsi più del secondo) e disponendo di una bilancia a due piatti (che però noi, per divertirci un po’, abbiamo starato): quante pesate saranno necessarie per stabilire se i quiz preselettivi possano essere considerati patogeni per l’orchite di Patrizia?

1)   @+@-§= £ -# + 42150

Se hai risposto così non vale: è il numero del quesito, non te ne eri accorto? Nessun problema: puoi rimediare. Clicca sul tasto “Vai alla pagina del riepilogo finale” e segui le seguenti istruzioni:

– Torna indietro di due caselle

-Fai una giravolta

-Falla un’altra volta

-Guarda in sù, guarda in giù, dai un bacio a chi vuoi tu

-Passa dal via

– Vai in prigione

-Attacca l’Asia con due armate

-Annettiti la Polonia

-Dichiarati prigioniero politico

-Fai un’ora di vergogna dietro la lavagna

-Fai la ninna, fai la nanna, bimbo bello della mamma

Quesito @gmail.com

Se l’asta è  in bilico per il centro e c’è un peso da 425 kg a 40 cm dall’estremità destra e uno da 27 kg all’estremità opposta, allora significa che

1)Hanno di nuovo fatto lo scherzo dell’asta coi pesi a Bubka: Sergej, aspetta, non saltare!

2)L’asta, tenutasi presso Sotheby’s ,viene ritenuta nulla a causa della regola: “due pesi, due misure”.

3)Asta la victoria, siempre.

4)Asta Tosta: oggetti tosti per tutti i gosti.

Quesito di ortografia (reprise)

Istruzioni: il candidato risponda  come risponderebbero Stanlio & Onlio se parlassero in francese con un leggero accento umbro-marchigiano.

Il vocabolo “orchite” contiene un errore:

a)Di ortografia

b)Di lògica

c)Di logìca

d)Di logicà

e)Di Lògìcà

f)Di diagnosi.

Il vocabolo “orchite” a quale dei seguenti campi appartiene:

a)Frenologia

b)Araldica

c)Pornografia

d)Bestiari medievali illustrati

e)Avendo l’orchite, Patrizia è senza dubbio affetta dalla sindrome di qwerty.

Quesito 3540/124.987

Tra due giorni viene a trovarci mia suocera e io devo ancora ridipingere casa. La ditta a cui ho dato incarico mi aveva promesso di portare altri due operai e di finire per domani. Ma poi ha preso un altro appalto e mi ha lasciato con un operaio solo:

a)Tu col rullo come te la cavi?

Quesito A;18; A; 21; A; 12; ?; ? (già che ci sei, completa la serie numerica con la prima autostrada che ti viene in mente)

Un’azienda agricola che si occupa di elicicoltura ha selezionato una razza di lumache allevate dentro a pozzi molto profondi, da cui escono viaggiando alla velocità di due centimetri ogni mille e una notte -di luna piena-, per recarsi, da sole, al mercato ortofrutticolo e vendersi con uno sconto pari a 5/64 del prezzo iniziale (in realtà me le ha regalate mio zio Ennio). Nessuno riesce a comprarle perché arrivano sempre quando gli altri ambulanti hanno già sbaraccato, e il fatturato dell’azienda precipita dall’anno 1 all’anno 2 del 15%. Quante lumache ci saranno ancora in fondo al pozzo quando l’universo si sarà estinto per entropia?

a)44 gatti in fila per tre col resto di due

b)E=mc²

c)Intendo rispondere solo in presenza del mio avvocato

d)3 civette sul comò

e)Zio Ennio, ma io ora io con ‘ste lumache che ci faccio?

Quesito numero 0,1,0,1,01,01 (02 per chi chiama da fuori Milano)

In ambiente Windows, quando stai scrivendo l’ultimo rigo della tesi e Word ti dice che per sbaglio ha cancellato tutto il file, la maschera che annuncia il tipo di errore appena occorso quale dizione recherà tra le seguenti:

a) Suca

b) 404 file not found

c) Zeman 4-3-3

d) Bubù settete.

Quesito one two three four rock around the clock

Fill the blank with one of the followings: Oh I believe in _____________

a) Yoko Ono

b) Obladì Obladà

c) She loves you ye ye ye

d)I can get no/taratà/satisfaction/taratà, ah no, aspe’, questa la so: duran duran.

Quesito X : Y = drogarsi:superare il concorso

Il piccolo Marco sta giocando con 550 cubetti di legno colorati:

a) 550? Ma chi cazzo glieli ha regalati 550 cubetti di legno colorati al piccolo Marco?

b) Quanti eoni impiegheranno i i genitori di Marco a rimettere in ordine quando Marco avrà finito di giocare?

c) Marco ha più o meno di 7 anni? Meno? No, perché qua sulla confezione c’è scritto che se li ingoia, poi per un mese caca a forma di Lego.

d) La prossima volta che lo zio Ennio si presenta a casa con un regalo per il bambino, manco lo faccio entrare.

Risultato finale

Complimenti vivissimi per la tua innata capacità di lanciare i dadi col culo: sei giunto nel casellone centrale e hai appena risposto all’ultima domanda. Ti dichiariamo per tanto abilitato all’insegnamento per le seguenti classi di concorso: