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Driving in Sicily

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Gli stranieri nordeuropei che arrivano in Sicilia noleggiano quasi sempre una macchina. È una scelta sensata e consapevole, e testimonia l’organizzazione razionale che queste popolazioni applicano a ogni aspetto della loro esistenza, viaggio compreso.

A casa, hanno probabilmente acquistato una guida, e l’hanno letta molto tempo prima di partire. Quando arrivano sanno già parecchie cose, le sorprese – specie quelle spiacevoli – sono al minimo: il rischio è  calcolato.

Sanno, per esempio, che in Sicilia un treno che va da Siracusa a Messina ha tempi di percorrenza simili a quelli di un maratoneta ben allenato, e che  le corriere hanno invece frequenza umorale e tabelle orarie con più eccezioni di quelle per la coniugazione dei verbi difettivi (il lunedì sì, tre volte al giorno, ma il martedì solo due. Il mercoledì invece no, niente, manco una. Il giovedì sei volte. Il venerdì forse sì, a meno che non sia ponte. Feriali. Festivi. Pre festivi. Pre pre festivi. La domenica l’orario dipende da quanto ha mangiato pesante l’autista. Il sabato forse, perché magari il bigliettaio osserva lo shabbat. E così via). Quindi arrivano in aeroporto, noleggiano un automobile e si tolgono il pensiero.

La lettura preventiva gli ha anche spiegato -di solito indugiando in qualche facezia – che in Sicilia si guida un po’ a coppola di minchia. Il parcheggio è selvaggio, il semaforo è una luce stroboscopica, il clacson fa folklore quanto le urla dei pescivendoli al mercato, la doppia e tripla fila sono prassi comune. Il codice della strada, insomma, è disatteso quasi quanto la costituzione. Il consiglio sottinteso da queste notazioni di costume è più o meno: adeguatevi, altrimenti ci fate la figura dei babbei, si accorgono che siete di Helsinki e finisce che vi vendono la fontana di Trevi.

L’effetto che ciò sortisce sul nordico è di due tipi: può renderlo molto teso (poiché gli si chiede di assumere un atteggiamento cui non è abituato) oppure può renderlo eccessivamente rilassato (nel senso che tanto qua si fa un po’ come ci pare e nessuno si stressa). A prevalere è di norma il secondo.

Ma il fatto è che l’abuso lo devi sapere fare. E al nordico manca l’abc. Dunque, per darsi coraggio, interpreta la deroga alle norme in senso massimalista. Per esempio, nelle strade di Ortigia (spesso strette e prive della possibilità non solo di parcheggiare, ma perfino di accostare sul lato) lui che fa? Pianta la macchina a centro di carreggiata – con tanto di freno a mano e senza manco le quattro frecce – scende e si sbriga i fatti suoi per tre quarti d’ora. Tu non ci puoi credere: ma come? Il crucco? Com’è possibile? Allora non è vero niente? Strabuzzi gli occhi, ti crollano tutte le certezze antropologiche. La vertigine è così forte che non riesci neanche ad aprire la portiera, prendere il cric dal bagagliaio, appostarti vicino al suo sportello, e squagliargielo in testa appena ritorna (cosa che faresti con qualunque tuo concittadino). Per cui quello, serafico, si rinfila in macchina e riparte, confermato nella sua idea preconcetta che qua è la jungla e nessuno si scandalizza di niente. Di te, che sei rimasto con la bocca aperta e che non stai più trovando la forza di rimettere in moto la macchina e ripartire (congestionando a tua volta il traffico) non si è neanche accorto. Quando tornerà a casa, consiglierà a tutti di fare così.

Può apparire paradossale, ma lui lo fa proprio perché è civile. È arrivato qua e vuole dimostrarsi pronto ad accogliere la cultura del luogo. E siccome  pensa -giustamente -che qua si guida come all’autoscontro, assume un atteggiamento consono. Alla base c’è un po’ la stessa logica per cui, quando è al bar, col cameriere, si sforza di dire qualche parola in dialetto: un tentativo di stabilire un contatto con gli indigeni. Di fare a modo nostro, insomma. Solo che siccome è impacciato – non è cosa sua – per compensare, esagera.

L’autoctono – il nativo incivile – sa bene come incuneare il veicolo tra il marciapiede e il muro: è cioè capace di trovare quella posizione per cui il traffico rallenta sensibilmente, ma non si arresta mai del tutto. L’angolo esatto, la proiezione ortogonale millimetrica che farà fioccare le bestemmie senza però arrivare alle mani. Il turista noleggiatore manca invece delle sfumature: un abuso – per lui –  è un abuso e basta, non c’è una scala. Non conosce nel dettaglio il territorio e i suoi abitanti, che è il vero know how della guida selvaggia. Gli manca il pre requisito fondamentale per poter infrangere la legge. Quella strada, per esempio, la puoi imboccare contromano fino a tal punto, infilarti per largo dove invece dovresti metterti a spina di pesce, e uscire indenne dalla manovra. Tu e pure il resto degli automobilisti nel senso di marcia corretto. Ma devi sapere dove si può fare e dove invece ti linciano.

È l’ambiente a produrre gli adattamenti, diceva Darwin. E questo è un ambiente che fa selezione: per guidare qua, devi avere appreso la tecnica dell’espediente. Una sapienza che un abitante del Benelux per sua fortuna non possiede. Per cui, in questo sistema dove a prevalere è l’arbitrio, si sente smarrito. Non riesce a decodificare quale sia il comportamento tollerato e quale invece quello intollerabile. Il criterio civico e morale che nel suo paese viene applicato con semplicità (ciò che la norma prevede si può fare, ciò che la norma non prevede non si può fare) qui è affidato all’interpretazione. E l’interpretazione muta a secondo della contingenza. Ora è consentito, ora no.

Tutto ciò può intimidire il turista fino al punto di fargli restituire la macchina alla prima agenzia aperta che trova (e camminare a piedi per il resto della vacanza) oppure farlo reagire alla timidezza con la spavalderia (e rischiare che il primo malacarne indispettito lo mandi a dormire in ospedale anziché in albergo).

Una volta, in via Nizza, causa un hotel nei pressi, un tedesco aveva lasciato l’auto in sosta in prossimità dell’incrocio con via Larga. La via Nizza è tutta una doppia fila, perfino in prossimità degli spazi riservati alla scorta del senatore (che lì risiede). Si scorre sempre lentamente, il tappo è matematico, però, anche se per fare cinquanta metri ci stai cinquanta minuti, alla fine esci sul lungomare. Il tedesco aveva creato un ingorgo tipo quelli che si vedono nei film di Steve Martin sui boulevard di Los Angeles. Cos’era successo? La proprietaria dell’albergo, per non smentire il luogo comune che ci vuole indisciplinati alla guida, aveva confermato al turista che poteva fare come gli pareva: lasciare la macchina a minchia di cane e scendere a scaricare la famiglia e i seimila chili di bagagli. Quello, abbandonando il veicolo, aveva pure sghignazzato pensando: vedi che vantaggi che ci sono però in Sicilia, spegni il motore, rilassati, easy come easy go, che tanto qua nessuno c’ha fretta.

Quando era tornato però la sua macchina non c’era più. Una squadra di automobilisti, indignata da quel parcheggio eccessivamente strafottente, gliel’aveva scarrozzata a braccia sul lugomare, nel bel mezzo della linea immaginaria che separa i due sensi di marcia. La spavalderia del tedesco si era ora mutata in panico. Cominciava a temere che adesso i bongo bongo lo avrebbero circondato, legato a un palo, infilato in una pentola e mangiato alla matalotta.

Invece il picciotto della putìa all’angolo gli si era avvicinato e gli stava spiegando (un po’ a gesti e un po’ a parole): vedi, là sì, la puoi mettere. Qua, invece, dove l’avevi messa tu, no. Il tedesco era incredulo: ma come? Là? Nel bel mezzo della strada? La sua macchina troneggiava tra le due corsie, ingombrando la vista come uno scecco a centro di salotto. E il picciotto: sì, là sì, perché passiamo lo stesso, capito?

Questo sulla guida non c’era scritto. Questo lui non lo poteva capire. E sarebbe tanto bello che non potessimo capirlo neanche noi.

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  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto and commented:
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  2. Tu, strepitoso. Io, invidiosa.
    Forse l’hai già visto, ma rivederlo è sempre uno spasso (soprattutto al minuto 3.41): http://www.youtube.com/watch?v=RSIzWe33kpw

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  3. Strepitosi tu e il video, in effetti.
    - Un viaggio a Napoli: dopo aver chiesto ripetutamente indicazioni per la strada per Pompei, ci siamo rassegnati e abbiamo fatto quella contromano: la strada è quella, ci dicevano tutti guardandoci stupiti, non c’erano alternative. E correvano pure tutti, quelli che andavano nel senso giusto. Sono passati tanti anni, forse adesso non è più così, e forse non prenderebbero più il mio compagno per un nordico ( che in effetti…). Comunque quando ci ripenso divago, e mi viene ancora tanto da ridere.
    - Un viaggio a Monaco: un’amica tedesca che era stata a Roma per un anno ( vivendo allo stato brado, dormendo dove e come capitava, fumando e bevendo di tutto, entusiasta soprattutto dei napoletani e dei loro sensi vietati), quando ci ha ospitato a casa sua ci ha addirittura vietato di fumare. Il computer ne poteva risentire…
    Questo secondo episodio non mi fa ridere come il primo, non sono d’accordo sulla chiusura del tuo blog. Li conosco bene i nordici, ex compagno a parte. Capiscono benissimo, dammi retta.

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  4. Tre mie amiche piemontesi trascorreranno quindici giorni in Sicilia la prossima estate. Dal momento che hanno deciso di fare una vacanza itinerante, affitteranno un’autovettura. Leggerò loro il tuo post…

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  5. Non mi piacciono i commentatori che si dicono “invidiosi” dei tuoi post. Se dobbiamo confessare sentimenti meschini (invidia, gelosia, cattiveria etc.) preferisco confessare tutta la mia comprensione – connivenza? – del ragionamento del picciotto di cui sopra. Non vorrei la discrezione al posto del codice della strada, sia chiaro, e la macchina in centro di strada va multata, ganasciata, rimossa etc. Però è proprio vero che c’è abuso e abuso. Come c’è il reato da ergastolo e c’è quello da pena pecuniaria.

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  6. Eh beh…quando chi rispetta le regole le vede infrante, non pensa che ci siano ALTRE regole, ma che non ce ne sia nessuna. E sfrascia (esagera). Io ero un ragazzino timido e genovese che è andato a vivere a Bari a 13 anni. Vedendo certe cose fatte dai miei coetanei baresi, pensavo di poter dar libero sfogo alle mie turpitudini (casino, confusione, fancazzismo civico). Poi ho trovato un equilibrio.

    E cmq, ce lo meritiamo il tedesco incivile: ci è piaciuto ad aprire il vaso di Pandora? E mo’ ce lo teniamo.

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  7. Meraviglioso. Ho appena avuto i miei genitori (mitteleuropei) qui. Loro appartengono decisamente al primo tipo. Alla fine porto sempre io la macchina ;-)

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  8. memoriediunaprecaria

    Adoro il tuo modo di fare ironia!

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  9. Nella chiusa c’è molto. Bella: e sarebbe tanto bello che non potessimo capirlo neanche noi.

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  10. Domani (anzi oggi, ormai) esce con il Corriere della Sera il primo di quindici dvd, una nuova collana: “Le parole che hanno cambiato il mondo”.
    Si comincia con Martin Luther King e il suo ‘I have a dream’.
    Ad un certo punto dell’articolo di presentazione Di Stefano dice: “Ammesso (e concesso) che le parole non cambiano il mondo se non si accompagnano all’azione, la sonorità, la cadenza, la musica non vanno sottovalutate…
    Mi ricorda qualcosa, almeno credo, vista l’ora.

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