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Pubalgia canaglia

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Dovrebbero mancarmi quelle col sole, come oggi. Invece sento una nostalgia pazzesca di quelle fatte sotto certi nuvoloni grigi, cieli così bassi da toccare quasi me, che sono nano. Quelle cominciate infilandosi il k-way prima di uscire, perché tanto è sicuro che a metà percorso poi viene a piovere. Mi mancano tanto pure quelle fatte per ostinazione, la sera alle dieci e mezza, quando ormai la giornata era finita e sembrava non esserci stato tempo, ci avresti dovuto rinunciare e invece, ofanculo, usciamo lo stesso. Fuori si ghiaccia, oppure è tutto bagnato, le macchine ancora schizzano fango dalle pozzanghere. Mi manca bestemmiare me stesso per essermi convinto di nuovo a farlo, pure se non volevo, non era il caso, sei un cretino. Certi pomeriggi di febbraio, neri di tramontana, il lungomare Alfeo, che è un lungomare per modo di dire, è  un cortomare, con quella umidità da allerta meteo, la nebbiolina che l’isola manco la vedi e spunta fuori solo il neon violaverde del Carrefour, i bar tutti chiusi, le panchine divelte dai picciriddi accannati, le scarpette che scivolano sulle cacate dei cani, la discesa della fontana, fatta a tutta per recuperare sul cronometro quando poi toccherà salire, i villini deserti, giù alla Marina, con le magnolie che sono una foresta e il guano dei piccioni a terra che diventa saponetto, la solitudine che ti viene dietro pure se cambi passo, pure se acceleri fortissimo, come il sudore, che non ce la fa a uscire dal k-way e ti resta là dentro, tutto appiccicato addosso, insieme all’acqua, al vento, alla salsedine, alla puzza di fogna che spruzza dalla banchina: è questo schifo che mi manca. È la parte brutta della parte bella che mi da la misura di cosa mi sto perdendo. La sofferenza che c’era nel piacere. Il dolorino sordo al tibiale quando cominciavo subito forte, senza giusto riscaldamento. La fitta al bacino quando un molosso spuntava fuori dal nulla e mi costringeva a scartare all’ultimo momento. Picchiare con la mano sul cofano di una macchina che non ti voleva fare attraversare. Le ripetute da tre chilometri, quattro volte, con il riposo attivo di quattrocento metri, torture che manco a Guantanamo. Mi manca il difficile, le salite di tremilia, la rampa di Acradina, gli sforzi di volontà. I posti brutti che attraversavo per arrivare in quelli belli. I marciapiedi della Pizzuta per prendere la panoramica. Il viale Paolo Orsi per infilarmi al Ciane. La gente che ti sfancula perché gli fai perdere tempo. O che ti sfotte, ti offende, si diverte a odiarti o a sminuirti. Perché tu c’hai questo passo regale, da imperatore. E ti stai prendendo la città, gliela stai portando via, e loro possono solo rosicare. Perché è tua, la stai circondando con una specie di nastro invisibile e ti ci stai impacchettando una confezione regalo. Lo stai facendo mentre piove, c’è un freddo porco, lei è tutta lurda, fradicia, con la munnizza ammonticchiata nei cassonetti, o che si scioglie in liquame agli angoli delle strade, nella zona balneare, le erbacce, le ortiche, le case diroccate, le minchie disegnate sui muri mezzi caduti. Tu sei uscito a dirle che la vuoi così, oggi che fa schifo, che non la guarda nessuno, che è senza trucco, che non si è lavata i capelli, che ha la febbre ed è rimasta in vestaglia, coi bigodini in testa e il moccio che le cola giù dal naso, i brufoli, gli occhiali, una depressione che la rende odiosa, una piula, un lamento continuo, e tu invece sei corso là a chiedere la sua mano, ora subito adesso, a Las Vegas, che ci si sposa in un attimo. E lei non ci può credere, le sembra impossibile, ti salta addosso, tutta ingrassata, peserà cento chili, e ti dice portami via, andiamo lontano. E certo che ti porto via. Me le sono messe apposta le scarpette. Secondo te che corro a fare tutti i giorni? È una vita che mi alleno apposta. Per scappare con te.

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  1. La sofferenza che c’era nel piacere oppure il piacere che C’E’ nella sofferenza?

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  2. In bicicletta, dalla città al mare, è così.
    Così, l’hai messo in parole.

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  3. Il primo post che abbia mai letto qui e già mi chiedo come ho fatto fino ad ora senza di te. Mi sa che dovrò tornare…

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  4. icittadiniprimaditutto
  5. Pingback: Il carretto passava pt III: pubalgia « Aciribiceci

  6. Pingback: Il fascino persistente dei buoni inizi « Aciribiceci

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