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Misurarsela (un post per siculo-orientali. Ma pure per chiunque altro)

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L’espressione misurarsela sintetizza a meraviglia il conservatorismo tipico delle nostre parti. Quello contenuto nell’espressione misurarsela è un conservatorismo fondato sulla vigliaccheria. Proviamo a definire cosa sia la vigliaccheria e vediamo cosa ha a che vedere con questo modo di dire. La vigliaccheria è una forma moralmente riprovevole di paura, innescata non dall’istinto (in quel caso non avrebbe nulla di esecrabile) ma dal raziocinio. Si può dire che la vigliaccheria sia una paura cui una mente calcolatrice ha sottratto la nobiltà dell’istinto. Una paura argomentata, fondata cioè su basi logico-conseguenziali che giustifichino il rifiuto di intraprendere una data azione. In questo senso, che è quello suo più proprio, l’espressione misurarsela è paradigmatica. Misurarsela vuol dire tradurre nel concreto aritmetico-geometrico di cifre e dimensioni il sentimento della propria inadeguatezza all’impresa, al confronto, alla sfida. È espressione antica, eppure contiene il concetto del virtuale, che è il marchio delle moderne società high-tech. Il confronto a cui misurandosela ci si vuole sottrarre viene simulato all’interno della propria scatola cranica molto prima che si svolga in forma reale, allo scopo di prefigurare un probabile scenario. Misurarsela, infatti, ha coniugazione riflessiva: non misurare, ma misurarsi, misurare se stessi. In solitudine, valuto esclusivamente le mie dimensioni. Ma lo scopo è quello di soppesare le probabilità che tali dimensioni  risultino vincenti o perdenti una volta messe a paragone con quelle altrui. È una verifica preventiva. Una stima di se stessi in termini assoluti da mettere in relazione con l’ambiente circostante. Qui entra in gioco la vigliaccheria. Quando si usa l’espressione misurasela, non lo si fa mai per prefigurare uno scenario in cui dal raffronto si uscirebbe vincenti. Se uno se la misura, significa che se la misura per rendersi conto che perderà, che accettare la sfida sarebbe solo dannoso. La vigliaccheria inficia quella misurazione che dovrebbe fondarla. Perché le pre-esiste. Anzi, è proprio la molla che spinge a intraprendere la misurazione. Me la misuro per motivare con dati e cifre incontrovertibili la scelta di tirarmi indietro. È un procedimento che, per quanto l’espressione si richiami all’atto triviale di misurare il proprio pene e confrontarlo a quelli di dimensioni maggiori, è molto sottile. Spinge l’interlocutore a tramutare il biasimo che di norma si riserva alla vigliaccheria in stima per la saggia scelta dell’essersi evitati una sconfitta. E vi riesce perché, a far fede ad apparenze ingannatrici, si sta affidando la scelta di sottrarsi al confronto a quanto di più affidabile l’uomo sia riuscito ad approdare nella storia della sua civiltà: numeri e dati. Numeri e dati che, si è appena visto, risultano contaminati in partenza da un sentimento che sottrae loro ogni oggettività: la paura. Che, nell’istante stesso in cui la si pretende fondata su dati e numeri, perde la dignità che le deriva dall’essere la base stessa dell’istinto di conservazione (e dunque della vita) e si degrada a vigliaccheria. L’Italia, l’Europa, l’Occidente hanno cominciato a misurarsela allo scoppio della crisi nel 2009. Di fronte al confronto richiesto da masse enormi di dimostranti e dal fallimento di un sistema produttivo e finanziario obsoleto, si sono trincerati dietro numeri e grafici che paventano l’imminenza di un’apocalisse. Apocalisse facile da scongiurare, a patto che non si avvii mai il confronto fra i pochi e i molti. I pochi ne uscirebbero perdenti, sconfitti dai molti, ed è quindi normale che vogliano sottrarsi, misurandosela e facendosela misurare da tecnici esperti in misurazione. La politica dei politici, oligarchica e vigliacca, cerca nel righello degli economisti la giustificazione per non affrontare le masse. E rimandare la sfida finché potrà.

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  1. “La politica dei politici, oligarchica e vigliacca”, interessante. Potremmo aggiungere anche “La tecnica dei tecnocrati, oligarchica e vigliacca”?

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  2. Potremmo, certo. In un altro mondo, però. Quello in cui gli italiani, quando hanno facoltà di farlo, eleggono un governo di operai al potere, guadagnandosi il diritto a lamentarsi di banchieri non eletti da loro.

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  3. Proviamo a definire cosa sia la vigliaccheria e vediamo cosa a che vedere con questo modo di dire.
    mi sono arenata su questa frase…,mii manca tanto l’indicativo presente terza persona singolare del verbo avere.

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