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È un fatto

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Sui social network, ma anche al bar, al lavoro, al supermercato, sull’autobus, io mi sento circondato da lettori de «Il fatto quotidiano». Che poi magari non è vero che sono lettori del Fatto, anzi, forse comprano pure «La repubblica» o «Il corriere della sera» o addirittura anche «L’unità» , però ormai parlano lo stesso come se fossero lettori del Fatto. Se ora dico che io il lettore del Fatto proprio non lo sopporto, dico un’enormità, perché il lettore del Fatto partecipa del consorzio umano come tutti gli altri, ed è ingiusto, oltre che insensato, prendersela con l’umanità. Però purtroppo dietro al lettore del Fatto c’è Il fatto.

Il fatto è un giornale con una linea editoriale simile a quella della De Filippi. Padellaro, come la De Filippi, siccome ha capito che in tutti noi ci sono delle tendenze orride pronte a scattare in piedi appena le si stuzzica, tutti i giorni si mette là con una piuma d’oca e gli fa il solletico alle piante dei piedi.

La De Filippi lo sa, che a tutti, sotto sotto, piace giudicare persone e situazioni facendosi i fatti degli altri, e su questa cosa ce campaIl fatto fa la stessa cosa con l’astio e il malanimo. Ci sono, ce li abbiamo tutti, e – specie di questi tempi- sono pronti a esplodere col minimo pretesto.

La trovata geniale di Padellaro e soci è stata cambiare il nome al livore e chiamarlo indignazione. Mutata l’etichetta, un sentimento che era da rifuggire e tenere a freno, è divenuto motivo di vanto: riscuote vasta approvazione, e a ostentarlo si guadagna consenso presso tutti i bar e tutti i social network d’Italia.

Il lettore del Fatto è come quel condomino sempre incazzato che incontri per le scale. Ieri il cane ha abbaiato dopo le nove di sera, oppure ha pisciato sulla ruota di una macchina (magari neanche la sua), oppure i bambini hanno fatto rumore col pallone prima delle cinque, o qualcuno non ha ancora pagato la quota per la facciata della palazzina F, e allora lui cova questo risentimento verso gli abitanti del complesso, incivili, maleducati, sporcaccioni, e se lo becchi in ascensore, attacca a prendersela con l’amministratore: un delinquente, un farabutto, uno che chiama ditte amiche sue con cui poi fa fifty-fifty, che metà dei soldi destinati a questo o a quello se li intasca lui o li fa intascare a un suo compare, e via coi quando lo capiremo che dobbiamo sostituirlo con una persona onesta, quand’è che all’assemblea finalmente voteremo un amministratore degno e patapim e patapam. Esci dall’ascensore che già hai fatto il pieno di odio per tutta al giornata. A quello che c’hai già di tuo, e che cerchi con fatica di tenere a bada, lui c’ha aggiunto il suo, e ha cercato la tua complicità. E tu gliel’hai data. Gliela dai sempre, la tua complicità, al condomino incazzato in ascensore, così come la dai al tassista quando vorrebbe sterminare col napalm qualsiasi conducente di veicolo si frapponga tra voi e la destinazione, e sputa fuori tutti quei rabbiosi improperi che tu ascolti dal sedile di dietro tra l’impietrito e il compiaciuto. E infatti il condomino incazzato quando è sceso al piano era già più contento, sollevato quasi, perché sentiva di averti contagiato, di avere dato la stura anche al tuo malanimo, alle tue recriminazioni, al tuo sordo rancore.

Il problema è che quelli sono sentimenti che se li stuzzichi di continuo diventano iperallenati, e prendono il sopravvento su tutti gli altri. L’indignazione livorosa finisce per essere la modalità stessa con cui leggi il giornale, e la minima minchiata ti fa venire l’ittero. E siccome l’unica soluzione è sfogarlo in ascensore, te la prendi con qualcuno e con qualcosa. Questo qualcosa e questo qualcuno, per Il fatto sono i politici e gli sprechi. C’è la crisi economica? Tagliamo lo stipendio all’amministratore. C’è il terremoto in Emilia? Aboliamo la parata del due giugno, con quei porci che mangiano e bevono coi soldi delle nostre quote condominiali. Nel comò ci sono solo calzini spaiati? Riduciamo il numero dei parlamentari. Mia sorella non trova lavoro? Annulliamo l’acquisto degli F- 35.

Ecco, io a sentire le polemiche che rimbalzano ovunque sulla scorta della Finocchiaro all’Ikea o sull’annullamento della parata del due giugno per coprire i costi del terremoto, mi sento intrappolato dentro l’ascensore con tutti i condomini livorosi del palazzo. La mosca al naso salta a tutti di continuo, e per scacciarla arrotoliamo Il fatto e meniamo dei gran fendenti in aria. Che non serve a niente, e di sicuro non a capire dove sta il problema, però almeno ti sfoghi.

Le cose serie non si distinguono più dalle sciocchezze, perché sono tutti lì a cavalcarle e farne bandiera. La rabbia generata dalle famose (e comprovate, e reiterate) disonestà sta scatenando semplicemente un desiderio spasmodico di spiare i comportamenti: con la scusa di sorvegliare per evitare gli sprechi e i soprusi, siamo tutti lì a farci i fatti degli altri, e a trovare pretesti per sfogare il nostro livore. Praticamente siamo sempre a Maria De Filippi.

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  1. certo…invece il calmo politichese formale dei giornali di partito ha sempre contribuito a fare prendere coscienza al popolo italiano nel giusto modo i reali problemi del paese e a far sì che andassero a votare i “salvatori della patria”…si si…si è visto nei decenni il perbenismo della carta stampata “borghese” come ha funzionato bene…Il fatto quotidiano fa demagogia spicciola?Grillo idem con patate?Ma ben vengano,così come i rumorosi dibattiti nei vari blog e social network.Bisogna svegliare la gente,bisogna fare risvegliare il fuoco ormai sopito dentro di loro!è un bene assoluto che ci sia rancore ed indignazione per qualsiasi fatto e spreco del paese e che ci sia subito una condanna generale a questo o quel politico/istituzione… e quando vedo il tizio al semaforo incazzato nero,penso:”Bene,un tipo così non si farà mettere i piedi in faccia dalla vita”.Solo così si inizierà ad agire con più raziocinio…”ben venga il caos,perchè l’ordine non ha funzionato”,diceva Karl Kraus…

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  2. hai presente Robinson, il programma..dico hai presente? c’è una sistematicamente bionda che cita in continuazione dei tweet e spinoza.it con cui è collusa.
    Di solito vedo solo l’incipit mentre mi ficco sotto le lenzuola, poi cala la giornata e mi dedico ad altro.
    Il fatto lo leggevo tempo fà, quando non lo leggeva nessuno credo, ed anche a ragione direi, la de filippi rimane, per me , una col vocione che ha preso il posto di un altra con un gran cognome al fianco di uno che , pure lui, fà dei programmi.
    insomma dirai, dove ti porto?
    siamo polli in batteria e vediamo quello che dobbiamo vedere ,mediaticamente parlando, c’è un onda che contagia tutti ma tutti e porta verso una stessa direzione, del resto si vuole sempre fare gruppo,come a scuola.. non a caso mi sento molto sola, trafitta da un raggio di sole .
    Ed è subito cazzata ..:D

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    • Ecco, hai messo il dito nella piaga. Quello del “gruppo” e un grosso problema. Il muretto, la comitiva, la parrocchia, il partito, il giornale, il leader, al cinema in gruppo, la vacanza di gruppo, il gruppo di gruppo, eccetera. Se imparassimo a fare le cose in un altro modo, delle cose anche semplici, come incazzarsi tutti nello stesso istante e per gli stessi motivi, ma individualmente, come per caso, io sono convinto che poi ci potremmo liberare almeno di Maria De Filippi. E non è poco.

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      • Maria e gli amici di Maria esiste inquanto c’è domanda, l’incazzatura tiene oggigiorno (adoro le g) percè c’è domanda.
        Il problema sono le risposte.

    • Billy Pilgrim

      Be’, però io volevo parlare della nocività del gruppo. Era quello il punto focale.
      E poi non mi puoi dire che oggigiorno tiene (tiene?) l’incazzatura collettiva a reciproca insaputa. Me lo puoi dire?
      Comunque le risposte non le so. E le domande neppure.
      Un abbraggio (ti prego di notare la doppia g!).

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      • notando le g 😀 ribadisco la tenuta dell’incazzatura collettiva ( come del resto tiene il governo di tennici) ma, e sottolineo ma, con collusione da parte nostra, a volte compiacimento pure.
        La risposta alla 2 è b, la 3 invece non la sò.

  3. Chi preferire in ascensore?
    Forse mi divertirei di più con Travaglio, logica stringente, facile da seguire, difficile da non condividere, lì per lì. Non è neanche male.
    Con Lerner mi sentirei in imbarazzo, inadeguata, mi verrebbe da scappare da quella sua aria da primo della classe.
    Ferma al semaforo, più o meno incazzata, però forse ci ripenserei: politica come sinonimo di civiltà, cittadinanza attiva per riformare quei partiti che non possono o non sanno più riformarsi da soli, Monti contro Grillo…

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  4. Bisogna abolire (andare oltre … fare altro) i partiti, ma serve assolutamente abolire ogni sentimento di risentimento contro i partiti e la politica. Ad inizisare da BG.
    Tra l’altro, finché ce la prendiamo così tanto li rendiamo indispensabili.

    ciao r

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  5. tutto perfetto…se si esclude che: 1.chi legge “il fatto” difficilmente ama la de filippi. 2. a differenza della de filippi, “ci facciamo i fatti degli altri” perchè loro questi fatti se li fanno alla grande usando le risorse di tutti. 3.stella e rizzo hanno quindi fatto i conti in tasca a un sacco di persone/istituzioni perchè volevano sposare costanzo? 4.se il tuo paese si allontana sempre più paurosamente dai paesi civili (o’railly ti prego, vai in austria almeno, se non vuoi fare troppa strada), cosa rimane se non un giornale e un travaglio che svolgono la funzione di cane da guardia del potere? sono un’effetto dei media assoggettati in un paese dove hanno chiuso qualche trasmissione appena scomoda con un editto. o anche quello era qualcosa a cui rispondere con la pace gandhiana politicamente corretta?!?

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  6. Dino, dammi un crodino, invece di parlare di cose serie… 😉 (n.d.r.: yet another Bar Sport post)

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  7. “Le cose serie non si distinguono più dalle sciocchezze, perché sono tutti lì a cavalcarle e farne bandiera”
    ecco, questo è realmente il problema più grande, oltre al livore molesto da fanatico religioso

    Rispondi
  8. “La rabbia generata dalle famose (e comprovate, e reiterate) disonestà sta scatenando semplicemente un desiderio spasmodico di spiare i comportamenti: con la scusa di sorvegliare per evitare gli sprechi e i soprusi, siamo tutti lì a farci i fatti degli altri, e a trovare pretesti per sfogare il nostro livore”
    “I fatti degli altri” con i MIEI soldi, diventano fatti miei. Il mio vicino di casa può essere coprofago od eccitarsi guardando la Fletcher in spagnolo, chissenefrega. Chi si propone per gestire le cose di tutti deve essere onesto e trasparente.
    Come faccio a sapere se un politico non è onesto? Pago qualcuno (la stampa) che gli stia dietro e mi racconti cosa realmente fa. (io non posso, faccio altro per vivere)
    Se il politico ed i suoi amici pagano, ad esempio dico, che so, il Corriere (per assurdo) con pubblicità, soldi pubblici o, addirittura sono presenti nel suo cda, come faccio ad essere sicuro che poi il giornalista del Corriere non tratti con i guanti di seta chi lo sta pagando?
    Considerando il fatto poi che le cattive notizie tirano (dappertutto) molto più che le belle, è chiaro come il Fatto sia così popolare.
    Che poi c’è qualcuno che è frustrato e guarda amici, legge il fatto e picchia il cane (contemporaneamente) non è colpa di padellaro. Se invece mi assicuri che senza Fatto in edicola non si esisterebbero più i cretrini frustrati, prendo in prestito il lanciafiamme di Calderoli e lo uso su travaglio.

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  9. il fatto è che ci si indigna, si scrive, si pubblica, si legge, ci si indigna, si inveisce contro, poi si chiude il giornale e si va a mangiare la pizza (giustamente, che a uno dopo un po’ vien fame).
    a volte ho l’impressione che in italia anche chi dovrebbe (potrebbe) fare, si fa sentire, quasi per pubblicità.
    più fatti e meno parole (anche stampate) sarebbe una soluzione valida, forse

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  10. Ci si indigna per l’indignazione?
    O ci si meraviglia perché il populismo fa proseliti?
    Non serva che citi Marx sull’indignazione, usate google.
    Noia.

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  11. Un libro secondo me imperdibile, e che comunque cade a fagiolo:
    http://www.codiceedizioni.it/libri/democrazia-cosa-puo-fare-uno-scrittore/

    p.s. non ho mai letto Il Fatto ( non me ne vanto, è un ‘dato di fatto’ ), però credo che Pascale collaborasse con l’inserto Saturno. Inserto che, se ho capito bene dal web, hanno abolito o pensano di abolire. non trainava le vendite del giornale…

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  12. Caro Ignatius! Preoccupa anche me questa indignazione/rabbia. Non distinguiamo le cose serie dalle sciocchezze? Niente niente ci siamo incamminati sulla strada della sfiducia “repriciocua”? E questo come diceva Andy Luotto “No buono!”

    p.s. Ti manda i saluti l’agente Mancuso…..mi sono attrezzato per sopravvivere alla mia indegnitudine! 😉

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  13. giovanni lure

    sono d’accordo al mille per mille, mancava un giornale per cavalcare l’indignazione della gente e con un’astuta operazione di marketing l’hanno creato. Se sperate di risolvere i problemi di questo paese con Padellaro, Grillo & co credo che vi state sbagliando se volete contribuire a pagare lo stipendio della redazione allora va bene, ognuno spende i prpri soldi come vuole

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