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Contributo per una sociologia d’accatto

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Per alcuni potrebbe risultare un argomento esoterico, una cosa per iniziati, però non mi va (e sopratutto non ne sono in grado) di scrivere un preambolo su cosa sia il neomelodico e quale livello di penetrazione sociale abbia raggiunto nel sud (e nel nord) Italia, tanto come fenomeno musicale quanto come generico stile di vita.

Scrivo quindi questo post solo perché – a causa del quartiere in cui risiedo e della scuola in cui a volte insegno (mica sono meriti personali, questi, eh) – posso affermare con una certa cognizione di causa che spesso il mondo ci mente sapendo di mentire.

Per esempio, le superclassifiche che si vedono a Top of the pops o si leggono su XL di Repubblica sono colossali e artificiose bugie, e l’anno scorso il pezzo più scaricato, diffuso, ascoltato, ballato e cantato presso vasti settori della popolazione – urbana e rurale-  è stato La ragazza con la smart, di Mimmo De Rosa (qui con testo in sovrimpressione).

Il successo di questa canzone era prevedibile, ma è stato tuttavia vissuto come un exploit da outsider (o per lo meno venduto come tale).

Pregio fondamentale della composizione era che testo e musica fluttuavano con grazia sospesi sul labile confine che separa lo spontaneo dal banale (che in pratica è il segreto di ogni tormentone).

Chi compone canzoni neomelodiche ha di norma due spauracchi: il manierismo e l’orecchiabilità. Il primo va evitato, perché banale va bene, già sentito va benissimo, ma le variazioni ardite sul tema rischiano di rendere tutto troppo cerebrale per il (poco raffinato) uditorio di riferimento e consegnare il pezzo all’oblio di quartiere. Il secondo invece va perseguito a tutti i costi.

La ragazza con la smart, in felice equilibrio, fa subito centro presso gli appassionati del genere. E costituisce anche una base documentale molto appetibile per chi come me adora fare sociologia d’accatto ed esporre argomentazioni fallaci. (Dichiaro dunque con candore il mio intento: utilizzerò  questa canzone come fosse una solida portaerei da cui far alzare in volo tutto uno stormo di minchiate).

Spesso si leggono articoli ben argomentati che documentano come certe tendenze sociali (una su tutte la moda) seguano un andamento eccentrico (nel senso letterale del termine): borgate e periferie – nei ghetti d’America come in quelli d’Italia- tirano fuori vestiti, accessori e atteggiamenti a essi correlati, tutti abbastanza eccessivi (quando non esplicitamente pacchiani o volgari) che poi finiscono per imporsi come modello da ricalcare per la upper class che popola i centri e i quartieri residenziali delle città. Stiamo parlando, a volere fare un esempio classico, di stilisti tipo Roberto Cavalli, che in pratica patinano un poco la cafonaggine e la rivendono a migliaia di euro da dietro una vetrina antiproiettile, facendo contenti sia i borgatari aspiranti fighetti che i fighetti aspiranti borgatari. E fino a qua ci siamo, giusto?

La ragazza con la smart però rispetto a tutto questo è molto spiazzante. L’ambientazione è chiaramente periferica (è ‘a chiù bella d’o’ rione) e ci muoviamo tra il supermercato, il parcheggio e le case popolari (dalla cui finestra  il cantante/stalker la spia, non si capisce se con finalità di stupro – vedi il verso ‘a voglio, ‘a desidero o di primo contatto). Eppure la ragazza, lungi dall’essere connotata borgatariamente,  è descritta – a sorpresa-  tramite gli stilemi della radical-chic.

1) Ha una smart, cioè una macchina piccola (dunque apparentemente dimessa: un’utilitaria), ma molto costosa (è in pratica la linea economica della Mercedes Benz)

2) Di giorno è una studentessa (fa la ragioneria), ma la sera si guadagna da sola (quindi non è viziata e non la mantengono mamma e papà coi proventi dello spaccio) i soldi per le rate della vettura (a bordo della quale – tutto il sottotesto ce lo urla con chiarezza –   lo stalker fantastica di uno scomodo ma appagante  amplesso) lavorando in discoteca.

3) È sexy come una velina, ma è semplice e sincera (corpo da favola/aspetto acqua e sapone, e varie altre dicotomie paradigmatiche)

Nonostante i media la abbiano occultata fino a farla sparire, con questa hit siamo di fronte a una mezza rivoluzione.

Ci svela infatti che il borgataro è vittima di un desiderio perfettamente analogo a quello del fighetto, e sogna dunque  anche lui di non apparire più come il fighetto che è (diventato): l’understatement e il low profile sono cioè ormai patrimonio delle periferie tanto quanto lo sono dei centri. Vi pare niente? In un paese in cui gli ascensori sociali sono perennemente  guasti tutto questo è molto sorprendente.

Ora, provando a dirlo meglio di sicuro lo dirò ancora peggio, ma la domanda è questa: se tra centro e periferia esiste un’osmosi sociale del gusto, com’è che siamo così a compartimenti stagni in tutto il resto? Sul piano dei consumi (e dell’immagine di noi che intendiamo dare  con i consumi) ad ascoltare questa canzone il livellamento sembra essere ormai completo. Perché allora siamo così immobili?

Può darsi che la risposta abbia a che fare con un’altra domanda: com’è che classi sociali agli antipodi sono in grado di soddisfare economicamente desideri identici? Per rispondere a questa, si intuisce che sarebbe opportuno analizzare il doppio canale economico vigente da sempre in questo paese: quello ufficiale e quello non ufficiale, che si sono ibridati tra loro più e più volte fino a non potersi più distinguere.

E qua ci vorrebbe uno serio, che io la portaerei l’ho già ampiamente affondata a forza di farci sopra atterraggi d’emergenza.

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    • Mv,il componimento è all’esame da parecchi mesi. Se mai un giorno dovessi avere tempo e mezzi intellettuali per farlo, gli dedicherò un ponderoso saggio. Per il momento, mi precipito solo a notare che la cosa più orrida della canzone è il fatto che Napoli e dintorni si dica “figata”, termine che come già fa osservare Antonio Pascale (prostrasi e riverire al pronunciarne il nome) rivela deficit strutturali gravissimi, specie in un territorio ove sarebbero possibili validissime e più virili alternative come “sfaccimm”.

      Risposta
      • ma usare figata al posto di sfaccimm li fa sentire più cool e moooolto meno volgari! roba da sobborghi di periferia!

  1. Premesso che ho problemi con gli altoparlanti del computer, che mi sono appena svegliata e che ho sempre desiderato iscrivermi ad Architettura, non ho ben capito dove vuole andare a parare questo post.
    Il livellamento dei consumi è una cosa di cui compiacersi? E’ foriero di un’auspicabile osmosi sociale? Sotto quale aspetto? Non certo quello culturale, secondo me.
    Chi veste Cavalli è in ogni caso vittima di un desiderio di apparire, della ricerca di sicurezze tramite l’ostentazione di un lusso pacchiano, sia esso un borgataro o un fighetto. Passa sempre tutto nel mostrare una ricchezza vera o presunta, posseduta per arricchimento effettivo o cercato magari indebitandosi.
    Le immagini del video illustrano quello che è accaduto a Roma quando ha aperto Trony.
    In fila persone di varie età, estrazione sociale, razza, sino dalla notte prima, per accaparrarsi televisori e cellulari di ultima generazione, a costi forse favorevoli, ma comunque sempre estremamente cari. Risse, qualche ferito, vetrine rotte, traffico e zona bloccata per ore.
    Io ci abito e ci insegno in quella zona. Ne ho parlato a lungo con gli alunni, che erano basiti tanto quanto me. Forse sono, siamo un’élite, almeno culturale, ma i loro commenti mi fanno ancora sperare che il livellamento, se è davvero in atto, non sia troppo verso il basso.

    Risposta
  2. Mi sa che ho problemi in generale con il server.
    Riprovo ad inviare il video

    p.s. in ogni caso ti ho fatto pubblicità

    Risposta
  3. lo ‘swicth’ (purtroppo non riesco a trovare un termine italiano adatto…) e’ avvenuto quando il reddito e’ divenuto indirettamente proporzionale al livello culturale; i nuovi arricchiti non potendo percio’ accedere al ‘mondo dei signori’ per titolo, si sono affidati ai simboli-loghi dei ricchi.
    a napoli, mosca o pechino questi loghi ostentati sono divenuti il passaporto per la ricchezza.
    e poi poco importa che camminino come dei cafoni, sputino come dei cammelli o strillino come gli urlatori al mercato…per comprare una LV ci vogliono 2 minuti, per leggere un libro un paio di giorni! e il tempo e’ denaro…

    ps: c’e’ una bellissima galleria fotografica a riguardo ed e’ intitolata: The Lost Generation!
    http://www.reuters.com/news/pictures/slideshow?articleId=USRTR33OC8#a=1

    Risposta
    • belle le foto, a proposito di effettiva realtà soprattutto giovanile, a Napoli, Mosca o Pechino. La dodicesima mi ha incantato, l’ambientazione ricorda Hopper.

      Risposta

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