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Kalos kai Agatos? Prrrrrrr! (S. Williams b D. Safina 6-0; 6-3)

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Motivi di forza maggiore, mi impongono ancora una volta di postare un aciribiceci vintage. Questo risale al primo febbraio del duemilanove, e commentava la finale femminile degli australian open. Un tempo avevo un abbonamento sky sport, ora non ce l’ho più, e il mondo è al riparo dai miei euforici commenti sportivi.

L’Australia è da sempre il continente capovolto. Ma da oggi è anche il continente capovolgente. Se ne avete abbastanza della vita com’è, andate a Melbourne, dove la vita la servono come dovrebbe essere. A Melbourne c’è un cemento tirato così a lucido da sembrare uno specchio: basta attraversarlo e di colpo ci si ritrova a Wonderland. Guai però a usarlo per vanità: restituirebbe indietro l’immagine di meravigliose ragazze russe dalle gambe chilometriche prese a calci in culo da un animale nero appena uscito dalla gabbia. Un animale con due cosce che farebbero venire l’acquolina in bocca a Obelix e un culo a forma di arancino che farebbe la felicità di Montalbano. Ma un animale così imponente e magnifico, che qui, Down Under, sembra perfino bello. Negli altri tre angoli di mondo potranno anche vincere le snelle. Ma qui siamo di là dallo specchio. E vince la cellulite. Nera. Che fa BUM, BUM, BUM, sorda come un tamburo bene accordato e secca come un colpo di mortaio caricato a tritolo. Del resto, nel Continente Capovolto e Capovolgente, l’uomo e la Natura lottano da sempre: i ragni pesano un chilo e mezzo, le piante carnivore entrano in casa dal tubo del lavandino, il caldo uccide e l’oceano è pieno di pescecani. È solo qui che può succedere. È solo qui che un’atleta nata grassa, tettona, riccia, scura, cattiva, povera e con una sorella maggiore così bella e vincente da farle rodere all’infinito quel grosso culone che si ritrova, può e deve trionfare. Contro la natura prima e contro le avversarie dopo.
Sulla passerella in cemento di Melbourne hanno sfilato tutte le aspiranti al titolo di Miss Numero Uno al Mondo. Poi la passerella ha cominciato a tremare. A ogni passo un tonfo. E, tra il fuggi fuggi terrorizzato delle Barbie Tenniste, davanti ai flash dei paparazzi si è stagliata, sola, enorme, mastodontica e sorridente, Godzilla Serena Williams. La sede russa della Mattel, almeno per questo torneo, rimane chiusa. E stavolta, date retta, la crisi non c’entra niente.

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  1. Gent.mo Aciribiceci,

    nel lodare la Sua padronanza dell’italico idioma, che palesa tutto il Suo professorale spessore, lasci che, a dispetto di quanto affermato prima, io avanzi una piccola correzione da apporre al Suo scritto ( e per la quale, se chiede soddisfazione, sono prontissima ad offrirmi: mi faccia solo sapere l’ora ed il luogo in privato ed io mi farò trovare tosto). Mi preme- anzi, mi prude- farLe notare come non si debba scrivere o dire l’uno, bensì il primo, per indicare le calendae di qualsivoglia mese.Ossequi vivissimi e sempre a disposizione per essere malmenata con una mazza chiodata per queste mie pedanterrime correzioni.
    In fede,

    p.

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    • La colpa non è mia. È di chi mi ha dato la licenza di bloggare senza prima assicurarsi che avessi la licenza elementare. Correggo subbbbito. Grazie infinite. E tutti quelli che trovi, segnalameli: ti compro una matita rossoblu e te la spedisco a casa.

      Rispondi
      • La voglio blurossa.
        E desidero anche la penna rossa.
        Come la maestrina.
        E mi dia del Lei, prego.

        😛

  2. Ma dove uscivano gli Aciribiceci quando non c’era Aciribiceci?

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    • Non uscivano. Rimanevano a casa tutto il giorno. Erano ancora bambini, andavano all’asilo, poi li andavo a prendere e li riportavo nella loro cameretta. Dove li dovevo mandare, a quell’età acerba? Ora che c’hanno dei fratelli maggiori, magari ogni tanto un giro insieme a loro glielo faccio fare.

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  3. icittadiniprimaditutto
  4. Per capire di cosa stiamo parlando:

    p.s. la Williams è una forza della natura, fa paura., credo anche alle avversarie. E tu eri un po’ misogino anche da più giovane.

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