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Toponomastica per non utenti

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Siracusa ha tre tipi di strade. Quelle che si chiamano per nome e cognome, quelle che si chiamano solo per cognome e quelle che si chiamano con un altro nome. Nessuno si ferma mai al semaforo di via Bruno, ma tutti facciamo lunghe code in via Costanza Bruno. A certe strade si accorda cioè la speciale reverenza del nome completo, e questo a prescindere dall’importanza rivestita nei collegamenti urbani. Quasi mai si tratta di grandi arterie, spesso invece di piccole vene, talvolta perfino minuscoli capillari dei quartieri storici (la via Mario Minniti in Ortigia, la via Vincenzo Statella alla borgata, la via Gaetano Moscuzza ai Calafatari). Statisticamente, lo status nobiliare del nome completo viene concesso sulla base della sicilianità. Nessuno a Siracusa direbbe mai di passeggiare in via Camillo Benso Conte di Cavour, e non perché è lungo, ma perché è piemontese. L’investitura con tanto di nome e cognome è riservata alle celebrità autoctone (la via Alessandro Rizza, la via Luigi Spagna), mentre ci si riferisce esclusivamente tramite cognome, un po’ sminuendole, a quelle intestate ai soliti eroi risorgimentali, a personaggi storici di caratura nazionale (viale Cadorna, corso Matteotti) oppure a protagonisti dell’epoca greco antica, che a quanto pare, mischini, un cognome non ce l’avevano (corso Gelone, corso Timoleonte, via Ierone). Poi ci sono le strade che hanno un nome per l’ufficio urbanistica del comune e un altro per i siracusani che vi si danno appuntamento. Ci si incontra al pozzo ingegneri, e se ci si accorda per piazzale Marconi finisce che la gita salta perché nessuno ha idea di dove andare. Si passeggia alla marina, mentre al Foro Italico ci vai solo se sei un tecnico del genio civile alle prese con dei rilievi. Gli abitanti di Ortigia sconoscono il ponte umbertino, eppure tutti i giorni passano i ponti (unico caso al mondo in cui un’opera pubblica, forse in risposta ai nostri desiderata più inconsci, raddoppia in quantità come per incantesimo, semplicemente pronunciandone il nome), superati i quali non si immettono su corso Umberto Primo, ma proseguono lungo il rettifilo. Esistono poi casi di insistito anacronismo, di norma riservati a esercizi commerciali e impianti pubblici. I titolari del Bar Midolo hanno ormai da un ventennio rinunciato a che la loro ottima rosticceria venga identificata col patronimico che gli spetta, e si sono rassegnati a rimanere in eterno il Bar Cassarino, dal nome del proprietario che li precedeva (e con cui per altro condividevano già la gestione). La domenica sono ben pochi i siracusani che si recano allo Stadio, perché la maggior parte preferisce andare al campo. Il turista che chiedesse informazioni a un passante potrebbe sentirsi molto più smarrito dopo averle ricevute. Eppure nel modo di riferirsi alle strade c’è tanto di quelli che le popolano. L’indolenza che fatica ad accettare i cambiamenti, l’eterna nostalgia per un paese che è ormai diventato cittadina, l’atavica abitudine di invocare il fraintendimento a giustificazione di comportamenti scorretti. Prendere impegni definitivi, come ad esempio ora e luogo di un appuntamento, ci spaventa. Ma non per insofferenza. Per umiltà. Non ne siamo all’altezza. Per dichiarare con certezza che a quell’ora di quel giorno saremo in quel luogo è necessaria una dose di presunzione che mal si sposa alla condizione di noi comuni mortali siracusani, privi della pur minima nozione di dove siamo stati heidegerianamente gettati e senza padronanza alcuna del futuro che ci attende. Ecco perché la formula più utilizzata in città quando si prendono accordi telefonici è “poi, casomai, ci vediamo”. Casomai. Né domani, né la settimana prossima. Casomai. Ma almeno a piazzale Marconi o al pozzo ingegneri?

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  1. “ci vediamo da SpaTafora”

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  2. Mai vuoi mettere il fascino del rettifilo col Corso Umberto? Quello del Pozzo Ingegneri con Piazzale Marconi? Marina con Foro Italico? I nomi veri di strade, piazze, luoghi li ho scoperti da adulto. Se vuoi possiamo anche parlare della Calata o Governaturi, de l’affaccio disperati, da masciarrò. Ma lì, l’epoca è lontana.

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  3. Midolo cui? Ahhhh Cassarino!

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  4. Largo XXV luglio non esiste per i teenagers (e non solo) ma l’appuntamento è da Papini,

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