Nel post precedente si è istituita una metafora (priva di connotazioni negative) tra l’isola di Lampedusa e un cesso. Ma Lampedusa non si presta solo alle allegorie. A Lampedusa ci sono anche un sacco di ossimori (cioè, io non è che lo sappia bene come sono fatti questi ossimori - il pesce azzurro non lo so distinguere, che ci posso fare?- però un mio amico che fa pesca subacquea dice che il mare di Lampedusa è proprio pieno, che basta che ti butti in acqua e gli ossimori li prendi proprio con le mani, senza manco bisogno del fucile, e lui infatti ne ha presi a chili, e mi assicura che ripassati con un poco di farina e poi fritti sono la fine del mondo). Comunque l’ossimoro più grosso, il Moby Dick degli ossimori lampedusani, consiste nel suo essere allo stesso tempo la meta ideale delle ferie estive e un posto da evitare come la peste.
Questo succede perché la dissenteria urbanistica di Lampedusa non è tanto un virus, quanto un rito purificatorio. Te ne ammali, è vero, però quando te ne ammali ti liberi anche di tutte le scorie. E quando sei puro, sei pronto per accogliere in te la Conversione. Nel senso che se magari sei Svizzero o Altoatesino e ti hanno allevato nella fede del piano regolatore e del vincolo paesaggistico, una settimana a Lampedusa ti convince subito che abusivo è bello e sanatoria è giusto.
La conversione avviene così: che tu ci arrivi, e quando ci arrivi, ci arrivi in aereo o in nave. E quindi la guardi o dall’alto o dal mare, quest’isola, ma comunque la guardi tutta, nel suo complesso, e hai quella sensazione di latrina costellata di deiezioni umane di cui s’è detto. Poi però prendi in affitto proprio una di quelle deiezioni umane, ci vai a passare le ferie e capisci che non esiste al mondo un modo migliore di fare edilizia. Ogni villetta c’ha la sua discesa privata su un tratto di spiaggia o di scogliera, che diventa come di sua pertinenza: apri la porta e se non stai attento finisci a mollo. I giardini sono terrazzati, a picco sulle baie, e quando stai in veranda (cioè sempre) hai la sensazione che le onde ti lambiscano i piedi, con un rumore che di notte ti culla e a tratti riesce quasi a coprire quello delle zanzare. Vista da casa tua, insomma, Lampedusa è il paradiso terrestre.
La visione si fa infernale solo quando sconfini nello spazio pubblico. Ma siccome non hai motivo di farlo (a Lampedusa, se uno esce di casa è solo per andare a mare, e il mare ce l’hai a casa) non vedi proprio dove sia il problema. Ogni casa è un’isola: tu ti affitti una casa e ti sei affittato tutta l’isola.
Quindi alla fine l’ossimoro di Lampedusa è lo stesso del resto d’Italia: la solita storia che ciò che è di tutti non è di nessuno. Solo che qua c’è stata una realpolitik un poco più estrema: siccome ciò che è di tutti non è di nessuno, qua a Lampedusa hanno fatto in modo che ogni piccola porzione di questo tutto fosse di qualcuno. E hanno risolto il problema. Anziché mettersi là a stendere sfiancanti e, diciamolo, castranti piani regolatori particolareggiati, se lo sono spartito democraticamente, questo tutto che non è di nessuno: tu ti pigli questo pezzetto qua e io mi piglio quel pezzetto là.
Lampedusa in pratica è la dimostrazione che il crimine urbanistico, quando è il crimine urbanistico perfetto, può essere risolutivo. Saccheggiare il pubblico per darlo al privato, se fatto in maniera così capillare, livella tutto e riporta alle condizioni democratiche di partenza. Funziona, garantito. L’unico che ci perde è il paesaggio. Ma tanto sul paesaggio il cartello affittasi non ce lo puoi appendere.

Gent.mo O’Reilly,
solo per informare la Vs Regal Persona, in merito al post pre-pre-cendente il Vs ritiro Lampedusano, ovvero il post dedicato alle vette metafisiche toccate in occasione dello svolgimento del tfa catanese, le Commissioni termidoriane del miur, si sono riunite a Vs insaputa e, trovando innumerevoli (borghesi, piccolo-borghesi e contro-rivoluzionarie) et financo ambigue domande, hanno dato per corrette alcune domande qualcunque siano state le risposte dei candidati. Con la presente, dunque la invito a ricontrollare la vs situazione punteggio per partecipare a “Chi vuol essere abilitato”
scuserà la strategia comunicativa della immodestissima persona addetta all’ufficio stampa della mia persona, ma ho pensato la curiosità di leggere un commento al nuovo post, è maggiore che leggere l’ennesimo commento ad un post vecchio
sempre giacobinamente vostra
quellen
Gentilissima e giacobinerrima Quellena,
la ringrazio per la segnalazione, cui avevo già dato riscontro. Effettivamente la revisione operata dal termidoro mi ha proiettato di colpo tra gli ammessi alla prova scritta. Al momento, più che rallegrarmente, me ne dolgo. Ma domani, chissà.
Con somma gratitudine nei Suoi confronti
I. O’ Reilly
Pensare ke mi ero sempre dispiaciuta di nn essere andata a Lampedusa; ora nn + tanto :/
La invito a rileggere, attentamente, i post in oggetto. Ho la quasi certezza che le verrà la curiosità di verificare di persona. E’ certa della negatività del luogo?
Talvolta, per avere l’effetto desiderato, occorre “truccare” la ricetta.
Saluti Siculi.
Attento! Attendo! Che finiscono (finiscano? dimmi tu quello esatto) ‘nsumma, se finiranno, le puntate di Lampeduseide. Al momento mi sembra un esercizio di alto equilibrismo. Della serie: un colpo al cerchio e un colpo alla botte; ci sei o ci fai; e simili, banali, oscenità.
Mi rendo conto è parte del mio limite di demi-analfabeta.
Aspetto che passi questo nostro “amato” scirocco che mi procura vistosi coma di concentrazione per capire dove andrà a parare la tua critica/non critica.
Tuttavia continuo a studiarti Ignatius. In campana Indefesso Aretuseo!
Simpaticamentecriticononcritico,
Vencer