Ieri sera c’era di che commuoversi. La vita di Galileo, raccontata in quel modo, insieme alla prova tangibile che guardare la tv può essere una delle attività umane più piacevoli e istruttive, al pari di leggere un bel libro (a me ogni tanto serve questa conferma, perché io – e sarà che sono nato negli anni Settanta, che devo dire – senza televisione proprio non ci so vivere. Quando qualcuno si spara una posa tipo: io la tv neanche ce l’ho, non la guardo, non mi interessa etc., io mi sento male per lui -o lei-, e penso: ma come fa? Ma lo sa che vive male? Glielo devo dire, che senza televisione non è vita? Intanto, la tv è un gesto. Io, a qualunque ora torno a casa, pure in piena notte, le due, le tre, le quattro, se non accendo prima la televisione e guardo una qualunque cosa, pure una televendita di pillole dimagranti, per qualche minuto, non mi posso andare a coricare. Prima devo accendere la televisione, poi posso andare a letto. Con la televisione ci sono nato e cresciuto, come i bambini di oggi con l’iPad. Se sono in viaggio e capito in un posto – albergo, casa di amici, tenda- dove non c’è la televisione oppure c’è ma non funziona, o non prende certi canali fondamentali – tipo La7 o Rai3- per me significa che quello sarà un malo viaggio. Protesto veementemente. Voglio parlare con il Direttore. O col padrone di casa. O col gestore del campeggio. E dirgli, scusi, ma è successo da poco? E se lui mi risponde ma cosa? Glielo spiego: che Rai3 non prede. A quel punto, se mi dice che è da una vita che non la riceve, me ne vado senza manco dare spiegazioni. Se mi invece è solo da qualche giorno lo guardo come per dire: e lei come ha potuto tollerare tutto questo per così tanto tempo? E negozio per una riparazione immediata del guasto. La sera, arrivate le otto e mezza o le nove, se non mi metto a guardare la televisione è come se non mi potessi riposare. Sedermi col telecomando in mano, guardare passivamente qualcosa senza interagire con niente e con nessuno – diciamo la verità: dalle nove di sera in poi, a chi è che gliene frega qualcosa dell’interattività? Uno vuole solo che da qualche parte – meglio se di là da un video, così non si accorge che ti stai scaccolando il naso – qualcuno ti sollazzi mentre te ne stai spaparanzato sul divano. Per me significa che è arrivata la sera, la giornata è finita, e ora posso crollare. Insomma, a me, la televisione, nonostante tutto il male che se ne dice, piace. Sarà un vizio, che ne so, come il caffè. Però è così, e al momento non trovo nessuna buona ragione per smettere), insomma, tutto quello che c’era scritto prima di questa scimunitissima parentesi, unitamente al fatto che era il venticinque aprile e quel tipo di spettacolo, con quei temi, e soprattutto quell’ambientazione, sembrava il modo più corretto di festeggiarlo (anzi una delle poche celebrazioni che avesse senso) è stata una combinazione talmente ben riuscita da mandare in sollucchero chiunque avesse un cuore (e anche un minimo di cervello, ma proprio un minimo, visto che è successo anche a me).
Lo spettacolo teatrale in sé era bello, interessante, istruttivo e divertente anche.
La parte commovente però erano quel posto e soprattutto quelle persone. L’idea che c’è una montagna scavata dove si studia la materia oscura, le particelle elementari, l’universo e il suo espandersi, forse potrebbe pure lasciare indifferenti, sembrare una cosa molto distante da noi, che non ci riguarda troppo. Ma a me pensare che questo sforzo di comprensione lo facciano degli esseri umani, di colpo mi riempie di orgoglio per la mia specie. Una cosa tipo: guarda di cosa sono capaci i migliori di noi. E sentire che quella gente, i migliori di noi, la sera torna a casa e c’ha due figli, mette la lavatrice, cambia la lettiera del gatto, prepara una frittata con le sottilette dentro, paga la rata del mutuo, insomma, ascoltare quelle aggraziate interviste che la giornalista (che bella che era) ha fatto loro, secondo me è stata la cosa più pedagogica e più civica che sia andata in onda da parecchi anni a questa parte. C’è gente così, che fa una cosa speciale come se fosse una cosa normale. Quindi se quelli speciali sono normali, pure io sono un poco speciale (una cosa tipo quando la Juve vince il campionato, che ti sembra che un po’ l’hai vinto pure tu). Persone come me (uguali nelle braccia, nelle gambe però forse non nel cervello) fanno avanzare tutti verso la conoscenza. Tutti, quindi anche me, che pure io la metto, la lavatrice.
Non è molto commovente sapere che stiamo avanzando?
Ecco, ieri anziché deprimermi nel raffronto tra quello che ho fatto io in trentotto anni (il nulla) e quello che invece aveva fatto Galileo e quello che stanno facendo quelle persone chiuse là dentro, mi sono sentito inspiegabilmente partecipe. Sarà dipeso anche dal fatto che tutti (i ricercatori, Marco Paolini e Natascha Lusenti) hanno saputo porgere i temi e le riflessioni nel modo giusto. Però è stato davvero emozionante scoprire, nel giorno dell’Italia liberata, quante cose belle in questo paese sono successe e succedono sopra o sotto una montagna.

Grande televisione, grande Paolini, vero teatro, vera televisione, incredibilmente vicina ed autentica in quanto sapientemente artificiale, costruita, ideata, pensata. Ieri sera la 7 non “pigliava”! Ma porco…proprio stasera…una volta tanto che vale la pena…a forza di firriare l’antenna e di riprogrammare quella camurria di decoder ecco la sala Fermi. Ho registrato tutto e me lo rivedo con comodo mangiucchiando qualcosa di dannoso. Viva l’ITALIA.