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Trasuti e sciuti (fenomenologia della pioggia a Siracusa)

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Il siracusano della pioggia non se ne capacita. Una delle domande che più di frequente ci rivolgiamo tra noi durante una giornata di pioggia è: ma com’è possibile? Prevale questo misto di incredulità e di panico, una specie di cocktail tra paura e stupore. Lo stupore predomina nella fase iniziale, la paura subentra in un secondo momento. Non appena cadono le prime gocce la reazione istintiva non è prendere l’ombrello, ma domandarsi come sia potuto succedere (Ma che fa, piove? Cose da pazzi. Talé ri acqua ca sta carennu. Ma lo stai vedendo che cosa c’è fuori? Sì, lo sto vedendo che cosa c’è fuori: è un fenomeno naturale piuttosto comune all’interno della troposfera, si chiama precipitazione, è dovuto alle nubi, ed è frequente nella stagione autunnale, in quella invernale e anche in certe porzioni di quella estiva. L’esposizione al fenomeno può risultare fastidiosa – ci si bagna -, tuttavia non è letale – non si muore. Grazie alle precipitazioni, inoltre, si scongiurano cataclismi quali la siccità, il prosciugarsi dei fiumi, la diminuzione delle maree e la morte per freddo dell’universo. Un tempo si temevano i tuoni e si attribuivano i fulmini alle ire di un Dio pagano vendicativo, oggi si rivolgono improperi all’indirizzo del colonnello Giuliacci. La cosa potrà anche sorprendere, eppure non v’è ragione di ritenere che quella odierna sia la prima precipitazione cui la nostra cittadina assiste nell’arco della sua storia millenaria. Fonti storiche attendibili confermano che pioveva già prima del martirio di Santa Lucia, pioveva ai tempi dei greci e dei romani, e pioveva anche durante il paleozoico – lo si evince da graffitti rinvenuti nella rutta ei ciauli, che ritraggono due siracusani intenti a ripararsi con una pala di figurinie – e che dovevano essere siracusani lo si presume dalle espressioni basite. Nulla, inoltre, lascia prevedere che queste siano le ultime piogge cui assistiamo, e con buona probabilità continuerà a piovere anche tra qualche eone, quando il teatro comunale verrà riaperto e la Catania – Gela sarà completata). Subito dopo scatta la paura. Che ha come conseguenza paradossale l’esodo di massa. Per i siracusani, infatti, durante un temporale il luogo più sicuro non è affatto la casa. È la macchina. Interpretiamo la pioggia come una specie di terremoto: se piove, bisogna scappare. Cadono due gocce e noi saltiamo tutti a bordo (e non so perché, ma tutti in direzione di via Costanza Bruno) e corriamo a intasare il traffico. Se piove usciamo tutti, anche quelli che non ne avrebbero motivo. La paura ci catapulta fuori. Forse sarà che a casa ci sentiremmo soli e indifesi, e di affrontare uno contro uno il nostro terrore non ce la sentiamo. Così ci scegliamo un semaforo incasinato e ce ne stiamo tutti là, vicini vicini, dentro i nostri abitacoli, a farci una bella coda inutile di un’ora e un quarto, e a scambiarci con gli occhi sguardi di preoccupata solidarietà. A noi la pioggia fa questo effetto: ci trasforma in sfollati. A istigare questi atteggiamenti idrofobici ci sono i tg locali e la pubblica amministrazione. Perché ormai se le previsioni danno pioggia il mantra che viene diffuso è allerta meteo. Questa cosa dell’allerta meteo è una di quelle novità troppo furbe per non essere destinate a restare. Nei testi di geografia cui fanno appello gli amministratori della città e della provincia, infatti, la Sicilia viene raffigurata come un’isola triangolare protetta da un enorme telone di plastica di Accarpio (tipo quello che si usa per riparare il bucato o la macchina) e le piogge sono dunque una cosa che non ci sfiora nemmeno, che riguarda solo lo sventurato e glaciale nord della nazione, quello dove la vegetazione dominante è la tundra, la nebbia acceca ogni abitante, l’inverno dura dodici mesi e la maglia di lana ci vuole pure ad Agosto. Qua, invece, che c’è il sole, il caldo, l’estate perenne, che bisogno c’è di praticare manutenzione ai tombini, sturare gli scoli, pulire gli argini dei torrenti, contenere le colline a rischio frana? La pioggia non arriva, non sappiamo manco che cos’è. A Siracusa notoriamente non piove mai. Quindi, se proprio dovesse succedere, sapete che si fa? Proclamiamo una bella allerta meteo e chiudiamo le scuole. Così se per caso ti succede una disgrazia è colpa tua: unni vai cu tutta ‘st’acqua, nunn’u viri ca sta chiuvennu? Mia nonna ha otto figli e quindici nipoti, e se in città comincia a piovere lei telefona a tutti noi per sincerarsi che siamo al sicuro. Per lei la pioggia non è fatta di acqua, ma è acida e radioattiva, basta una sola una goccia e ti disintegri, quindi se piove non ti devi muovere. Non devi andare a lavorare, non devi andare a scuola, e se per caso hai un rifugio antiatomico ti ci devi andare a infilare subito dentro. Se le obietti una cosa tipo io però se non vado in ufficio mi licenziano, lei ti guarda come per dire: vabbe’, ma allora se te la vai a cercare che vuoi? Ecco, la pubblica amministrazione di questa città, di questa provincia, di questa regione è come mia nonna. Il problema lo risolve immobilizzandoci. Ogni volta che piove, fa finta che sia una novità, una situazione imprevista e imprevedibile, e anziché prendere provvedimenti ed evitare che la città si tramuti in una vasca da bagno col tappo otturato, ti dice che c’è l’allerta meteo ed è meglio se ti trovi una palafitta e ti ci arrampichi sopra fino a quando non scampa. Per il Villaggio Miano il comune ha trovato una soluzione a costo zero. In caso di pioggia, i residenti si devono mettere a pregare (o a bestemmiare) tutti insieme fino a quando non scendono prima Noè e poi Gesù Cristo in persona. A quel punto, l’assessorato li assume come docenti e gli affida un corso di formazione. I villaggesi imparano a camminare sulle acque, fabbricare arche, dividere le maree e la vita riprende serena come quando c’è il sole. Del resto il quartiere è già a vocazione didattica: ci si possono accompagnare le scolaresche in viaggio d’istruzione e fargli vedere dal vivo come funziona un sistema fluviale di emissari e di affluenti, sempre a patto che si trovi un autista abbastanza esperto da riuscire a superare le rapide e portarle a destinazione.

La città è in piccolo lo specchio del paese. Ecco, appunto, in piccolo. Quindi se a Roma si è insediato un governo tecnico, a palazzo Vermexio basterebbe un consiglio comunale artigiano. Un’amministrazione locale di idraulici, stagnini e manutentori. Se proprio non riusciamo a ottenerla, scateniamo una rivoluzione dal basso: mettiamoci un impermeabile e comportiamoci come se la pioggia fosse la cosa normale che è.

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  1. Come sempre non posso che condividere al 100%.
    E poi : “A quel punto, l’assessorato li assume come docenti e gli affida un corso di formazione.” Questa frase racchiude tante, tantissime cose di cosa non va a Siracusa e in Sicilia, il tutto sintetizzato in modo esemplare, come sempre.

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  2. Ho lasciato Siracusa da tanti anni, ci torno sempre( più raramente) con l’emozione di chi sta per rivedere il primo amore: può succedere di tutto, abbasta ca nun chiovi!

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  3. Non so chi è l’autore di questo meraviglioso articolo, ma complimenti, è geniale!!

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  4. penso che la pioggia di ieri non sia stata una cosa di tutti i giorni,è vero ci sono tantissimi motivi per cui lamentarsi qui da noi e quoto l’affermazione “la città è in piccolo lo specchio del paese” ma numero 1 ormai ogni volta che piove scrivete una articolo del genere e immagino che la cosa vi faccia sentire “sperti”.ma io non farei troppo sarcasmo sull’allerta meteo,magari proprio grazie ad essa si potrebbero evitare file di ore -e sottolineo il magari-,ma non solo.io stesso sono stato tamponato ieri nella discesa ambra perchè la macchina dietro di me non è riuscita a fermarsi poichè la pioggia ha trasformato la discesa nel “torrente ambra”.odio chi si riempie di parole e poi non fa nulla per cercare di sistemare le cose,magari non è il tuo caso,ma dei tombini non ci si può lamentare solo quando piove.

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  5. icittadiniprimaditutto
  6. Sei GRANDE! Riesci sempre a rappresentare il vero Siracusano, nei pregi e nei difetti.

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  7. Abito in cima a Città Giardino e per “calare a siracusa” posso prendere due strade:

    – la strada dell’ Auchan;

    – la strada del Bowling/Triglia d’oro;

    Quando sdilluvia avviene qualcosa di incredibile, una specie di dicotomia spazio/temporale:

    se scendo dal famoso centro commerciale trovo la strada bagnata (ovvio piove) ma si scorre senza problemi con l’acqua a filo di asfalto.

    Se decido di scendere dall’altra parte l’acqua raggiunge gli sportelli, la strada si tramuta in un fiume in piena, e mi si riempie il vano della ruota di scorta di acqua. Perchè non importa quanto puoi andare piano, è l’acqua che va veloce! Vedo le auto venire nell’altro senso (in salita) che procedono a passo d’uomo, ma alzano comunque un muro d’acqua anche se si fermano perchè è il fiume che si scontra con loro…

    Insomma se giro da una parte allerta meteo e disastri naturali, altrimenti nella parallela normali rovesci tempolareschi.

    Il comune adotta la sua tecnica in molti campi:

    Piove: invoco l’allerta meteo (ma non in tutte le strade), se ti succede qualcosa io ti avevo avvertito…

    La strada è rovinata (vedi la targia dove passo ogni mattina): metto il limite di velocità a 20 km/h, se poi vai a 60 e ti “impicchi con la macchina” cazzi tuoi che non hai rispettato il limite!! (PS alla targia il limite è 20 ma in prossimità delle rotonde diventa 40…ma hanno appaltato i segnali ad un urbanista schizzofrenico?)

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  8. ‘Chi impedisce di dire la verità sorridendo?’ … non ricordo chi lo abbia affermato (l’età colpisce anche la memoria) , né ricordo le esatte parole (l’età colpisce anche la memoria – bis). Trovo intelligenza dietro il sorriso … in questa città è merce rara, vero?

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  9. Non so di Siracusa, ma l’allerta meteo è usato alla grande anche a Roma, per lavarsi le mani da responsabilità e mancata manutenzione.
    Macchine bloccate ( a meno di non avere catene inutili, e costose, a bordo ) in giorni in cui la neve era solo un lontano ricordo.
    La gente si aggirava a piedi, vestita come se fosse in Alaska, con l’occhio perso, assaltando supermercati alla ricerca disperata di pane e latte. Finiti, naturalmente.
    ” Roma ne è uscita alla grande!”. Ottimizzazione dei risultati a costo zero, o meglio a costo dell’equilibrio psichico dei romani.
    p.s. anche tua nonna è un sacco simpatica, dopo tua zia! Deve essere il DNA.

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  10. Buongiorno, molto lieta di avere incontrato un minchiataro professionale. Volevo solo suggerirti, forse mi è sfuggito leggendo velocemente i tuoi posti, di inserire le categorie dell’anima siracusana che vado ad elencare:
    “piove ad assuppa viddano”
    “c’è u velenu fora” , solo per rimanere nell’ambito idroclimatico.
    Salutamo a vossignoria

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  11. beh….dopo tante primavere è accaduto anche a me di non andare al lavoro e restare a casa per ordine di un sindaco. Motivazione: allerta meteo. Durata: 2 giorni. Vada bene per ieri, ma oggi è stata una splendida mattinata di sole.E tu dici che io mi “pinno” per questo? mai e poi mai! Se nessuno ormai ha il coraggio di assumersi responsabilità e tutti se ne lavano le mani, temendo denunce di qua e di là, mi devo “pinnare” (traduzione dal catanese: strapparmi i capelli per la disperazione) proprio io? E poi meglio andare al lavoro coi tetti asciutti; non sia mai che crollino col peso della pioggia…

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  12. Reblogged this on SBIRCIAPAOLA.

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  13. Siracusa, la città che fa le pozzanghere anche in salita..

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  14. Ma avete visto gli alberi e i cartelloni a terra a Catania? Per non parlare della neve per le strade di 50 cm e l’ acqua che scorreva per via Etnea tipo fiume……..bàh…

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