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Indovinello, sua soluzione, e un francamente evitabile corollario teoretico

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Indovinello

Benvenuti sulla pagina della sfinge. Qui di seguito è riportato alla lettera un dialogo reale ma surreale, renale ma surrenale, non fittizio ma surrettizio. Il frammento, captato durante una delle tante sedute di jogging serale con gli arzilli e attempati amici del campo scuola Pippo Di Natale, lanciava una sfida che sarebbe stata codardia non raccogliere. Chi se la sente grossa, provi a capire quale sia l’equivoco linguistico alla base di questo strano botta e risposta:

Nanno 1 – ” Chiui na ‘sta città nun si capisci nente, cu ‘sti spacch’ i suv…”

Nanno 2 – “Sì, ‘nfatti. Ju però nesciu sempre co’ pallune, picchì multe n’aia pigghiatu ‘i ‘ssi bastaddi ‘ra finanza…”

Pagina 777 per non siculi:

Nonno 1 – “Ormai in questa città non si capisce più niente, con questi cazzo di suv…”

Nonno 2- “Sì, infatti. Io però esco sempre con il pallone, perché di multe ne ho prese fin troppe da quei bastardi della finanza”.

Se non ne venite fuori, ecco la Soluzione,  fornita via mail da un risolutore esperto quale voi vi siete dimostrati non essere (mio fratello Piero):

«Il primo nanno ha detto SUV e il secondo ha capito SUB: per questo gli risponde che esce con il pallone (di segnalazione) e se la prende con la guardia di finanza che, notoriamente, è la più scassacazzi in mezzo al mare, e non solo».

Dalla soluzione dell’enigma discendono una serie di considerazioni, probabilmente oziose, indubbiamente inutili, sicuramente discutibili, certamente superflue: in pratica, la materia di cui sono fatti i blog.

Un francamente evitabile corollario teoretico

CONSIDERAZIONE 1

Nel dialogo in questione si assiste a un fenomeno piuttosto spiazzante: la IMPERTINENZA SEMANTICA della controbattuta. Sarebbe a dire: io ti domando “Scusa, sai che ore sono?” e tu mi rispondi: “Piacere, io mi chiamo Mario”. Questo genera un salto, una interruzione della catena cognitiva, che normalmente prevede una serie di passaggi codificati per poter giungere alle conclusioni.

CONSIDERAZIONE 1.1

Gli effetti di questo straniamento sono, comunque li si legga, PERTURBANTI, nel senso Freudiano del termine. Vale a dire: se leggo un botta e risposta come questo, anche se alla fine rido, in prima battuta mi sento smarrito. Rientrano, volendo, nella categoria kantiana del SUBLIME, cioè in quel tipo di bellezza che lascia lo spettatore tra l’atterrito e lo stupefatto.

CONSIDERAZIONE 1.2

Gli ESITI di questo effetto perturbante possono far parte delle categorie più disparate. Si possono ad esempio risolvere nel ridanciano, sfociando in un non sense puro e semplice (lo facevano chiquito e paquito, oppure Zuzzurro e Gaspare, ad esempio), o nel calembour (come ha fatto Totò in un milione di film). Oppure possono dilagare, specie quando se ne fa un uso insistito, nel grottesco o nel surreale, come ad esempio accade in Samuel Beckett, e nei dialoghi del Godot. Che hanno infatti molto del Perturbante e poco del Bello

CONSIDERAZIONE 2

Gli effetti sortiti, o che sortire si vogliono,scaturiscono comunque dall’espediente del SALTO logico. Se, cioè, ricevo una risposta o una controbattuta che esula dal novero delle FAQ, mi sento spiazzato e mi ritrovo impossibilitato a proseguire nella conversazione (se non mediante la domanda: “ma che cazzo c’entra?”).

CONSIDERAZIONE 2.1

Tutto ciò, dopo la paralisi iniziale, mi impone di PENSARE un percorso mentale alternativo rispetto a quello che avevo in programma, sulla base di, tutto sommato, tre sole possibili linee guida:

Habitus 1 – “Ora provo a mettermi nei panni di questo mentecatto e cerco di capire cosa abbia mai potuto pensare per darmi una risposta talmente fuori dal contesto della mia domanda” – che sarebbe quello che ha fatto mio fratello Piero con il quesito del campo scuola.

Habitus 2 – “Forse costui è SOCRATE, o comunque un genio, e mi sta chiedendo di seguirlo per una nuova strada. Vediamo se riesco anch’io a saltare quella serie di passaggi e arrivare dove è arrivato lui con un balzo della mente, ricostruendo poi da me gli anelli mancanti”.

CONSIDERAZIONE SULL’HABITUS 2

Questo secondo habitus è di grande utlità per il genere umano. É l’habitus dell’ispettore Colombo, o comunque quello dei libri gialli. É l’habitus di chi non fa salti logici, ma anzi, con la logica, costruisce dei ponti per colmare il gap e arrivare dall’altro lato. É l’habitus democratico: la spiegazione, dopo che l’ho ricostruita, posso farla arrivare a tutti, mostrando a ritroso il modo in cui vi sono pervenuto.

Habitus 3 – “Questo qui ha voglia di giocare. e io adoro giocare. Ora gli sparo il mio, di salto logico. E vediamo dove andiamo a parare” – un habitus relativamente meno frequente, ma caratteristico di certa filosofia.

CONSIDERAZIONE SULL’HABITUS 3/CONSIDERAZIONE 2.2

Questo fenomeno del salto logico ha strette parentele con quello della CONDENSAZIONE. La condensazione di un pensiero complesso – nel senso di complessamente argomentabile – avviene frequentemente tramite l’AFORISMA. L’aforisma è in pratica una frase che mi impone di pensare altre cento frasi per poter essere argomentata. Pensatori aforismatici, come Nietzche, se ne servono per creare uno stupore che inviti il pensiero a procedere oltre. Ciò produce sia in chi crea che in chi legge la concatenazione di aforismi una sorta di effetto stupefacente: si prova cioè la sensazione di stare raggiungendo vette altissime, innevate e vergini, di avere aperto la mente a un nuovo modo di procedere più veloce e autentico. È però, appunto, soltanto un effetto stupefacente, indotto cioé dalla sostanza “ingerita”(l’aforisma, appunto). L’aforisma, in pratica, ti fa fare le scale a quattro a quattro, anziché a una ad una. Ma sempre scale stai facendo. Puoi provvisoriamente diventare forte e veloce e saltare passaggi su passaggi, ma il METODO delle inferenze logico-deduttive è rimasto il medesimo.

CONSIDERAZIONE 3

La differenza tra l’aforisma e l’indovinello da cui si è partiti rimane comunque vistosa e grossolana. L’aforisma viene concepito a partire da se stesso. La risposta spiazzante invece è appunto una risposta a qualcosa. Nasce, per così dire, all’impronta, come reazione a uno stimolo esterno ben preciso.

CONSIDERAZIONE 3.1

Qualora io risponda a una situazione estemporaneo-contingente con un aforisma, creo qualcosa di differente rispetto all’aforisma: creo l’ORACOLO. Esempio: chi andava a Delfi, riceveva risposte aforismatiche, su cui era necessario meditare al fine di poterne dedurre linee di comportamento pratiche. Furono proprio questo tipo di risposte a consegnarci l’aggettivo sibillino, che indica appunto un’espressione cui è difficile assegnare significati precisi, immediatamente riferibili. Un’espressione dunque volutamente sospesa, vaga:  completamente aperta, cioè, a milioni di INTERPRETAZIONI. Chi legge NOSTRADAMUS si ritrova smarrito di fronte alla messe di possibilità semantiche. Questo linguaggio, che diremo METAFORICO, è una truffa. Si tratta, come spesso accade per le metafore, di una POLISEMIA, sì, ma non LOGICA. Si tratta di una polisemia EMOTIVA, soggetta allo stato d’animo e alla condizione di riferimento di chi la interpreta.

CONSIDERAZIONE FINALE

Quello del nanno del camposcuola è un tipico esempio di umorismo siracusano, che è parente stretto del TERRORISMO. Egli fornisce all’interlocutore una controbattuta spiazzante, che possiede senza dubbio un suo lato divertente basato sul calembour, il gioco di parole etc, ma anche un intento molto più CAUSTICO. Simulando di non avere bene inteso la parola SUV, risponde in maniera straniante. Ma con secchezza. NON FORNISCE APPIGLI per lasciar comprendere che di gioco, di scherzo, si tratta. Obbliga a saltare insieme a lui una serie di anelli logici, che quando avrai saltato, scoprirai non solo non essere logici per niente, ma anzi interamente fondati sul fraintendimento. Il punto cruciale è che, affinché questa operazione riesca, non deve essere fornito all’interlocutore alcun indizio che sveli essere in corso uno scherzo. Niente nella mimica facciale, nel linguaggio corporeo, in quello extracorporeo, nell’uso delle intonazioni etc. deve tradire quell’ “aiutino” che lasci trapelare la rivelazione (“Stavo scherzando, ho fatto finta di avere mal sentito o mal compreso l’acronimo SUV e di averlo ricondotto al prefisso SUB, inteso nel senso di sommozzatore. Stavo solo recitando la parte di un ignorante, o di uno indietro coi tempi, vecchio stile, che non ha idea di cosa sia un SUV e non è in grado di chiedere spiegazioni con umiltà circa di significato del termine, e dunque colma la lacuna con la presunzione che a sbagliare sia stato chi ha detto SUV al posto di SUB”). Si tratta di un’operazione terroristica proprio perché VOLUTAMENTE DESTABILIZZANTE. E il nanno è un  terrorista da manuale perché NON RIVENDICA L’ATTENTATO, e lascia che la propria battuta rimanga insoluta. Ma allora perché lo fa?  Forse perché vuole dirci: attenti, posso sovvertire l’ordine costituito delle parole e far sembrare logico ciò che non lo è? Oppure semplicemente per dirci che COMUNICARE è inutile, perfino nella più banale delle conversazioni? Che tanto io capisco quello che cavolo voglio o, meglio, quello che mi SUCCEDE di capire? Oppure lo ha fatto proprio per spirito cartesiano del cogito, e ci voleva costringere a interrogarci sul significato di quest’azione, metterci di fronte all’innegabile esistenza del Caos e dell’Entropia, e ricordarci così il dovere che abbiamo, in quanto creature pensanti, di sondarli nella loro essenza? Chi ha sete di certezze abbandoni subito questa pagina. Il blog di Ignatius non dà risposte. Riformula le domande.

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  1. titusandronicus

    caro Ignatius ora capisco a cosa pensi mentre corri…o nuoti…

    Rispondi
  2. TITUSANDRONICUS. Praticamente ti ho battezzato io. Almeno a livello di pseudonimo. Ne sono molto orgoglioso.

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  3. ahahahahhahahhahahahahhahahha mbare c’abboli

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