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Cronache minute di un TFA catanese

Inserito il

Ore 8:00

Pieno di pregiudizio, con il telefono ancora in mano, il numero dei carabinieri già fatto e il dito pollice già in semi-pressione sul tasto chiama, constato  - con grata euforia – che l’organizzazione dell’evento esame  è invece perfetta.

Ore 8:01

I candidati sono accolti in un vasto androne. La suddivisione in aule in base all’anno di nascita è già pronta. Le liste sono affisse a ogni parete su grandi cartelli per ipovedenti.

Ore 8:02

Il percorso per giungere alla propria aula e procedere all’identificazione è indicato da frecce di colore rosso stampate su fogli A4 e disseminate lungo scale e corridoi con gli stessi intervalli di spazio osservati da Pollicino nel lasciar cadere le mollicchine nel bosco. Pur essendo impossibile muovere lamentele all’organizzazione, i miei colleghi candidati non si perdono d’animo e alle

Ore 8:03

registro le seguenti rimostranze:

- Certo che potevano farla una app per i-phone scaricabile da google maps.

- Mio cugino ha fatto questo stesso concorso a Milano: là appena arrivi ti mettono in mano il guinzaglio di un pastore tedesco che ti scorta dritto fino al tuo banco.

 Ore 8:05

Realizzo che la suddivisione dei candidati fatta in base all’età mi è di nocumento. La mia aula è quella dei quasi quarantenni: in pratica, il girone dei nullasapienti.

Ore 8:06

Commuto gli iniziali disegni vampireschi (succhiare via  ogni stilla di sapere dal foglio risposte di giovani neolaureati ancora freschi di studi)  in un altezzoso e ingiustificato atteggiamento di superiorità: io so tutto, voi niente.

Ore 8:07

Enuncio agli ex colleghi candidati, da ora in poi miei sottoposti, l’Atto di Supremazia:

Comma I, Doveri del Monarca: Non copierò da voi, poiché nulla che sia in voi è da copiare.

Comma II, Diritti del Monarca: Il primo che si avvicina al mio foglio delle risposte finisce davanti alla corte marziale.

Ore 8:15

Mi chiedo sempre più perplesso perché mai stazioniamo tutti fuori dall’aula anziché prendere posto.

Ore 8:15:30

In assenza di personale preposto a evadere le mie regali domande idiote, mi vedo costretto a scendere dal piedistallo e chiedere a una delle mie sottoposte: “Ma perché non entra nessuno?”.

Ore 8:15:33

L’inferiore, turbata dal mio rivolgerle la parola, mi risponde con aria attonita: “Perché se entri in aula poi NON PUOI Più USCIRE”.

Ore 8:15:55 

Per mostrare a tutti quanto abbia in spregio la loro servile codardia, varco immediatamente la soglia e procedo all’identificazione.

Ore 8:16

Apprendo l’aula essere retta da una debole triarchia.

Ore 8:17

Porgo il documento alla burocrate del terzetto, che intuendo in me la grandezza del conquistatore, non alza nemmeno lo sguardo dal  foglio presenze.

Ore 8:18

Accostandomi al suo orecchio, la informo che sono lì per sottometterli e assoggettare l’aula. In tono cortese ma perentorio, spiego che se non opporranno resistenza avranno salva la vita (mi è di vantaggio mantenere le apparenze e fare sì che i miei inferiori non si accorgano del golpe).

Ore 8:18:30

Assegno ai triarchi il governo pro-forma dell’aula. Io siederò tra i banchi, mischiandomi  ai sottoposti, per meglio esercitare il potere nell’ombra.

Ore 8:30

I due arconti maschi della triarchia, ricevuta la proposta capestro, tentano di negoziare la resa. Valuto con sguardo sprezzante le loro fattezze per decidere se sia il caso di far loro qualche simbolica concessione.

Ore 8:32

L’arconte A si rivela essere un ricercatore di lettere in incognito. Veste pantaloni  a vita bassa, grosse calzature ginniche fluorescenti, maglietta in cotone nera molto attillata e recante scritta glitter in giallo ocra (Pickwick Surfer, forse vessillo della sua dinastia di appartenenza), capelli brizzolati e gelatinosi, pizzo da cavaliere oscuro, fisico da buttafuori di discoteca.

Ore 8:34

L’arcontessa B è una grigia funzionaria da ufficio. Reca doppio paio di occhiali con cordicella presbite/miope, grazie ai quali assolve  -senza alcuna solerzia e senza il minimo entusiasmo- i compiti burocratici cui è preposta. È talmente presa da pratiche e protocolli che non si accorge neanche del mutamento di regime in corso.

Ore 8:35
L’arconte C, alto, grosso e rasato come palla di lardo di Full Metal Jacket, è quello dai modi più marziali. Sprizza efficienza e spirito militaresco da ogni poro della pelata. Procedo dunque a corromperlo per averlo dalla mia parte.
Ore 8:35:30
Nomino l’Arconte C membro del Direttorio. Io comanderò. Lui farà eseguire. Insieme spargeremo il terrore tra i dissenzienti e soffocheremo nel sangue ogni rivolta.
Ore 8:36
L’arconte C accetta inebriato.
Ore 8:40
I candidati cominciano ad affluire.
Ore 8:41
I candidati raggiungono un numero sufficiente perché li si possa considerare plebe assoggettabile al mio volere.
Ore 8:42
Io e l’Arconte C riduciamo l’aula sorda e grigia a un bivacco di manipoli.
Ore 8:43
I candidati continuano ad affluire alla spicciolata. Si rende necessario un piano di espansione.
Ore 8:45
Con un colpo di mano, apro il banchetto alla mia sinistra e mi annetto la Polonia.

Ore 8:55

Un branco assai numeroso di sottoposti fa irruzione in aula. Sono tutti in evidente stato di panico: nel vano tentativo di cercare scampo alla loro sorte (già decisa) di bocciati, aggrediscono per non essere aggrediti.  Il branco consta di circa trenta esemplari. Grazie all’abbigliamento e agli accessori riesco a stabilire che sono tutte femmine.

Ore 8:56

In preda a evidenti caldane da menopausa, polemizzano accanitamente sul regolamento: pretendono di poter entrare in aula, depositare i propri effetti personali, prendere posto, e poi uscire nuovamente in corridoio, dove è loro più facile gestire le suddette caldane .

Ore 8:57

Do mandato a Palla di Lardo affinché ristabilisca l’ordine.

Ore 9: oo

Palla di Lardo chiede udienza presso la mia postazione mimetica. “Signore”, egli mi dice, “mi è impossibile ridurle al silenzio. Esse non cessano lo starnazzo e il loro numero è in costante aumento”. Ordino a Palla di Lardo di accompagnarle a sedere nelle postazioni attigue alla mia. Me ne occuperò personalmente.

Ore 9:16

L’autorità che da me naturalmente emana fa cessare il brusio e riconduce tutte alla loro naturale servitù volontaria. Ma nuovi branchi si introducono massicciamente nell’aula.

Ore 9:20

Quando esse sono ormai in numero così cospicuo da gravitare su postazioni lontane dalla mia sfera d’influenza, intuiscono che il ventre molle del mio impero si trova nei triarchi, e cominciano a subissare questi ultimi di infantili, irrazionali e immotivate richieste. Tra le molte, annoto le seguenti:

Ore 9:21, richiesta 1:

Richiesta di potere tenere in grembo la borsa fino al minuto esatto di inizio del test (previsto per le ore 10:00).

Ore 9:21:30

Richiesta respinta.

Ore 9:22

Al diniego, si oppone che detta borsa contiene vivande, tra cui registro:

1)Panini di tipo “manuzza” imbottiti con salame e provoletta

2)Brioscine marca Mulino Bianco (sfuse)

3)Brioscine marca Mulino Bianco (a pacchi)

4)Wafer al cacao di marca Loacker

5)Cracker  al formaggio genere “Tuc”

6) Cracker salati in superficie genere “Ritz”

7) Patatine di tipo Cipster,

8) Patatine di tipo Fonzies

9) Caramelle gommose semplici

10)Caramelle gommose alla liquirizia e dalla caratteristica forma  ”a rotella”  (Haribo)

Altri generi di conforto, tra cui registro:

1) Succhi di frutta alla pesca e/o pera

2) Bibite gassate zuccherine non contenenti aspartame  (in maggioranza Fanta e Chinotto)

3) Integratori salini semplici (Gatorade)

4) Integratori salini addizionati di maltodestrine (Powerade)

Ore 9.23

Allo scopo propagandistico di mostrare come il mio sia un regime illuminato e dal volto umano, rivolgo la parola a una delle sottoposte.

Ore 9:23:30

Chiedo ad essa quale sia la ragione che le abbia spinte a introdurre in aula tali provviste.

Ore 9:24

Essa mi risponde che  è assai diffuso tra le esaminande il timore che che un calo di zuccheri possa inficiare la prestazione intellettuale cui sono chiamate.

Ore 9:25

Valuto quante tra le sottoposte siano sottopeso, quante normopeso, quante in sovrappeso e quante propriamente obese.

Ore 9:26

Giudico assolutamente infondato ogni timore di crisi ipoglicemica e ordino che le vettovaglie siano messe al bando. La richiesta di tenere con sé le borse viene bocciata.

Ore 9:27

Tuttavia, per evitare tumulti in cui potrei facilmente avere la peggio, faccio liberale concessione di tenere sul banco le vivande.

Ore 9.28

In seguito alla mia avventata decisione in materia di derrate alimentari, l’aula d’esame si tramuta in una stìa fornita di ogni becchime.

Ore 9:30 – richiesta 2

Richiesta di poter utilizzare la propria penna anziché quella fornita loro in dotazione.

Ore 9:30:30 

La richiesta viene bocciata per manifesta impertinenza. Viene contestualmente ingiunto alle sottoposte di consegnare ai triarchi le penne fino ad allora detenute illegalmente sul banco.

Ore 9:31

A tale ingiunzione le sottoposte rispondono con implorazioni in un florilegio di stili, tra cui registro:

A) Stile Superstizioso: “Io porto sempre con me questa penna d’oro zecchino come portafortuna. Il giorno prima la introduco dentro il culo di un gatto nero, la notte la appendo sotto un corno rosso, e la mattina la sfrego tra i testicoli di mio marito. Se mi privaste di questo amuleto non avrei speranze di superare il test”.

B) Stile Lacrimevole:  ”Questa Bic smangiucchiata io la ebbi in dono da mio nonno , buonanima. Con che cuore  adesso voi vorreste sequestrarmela?”

C) Stile Ibrido: “Io ebbi in dono questa Bic mangiucchiata in oro zecchino da mio nonno , buonanima,  uno jedi in grado di vincere grazie ad essa ben due concorsi pubblici per impiegato di concetto e uno per messo comunale.  E voi ora vorreste sequestrarmela perché temete i suoi superpoteri. O forse solo perché non avete rispetto per i sentimenti umani”.

Ore 9:33

Viene dunque concesso loro di tenere le suddette penne laser sul banco, purché non vengano né sguainate, né adoperate.

Ore 9.35

L’aula si riempie di esaminandi fino alla massima capacità di stoccaggio. Procedo alla conta degli individui di sesso maschile.

Ore 9:35:05

Gli individui di sesso maschile risultano essere (me compreso) 6 su 72. La stia è infatti satura di ciarle a un volume assordante. Tento di captare se vi siano anche forme di vita intelligente.

Ore 9:36

Scovo un nucleo di sovversive.

Ore 9:37

Le sovversive tentano una manovra avvolgente. Blandiscono il buttafuori con complimenti sul suo fisico da culturista e gli estorcono la concessione di recarsi in bagno anche ad identificazione avvenuta.

Ore 9:37:30

Ordino a Palla di Lardo di eliminare il buttafuori,in quanto anello debole del regime, e di disfarsi del corpo dandolo in pasto ai coccodrilli del fossato. Nel frattempo, mi reco anch’io in bagno per controllare le ammutinate.

Ore 9:38

La percentuale inferiore al dieci per cento di candidati maschi si rivela un vantaggio: la coda al cesso è lunghissima per le femmine, inesistente per me.

Ore 9:38:30

Interpreto la cosa come la spontanea creazione da parte dei sudditi di una corsia preferenziale riservata alla mia regale maestà.

Ore 9:38:31

Supero la fila.

Ore 9:38: 30

Procedo alla minzione.

Ore 9:39

Pe risparmiare sul tempo, non lavo le mani.

Ore 9:39:30

Faccio ritorno in aula.

Ore 9:40

La mia breve assenza ha favorito la restaurazione. Palla di lardo ha tradito il mio mandato ed è passato alla fronda. Lui e il buttafuori sono di nuovo al comando, ma ancora una volta il loro è un governo fantoccio. Il potere è in mano alle galline.

Ore 9:41

Nella stia si opera ormai in deroga e spregio a qualunque regolamento.

Ore 9: 43

Il brusio è ormai urlo isterico.

Ore 9:44

Le richieste si fanno minacciose: Se non mi fate recuperare la borsa con le merendine, faccio ricorso al TAR.

Ore 9: 44: 30

Da statista/tiranno avvezzo al controllo delle folle, ritengo che il test debba cominciare al più presto, perfino in anticipo sull’orario previsto: l’anarchia sta bussando alle porte con tutt’è due le mani. E pure coi piedi.

Ore 9:45

Vengono impartite a voce le direttive su come compilare il test. La burocrate ha una voce flebile, che non riesce a sovrastare il pigolio.

Ore 9:46

Palla di lardo si sostituisce a lei nel compito. È uomo d’azione e sa bene come urlare un comando.

Ore 9: 46: 30

Non ha però il dono della chiarezza. Ottiene il silenzio. Ma l’uditorio è perplesso sul da farsi.

Ore 9:47

Fioccano le domande e i non ho capito.

Ore 9:50

Settantandue candidati a un test in cui si valuterà la loro attitudine all’insegnamento della lingua italiana mostrano serie difficoltà di comprensione su come mettere una crocetta su un foglio.

Ore 9:51

Desisto da ogni mia fantasia di riconquista. Governare un simile gregge non sarebbe difficile. Sarebbe inutile.

Ore 9:52

Muto definitivamente atteggiamento. Mi voto a un aristocratico eremitaggio.

Ore 10:00

Le buste contenenti la prova d’esame vengono aperte.

Ore 10:01

Il turbinio dei fogli genera una tempesta di briciole di Tuc. Accecato dalla sabbia e dai sedimenti, trovo nella cecità un fattore assai favorevole all’astrazione e alle pratiche ascetiche.

Ore 10:01:30

Mi estraneo.

Ore 10:02

Dall’alto delle vette cui  la meditazione mi ha innalzato, contemplo il test e i candidati: eventi terreni e fatti umani di cui nulla più mi riguarda.

Ore 10:03

Fluttuo leggero tra le alte sfere. Talmente alte che ora

Ore 10:04

lievito tra le stanze MIUR.

Ore 10: 05

Ne approfitto per bussare in ogni ufficio e chiedere chi sia la gran testa di minchia che ha concepito questi quiz di merda.

Ore 10: 06

Ritrovo la pace e mi libro ancora più in alto, su una nuvola di scirocco che aleggia sopra Catania.

Ore 1o:3o

Da quassù l’esito del test non ha più alcuna importanza. Lo spirito si inebria di vertigine e  medita sulle cose ultime. Ci si interroga su ben altro che la data esatta in cui avvenne la morte di Gaio Gracco. I quesiti cui si ha voglia di trovare una risposta pertengono a un ordine diverso, e la domanda su cui si preferisce arrovellarsi è : ma a mia cu mi ci puttò stamatina?

Ore 11:00 c.ca (quassù il tempo non ha significato)

Opto per sparare sessanta crocette a cazzo, sì da potere sfruttare le due ore che rimangono per disquisire a livello generale sui test.

Ore 11:01 – I ordine di riflessioni: i quiz.

I test a risposta multipla, in Italia, non li sappiamo fare. Non nel senso che non sappiamo rispondere. Nel senso che non li sappiamo approntare. Le nostre università sono da sempre orientate a una valutazione del candidato mediante un esame orale. Non c’è una tradizione di test a risposta multipla nelle università italiane. Sono stati introdotti da relativamente poco tempo. Chi li prepara non ha ancora sufficiente dimestichezza con questo tipo di esami. E tende a ritenerli una valutazione delle competenze di serie B. Preparare dei buoni quiz è difficile. Gli inglesi e gli americani sono molto bravi a farlo. Perché li fanno da sempre. Là l’orale non esiste, e moltissimi esami si fanno a crocette. Ma non è un esame di serie B. È l’esame, punto e basta. Qua invece il timore che si riveli un esame facile, lo trasforma in un esame impossibile. Gli italiani approntano i quiz a risposta multipla con lo scopo di testare non la tua preparazione, ma la tua furbizia. Devi entrare nella testa del compilatore delle domande e cercare di ragionare come lui, cioè più o meno come uno che si siede sul cesso e al posto di fare la settimana enigmistica pensa a delle domande ambigue, piene di “distrattori”, di possibili risposte esatte pronte a rivelarsi errate. Quando ha terminato la seduta,  te le sottopone più che altro per sfoggiare quanto è stato scaltro a inventarsi i sabotaggi. Se li superi, significa che sei furbo almeno quanto lui, e quindi sei idoneo. Se non li superi, poco importa che tu sia preparato o meno: non ci servono quelli preparati. Ci servono quelli furbi.

Ore 11:02 - II ordine di riflessioni: il mestiere di insegnante

A) L’aria che respiri a queste selezioni è molto rancorosa. Da qualche parte, nei cervelli dei laureati in maniere umanistiche, si è radicata una convinzione quasi inestirpabile: diventare insegnante è un mio diritto. Una delle frasi che più ricorrono nelle conversazioni sgangherate tra colleghi aspiranti insegnanti è: io mi sono laureato in lettere (filosofia, storia, geografia etc) e prima o poi il ministero mi deve fare lavorare. Il ragionamento non sta in piedi. Il ministero non ha bisogno di insegnanti. E non sa più come te lo deve dire. Te lo sta dicendo ininterrottamente da quarant’anni. Se a te piace studiare lettere, studiale. Ma pretendere che il ministero prima o poi ti impieghi come insegnante è più o meno come se tutti quelli che si laureano in scienze politiche pretendessero di essere impiegati alla Farnesina.

B) Il numero di laureati in discipline umanistiche è semplicemente troppo alto per poter essere assorbito. Non esistono paesi al mondo che abbisognano di tanti umanisti. I paesi abbisognano di ingegneri, economisti, medici. È così in tutto il mondo. E infatti in tutto il mondo le facoltà più frequentate sono quelle di ingegneria, economia, medicina. Solo qui proliferano umanisti e giuristi. Qualcosa è andato storto nel modo in cui abbiamo veicolato storicamente il sapere scientifico. Una certa mentalità ha finito per screditarlo. Quasi come se un ingegnere, un botanico, un agronomo o un fisico non fossero degli intellettuali. Il risultato è stato il boom dell’umanesimo. Che ha per naturale conseguenza il boom della disoccupazione.

C) Altro punto da valutare riguardo il mestiere dell’insegnante è quanto questo sia stato screditato dagli insegnanti stessi. È stato per decenni e decenni il lavoro part time preferito delle casalinghe emancipatesi a metà (la loro emancipazione consisteva nello sposare un dentista e poi trovarsi  un lavoro che gli lasciasse il tempo di spendere i soldi guadagnati dal marito). La miserabilità degli stipendi e la mancanza di un percorso di carriera che tenesse conto del merito (per merito intendo la capacità di stare in aula e insegnare agli studenti) hanno fatto il resto. La cosa inspiegabile, o meglio spiegabile solo con l’arretratezza in cui versa il nostro paese, è come questo mestiere, pur precario, malpagato, socialmente squalificante, faticoso e difficile, continui a rappresentare una chimera per tutte queste persone. La risposta è proprio nell’arretratezza italica. Perché la nostra è una società che continua a vedere il posto “fisso” pubblico (cosa c’è di fisso ormai in un contratto di docenza a sei mesi?) come più prestigioso di un lavoro svolto presso privati. In questo scontiamo una mentalità che continua a remare contro quei pochissimi che vorrebbero fare il mestiere per autentica passione. I soli che potrebbero un giorno risollevarne le sorti.

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  1. come sempre scrivi cose sublimi Cugino. Le riflessioni sull’insegnamento sono pienamente sposate dal sottoscritto.

    Risposta
  2. Antonella Bassi

    Non ho mai fatto un concorso,in Italia, ma qui (USA) ho sostenuto parecchi esami multiple choice e sono d’accordo con la tua valutazione di quel tipo di test : per prepararli bene ci vuole tempo e conoscenze specifiche del testing in questione. Se fatti bene, nn ti senti preso in giro o trattato da deficiente. Per quanto riguarda le materie umanistiche, qui e’ esattamente il contrario, x cui ormai in molte università americane i dipartimenti di Humanities stanno scomparendo xke’ ritenuti insolventi (nn portiamo ne’ soldi ne’ fama) e sempre meno studenti si laureano in lettere. Qui il diritto allo studio e al lavoro e’ un concetto sconosciuto, e così pure l’idea del posto fisso, indi l’aria rancorosa ke hai descritto mi ha fatto sorridere.
    Una cosa sola mi lascia perplessa: ma com’e’ ke sei così fissato su mestruazioni e menopausa? Nn e’ ke dobbiamo temere ke nel tuo regno si tornerà ai roghi? :D
    Ciao bello, alla prossima :)

    Risposta
  3. Escludendo quelle che io chiamo le tailleurate ( portatrici di tailleur, in genere mogli di medici, in effetti ), e gli uomini frustrati ( comunque pochi, va detto ) che non hanno trovato di meglio, bene, la maggior parte degli insegnanti italiani insegna perché ci crede, o almeno ci ha creduto per lungo tempo, e perché l’ha scelto, contro tutto e tutti.
    E’ un lavoro che ha perso via via valore sociale, malpagato, screditato.
    Ma non c’è niente che dia più soddisfazione di ‘vedere’ un alunno, magari all’inizio provocatore, scontroso, sfiduciato, che ti guarda all’improvviso con altri occhi: ha capito quello che stai dicendo,si sistema meglio sulla sedia e cambia completamente atteggiamento.
    In una parola ‘si appassiona’.
    Ha capito soprattutto che tu ci credi, che ci tieni a lui, che si può fidare.
    In questo condivido l’articolo della Avallone, come puoi da precario fare tutto questo, se sei il primo tu a non poterci credere?
    Ti fanno la radiografia, gli alunni, giudici impietosi ma imparziali.
    E’ soprattutto una scuola di vita, per te e per loro, la scuola, anche la bistrattata scuola italiana.
    p.s. un po’ troppo retorica? vabbe’, sono pur sempre un’anziana ex sessantottina
    p.s.2 sono d’accordo con Antonella, sotto sotto vorresti mandarci al rogo in molte occasioni, o almeno ci giochi sopra. E poi in Sicilia le donne vanno in menopausa così presto?
    p.s.3 grande riuscire a scherzare su una situazione così stressante e paradossale. Sulla valenza dei test e sulla loro compilazione ho già espresso il mio parere negativo, qualche post fa.

    Risposta
    • per dire a giulia..la maestra di mio figlio ha una laurea in architettura, odia profondamente i bambini (presumo con prove certe anche i suoi) e lo dimostra apertamente;qualsivoglia tentativo di progettare qualcosa ( che varia dalla passeggiata a contare cacche sui marciapiedi fino a missioni umanitarie in Siria) che esula dal programma ministeriale anche per unità initesimali di millimetro viene bloccata sul nascere dalla “mancanza di compresenza e di ore frontaliere”..volendo potrei dilungarmi sull’argomento per millenni..solo per dire scusa, che la tipa tutto fà meno che “si appassiona”..ed è la meglio della scuola..chiusa parentesi!

      Risposta
      • non ho mai pensato, vivendoci, che nella scuola sia tutto perfetto, come potrebbe.
        Ho solo detto, e lo ribadisco, che la maggior parte degli insegnanti insegna per passione. Magari poi via via la perde, la passione, ma se la scuola italiana spesso funziona ( Violet con il suo commento mi sembra un’ottima dimostrazione di questo funzionamento, non così raro, non credere ) non è certo perché tutti gli insegnanti sono come quelli di tuo figlio.
        E’ un luogo comune, per lo più, lamentarsi dell’incompetenza, dell’inefficienza, della mancanza di qualsivoglia umanità da parte degli insegnanti ( italiani, ovviamente ).
        Sei stata proprio sfortunata, se nella scuola di tuo figlio quella che mi descrivi è la migliore. E’ contro tutte le leggi della probabilità.
        p.s. forse sono tutti laureati in Architettura?

      • no no..credo sia proprio sfiga :D ..pensavo anche io fosse un luogo comune, sotto sotto spero ancora che lo sia e spero di essere offuscata dal cuoredimammà e spero di sbagliare clamorosamente..ma solo la speranza è rimasta qui :D

    • Condivido le tue osservazioni sui colleghi/e, tailleurate comprese. Vivendo nella scuola da tanti, troppi, anni mi capita spesso di ritrovare vecchi ex studenti laureati, sposati e sistemati e, a proposito all’immagine sociale del professore, uno di questi ex studenti, uno dei migliori, brillantemente laureato e adesso professionista di successo, alla fine di una cena con i suoi compagni di classe ed i miei colleghi, mi ha chiesto, con fare confidenziale “mi sono sempre domandato come mai, uno come lei, è finito a fare il professore” per fortuna è arrivata la torta che mi ha salvato da una risposta impossibile ad una domanda inammissibile. Questo dice molto e scolpisce la nostra posizione nella scala sociale.

      Risposta
  4. memoriediunaprecaria

    Con amarezza, devo concordare in pieno con le tue riflessioni. Il posto fisso è il miraggio di ogni italiano, soprattuttto al di sotto di una certa latitudine (concedetemelo, è vero), ed è il principale motivo per cui la metà dei nostri insegnanti odiano il proprio lavoro e lo fanno male.

    Risposta
  5. Ho letto il tuo post con l’avidità di sempre. Vorrei dire cose intelligenti, o interessanti, o su cui confrontarsi, ma non so rilanciare i miei pensieri via commento, credo che tu te ne sia accorto. Dopo la lettura dei tuoi post, mi si annebbia sempre la testa, mi s’impasta la lingua, resto ebete a fissare lo schermo. A ciò si aggiunge che stasera ho del vino in corpo.
    Il tuo post è bello, è acuto, è come l’avrei voluto scrivere – se avessi fatto anch’io questo esame, ma, come sai, me n’è fregato poco. Io me ne frego e (forse) me ne pentirò, ma evidentemente mi piace il precariato, mi piacciono le scuole private di lingua, mi piacciono i contratti a progetto come “esperto di italiano L2” nelle università pubbliche, dove ci si prostituisce con tanta, tanta, irragionevole, distruttiva passione (per docenze di due o tre mesi, e in quei due o tre mesi devi fare miracoli, e dopo arrivederci e grazie, e per favore consegna i registri appena possibile) – e come in ogni caso non saprei scrivere. Il tema del post mi addolora, ma quello che ti muove nello scriverlo m’incoraggia, e questo è importante. M’incoraggia sapere che scrivi, e anche immaginarti in un’aula insieme agli studenti (o in classe insieme agli “alunni”, secondo il linguaggio più in un uso, nella mia attività di prostituzione si usa altro gergo, talvolta addirittura “apprendenti”, suppongo per tenere il passo degli anglosassoni).
    Non ho detto niente di utile, ma l’ho detto con tutta la genuinità che solo una bottiglia di Falanghina consente.
    Riconfermo quanto ti ho scritto oggi via Facebook, citando Domenico Starnone.
    E adesso me ne vado a letto.

    Risposta
    • Lo so che non è facile essere precari, ho tanti colleghi amici di trenta/quaranta anni, molto preparati, che ci provano, che vorrebbero, ma sono parecchio sfiduciati.
      Mi sono ritrovata spesso a consigliargli di provare altre strade, c’è chi sta prendendo una seconda laurea e sta facendo concorsi su concorsi in vari campi.
      E’ una generazione disgraziata, quella dei trenta/quarantenni, dal punto di vista lavorativo.
      I giovani della generazione successiva alla vostra se possono sono già all’estero, o a fare stage su stage per perpetuare la costruzione di un curriculum che prima o poi, forse, li introdurrà nel mondo del lavoro.
      Non la voglio fare facile, ma continuo a credere che l’unica via d’uscita sia metterci passione, e non mollare.
      Certo è morto anche lo spirito di gruppo, ognuno deve agire per suo conto, ma questo è un discorso lungo e complicato, che investe tutta la realtà attuale, non solo italiana.
      p.s. secondo me hai detto cose utili e intelligenti, sicuramente molto sentite e vissute sulla tua pelle. Falanghina a parte. Ma a quale pensiero di Starnone ti riferisci? L’ho cercato sul Fb di Aciribiceci, ma non l’ho trovato.

      Risposta
      • L’avevo scritto sul profilo di O’Reilly, non sulla pagina di Aciribiceci.
        Copio e incollo:

        “Domani cambierò idea, ma oggi affermo: sì; la nostra piatta esistenza di piccoli impiegati – la nostra piatta esistenza di piccoli impiegati incalzati dai bassi stipendi e dai bisogni del consumo, senza nemmeno un poco di fuoco nel petto se non quello dovuto all’infiammazione delle vie respiratorie, laicizzati in superficie dagli slogan ma feriti in profondità da pregiudizi inestirpabili, poveri di borsa e di spirito, essiccati dal disamore, cresciuti in una scuola e in una università che hanno incoraggiato tutte le cialtronerie, vissuti in una società sempre più imbarbarita dalla legge del Valore, chiusi da sempre in aule come in nicchie cimiteriali – la nostra piatta esistenza, dicevo, va rovesciata in quella di persone eccezionali”.
        (Domenico Starnone, “Solo se interrogato. Appunti sulla maleducazione di un insegnante volenteroso”, Feltrinelli, 2002, p. 157).

      • Grazie.
        Condivido solo l’ultima frase, quella di ribaltare la nostra piatta esistenza in quella di persone eccezionali. Restando sul campo, possibilmente.
        Certo che avendone le capacità e le opportunità, uno può ( deve? ) scegliere strade diverse.
        Sono la prima a consigliarlo ai giovani colleghi capaci, come dicevo.
        Ma da brava utopista, non sono convinta che questa sia la strada migliore per cambiare le cose ( se non quelle personali ) e meno che mai quella che ti metta nella posizione giusta per criticare.

  6. Ho trovato questo post per caso e, ad esser sinceri, l’ho letto tutto d’un fiato. Un po’ perché apprezzo molto questo usus scribendi permeato di citazioni storico-letterarie quasi caricaturali, dal sapore pirandelliano, ed un po’ perché, ahimè, ho sostenuto anch’io la stessa prova. Ho 26 anni, alle spalle due lauree in Lettere con lode, un liceo classico concluso egregiamente ed il sogno di insegnare. E scrivo per contestare proprio questo tuo “sprezzante disprezzo” verso chi, come me, vorrebbe trovarsi nella condizione di docente. Nonostante trovi corretto questo tuo sottolineare l’esubero di insegnanti e l’impossibilità di ottenere “il posto fisso”, non posso non criticare questo tuo ridurre il tutto ad una concezione arcaica e grossolana secondo cui questo “È stato per decenni e decenni il lavoro part time preferito delle casalinghe emancipatesi a metà (la loro emancipazione consisteva nello sposare un dentista e poi trovarsi un lavoro che gli lasciasse il tempo di spendere i soldi guadagnati dal marito).”
    Io a tre anni sapevo per cosa ero nata: io ho studiato per il puro piacere di studiare, non mi sono mai posta domande su un ipotetico futuro lavorativo, ma so che questo so fare, questo mi piace fare e questo voglio fare. Non mi mancano le capacità, come, credo, a nessuno, per intraprendere un’altra strada (d’altronde amare la conoscenza vuol dire amare ogni manifestazione dell’essere umano), ma credo che la cosa più gratificante per ciascuno di noi sia realizzare i propri sogni, sublimando in essi ogni sforzo compiuto. Le tue parole mi suscitano una grande amarezza perché, da quanto apprendo in maniera superficiale da questo blog, anche tu insegni ed anche tu stai deprezzando il tuo mestiere.

    Risposta
    • Ciao Violet, piacere di conoscerti.
      In realtà le nostre opinioni coincidono: io sostenevo proprio che il mestiere va lasciato fare a chi come te lo vede come la massima aspirazione. Ci tengo a dire che la massima aspirazione è diversa dalla massima disperazione dei molti che vedono l’insegnamento come l’unico mestiere possibile per un laureato in discipline umanistiche. Questi, di fatto, intralciano il cammino a quelli come te. In bocca al lupo sia per la prova TFA che per tutto il resto.

      Risposta
  7. sono anni che non vedo rotelle di liquerizia Haribo, devi essere attualmente rinchiuso in una sacca temporale degli anni 80.
    Comunque ti crogioli deliziosamente!

    Risposta
  8. Ho trovato per caso il tuo post e mi ha assorbito sin dal primo rigo! La grottesca situazione che hai descritto mi ha fatto un po’ sorridere, ma poi mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca. Anch’io sono di Catania, 26 anni, laureata in Lettere e quasi specializzata (adesso un po’ disillusa, ma dipende dai periodi!). La cosa che mi dicono spesso è “Perché lettere? Che vuoi fare l’insegnante? Farai la fame!”. E io mi chiedo perché non sia normale e naturale seguire le proprie passioni/inclinazioni, così come ribadisce l’art. 147 del Codice Civile il quale impone, relativamente ai genitori, di “istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli”. Dovrei farmene una colpa se la mia inclinazione naturale non soddisfa le leggi di mercato? E’ chiaro che chi sceglie di fare l’insegnante non lo fa principalmente per avere “solo” un posto fisso, ma per PASSIONE. Non ne varrebbe la pena allora studiare per guadagnare 1200-1500 € al mese! Io non riesco a piegarmi a quello che richiede oggi il mercato… non avrebbe senso, almeno per me, studiare economia, medicina o ingegneria se non sono tagliata per farlo e per arrecare, un domani, danno alla società.

    Risposta
    • Ciao Ines,
      secondo me tu rientri tra quelli che appunto hanno avuto la vocazione, e quindi meriteresti una corsia preferenziale: se ci fosse, potresti saltare l’orda di aspiranti insegnati che hanno altri tipi di motivazione, cui quel post accennava. In bocca al lupo per tutto!
      PS: superata la preselezione?

      Risposta

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