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Facendo finta che lo vogliamo

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Stasera si prevedono scintille tra guelfi e ghibellini a proposito di quest’isola artificiale nel porto grande. Pur volendosi dichiarare (e ce ne vuole), con un doppio salto mortale, pro nuovo porto turistico, questo progetto (stando alle foto che circolano sul web) suscita due perplessità, una delle quali particolarmente angosciosa.

1. Siamo a Siracusa, giusto? E allora, visto che un porto turistico lo si vuole fare, perché deve sembrare quello di Dubai o di San Diego? Cioè, pur non essendo né architetti né specialisti in marketing turistico, c’è da chiedersi perché ogni volta che qualcuno propone una grande opera a Siracusa si vada a copiare un modello standard e poi se ne tenti l’applicazione, calandola sul territorio come una specie di idea platonica: dall’Iperuranio direttamente dentro la rutta ei ciauli. Il Talete, che è boh, chi lo sa che cos’è, una specie di cassonetto per la differenziata gigante, perché non l’abbiamo fatto, chessò, a forma di caicco? Un caicco trasparente, in plexiglass, ultraleggero, metà affossato nel mare e metà emerso. Oppure un’astronave in titanio a forma di orecchio di Dionisio dove se uno ietta uci, l’eco si sente fino alla Marina? Insomma, perché non abbiamo fatto un parcheggio, anche ultramoderno, ma che possa diventare motivo di attrazione esso stesso per quanto è particolare, diverso da tutti gli altri parcheggi del mondo e riconoscibile come il parcheggio Talete sul lungomare di Siracusa? L’isola artificiale del porto, visto che proprio la si vuole fare, perché non la facciamo a forma di teatro greco? E il porto perché non è a forma di còclea di Archimede? Cioè perché non proviamo a dargli unicità, e magari un’unicità che contenga un richiamo alla storia o alla natura di questo territorio? Tipo: il porto barocco. O il porto di ricotta. A forma di carretto siciliano. Di arancino. Una cosa che uno arriva con la nave, la barca, il materassino e dice: “Mih, ne ho girati di porti, io, ma una cosa così l’ho vista solo a Siracusa”. No, perché questo potrebbe fare sì che poi ci sia un passa parola, che il popolo della marineria da diporto venga qua apposta per vedere questo famoso hub a forma di pala di figurinia, col tunnel sottomarino che ricorda un cannolo di Cassarino e che si aggancia alla banchina pavimentata a scaglie di giuggiulena. Perché è così sottovalutata questa cosa? Perché si fa il porto standard? Ok, certo, ovviamente deve essere un porto moderno e funzionale, con delle caratteristiche comuni a tutti gli altri, ci mancherebbe. Deve essere cioè un’attrezzatura che offra gli stessi servizi che offrono gli altri, e su questo non ci piove. Facciamo un’analogia e fingiamo di dovere attirare turisti a Siracusa con un nuovo Mc Donald’s, così ci capiamo meglio. Acconsentiamo all’idea che un Mc Donald’s ci voglia, perché quelli che viaggiano il Mc Donald’s lo vogliono trovare ovunque vanno: è rassicurante, bello, comodo, standard, planetario. E noi glielo vogliamo fare trovare anche qua, benissimo. Ma che senso ha prendere a modello un Mc Donald’s di Chicago? Lo puoi pure migliorare, perfezionare, portare a venti piani, lo puoi fare il più lussuoso e accessoriato del mondo, ma chi è che verrà mai a Siracusa perché c’è un Mc Donald’s come quello di Chicago? Non avremmo molte più speranze di attirare gente se facessimo un Mc Donald’s tutto in piastrelle di Caltagirone, con le pareti a mosaico di Piazza Armerina e i balconi con i mostri ruggenti tipo Noto? Sarà sempre un Mc Donald’s, però un Mc Donald’s che puoi trovare solo qua. Del resto, nel mondo, i Mc Dondald’s personalizzati sullo stile del territorio ci sono veramente, e finiscono addirittura sulle guide turistiche, segnalati come  “da vedere”. Allora perché non fare un porto che, boh, al posto di un’isola ne abbia addirittura sette, così almeno richiama i sette scogghi?

2. E qua veramente si suda freddo. La Costa Concordia pare avesse a bordo più o meno quattromila persone. Quattromila. Mettiamo che in questo nostro nuovo porto attracchi una Costa Concordia (sempre che Joe Schittino non ce la affondi al largo dell’isola dei cani). Scendono quattromila persone per andare a visitare il teatro greco. A piedi non ci possono andare (notoriamente i croceristi camminano al massimo dal buffet alla sdraio). Prendono il pullman. Quattromila persone. Ogni pullman, nella migliore delle ipotesi, contiene una ottantina di persone. Quattromila diviso ottanta fa cinquanta. Cinquanta. Cinquanta, capito? Aspe’, scriviamolo a numero: 50. Cinquanta pullman per nave. Cinquanta pullman partono dal futuribile parcheggio del nuovo porto turistico e invadono la città come manco i cartaginesi, che cinquanta triremi non ce le avevano sicuro. In pratica vengono ad arrotarci tutti. Conquistano la città e si danno alle razzie e ai saccheggi. Stuprano la nostra circolazione e fanno strame del nostro sistema nervoso. Cinquanta. Pullman. Imboccano. La. Via. Elorina. La congestione di qualunque sistema viario. La paralisi di ogni spostamento urbano. Ingorghi che manco con l’idraulico liquido. Processioni di incappucciati ai semafori. Riti satanici agli incroci. Sacrifici umani alle rotonde. Cani e gatti che si accoppiamo tra loro sulle aiuole spartitraffico. L’apocalisse stradale è servita. Cinquanta pullman escono da via Elorina e unni vanu? Che strada imboccano? La via Catania? La via Columba? Cinquanta pullman, arrivano – davvero non so immaginare come, quale sia l’arteria stradale che possa contenerli – al teatro greco e unni s’anfilunu? Al solo immaginarlo, io, comincio a suonare il clacson e a dire tutte le malapparole che so. Attualmente, se capiti due, diconsi due, pullman in corso Gelone ti saluti con la famiglia. Se per sbaglio incappi nei pressi del Molo Sant’Antonio nell’istante in cui uno, un solo pulman si ferma per fare attraversare la strada a una sessantina di giapponesi, ti ritrovi immobilizzato in una bolgia di lamiere. Quando ce ne capiteranno davanti cinquanta che faremo? Scriveremo un messaggio nella bottiglia e lo lanceremo fuori dal finestrino? Chiameremo la protezione civile? Ci attrezzeremo con dei bengala di segnalazione per farci venire a recuperare da un elicottero? Insomma, va bene il porto per le grandi navi. Ma poi? Le strade, i parcheggi per questi pullman, la logistica? Ammesso anche che si riescano ad adeguare i dintorni e le immediate adiacenze del porto, la città, nel suo complesso, non è comunque sottodimensionata per questo giorno della locusta che non solo si prevede, ma addirittura si auspica? Allo stato attuale, bastano le rappresentazioni classiche di maggio/giugno a mandare completamente in tilt il traffico urbano per un mese. Che cosa succederà quando i flussi saranno quadruplicati e dureranno, come si spera, per l’intero anno? Gireremo tutti con il valium in macchina? Avremo il sedile passeggero occupato dallo psicanalista e quello del guidatore a forma di chaise longue per potergli raccontare in tutta calma la storia della nostra vita?

Fino a ora, le varie amministrazioni di questa città hanno dato prova di cavarsela piuttosto male con le opere ordinarie. Il che non fa nutrire gran fiducia su come ne realizzeranno una colossale come questa. Ma forse alle perplessità di cui sopra si è già data risposta, e c’è qualcuno che sta lavorando per una città a misura dei suoi due, o più, nuovi porti turistici. Una Siracusa più grande, più nuova e più bella che riesca a gestire le folle che intende attirare. Speriamo. Perché altrimenti rischiamo che l’isola di Ortigia diventi una specie di Lampedusa, con gli imbolsiti croceristi al posto degli scheletrici clandestini, e noi in perenne stato di emergenza. E un conto è solidarizzare con dei disperati, che ti viene di portargli una coperta e preparargli la pasta al forno. Un conto è solidarizzare con il proprietario di un panfilo, che lo champagne lo pretende servito freddo e il flute lo vuole di cristallo.

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  1. Se finalmente ti danno retta e fanno il porto di ricotta, io mi precipito a Siracusa. L’effetto barocco al limite lo possiamo rendere con eleganti stucchi realizzati con la pasta di mandorle. Mi metto subito a lavorare sul modellino in scala.

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  2. occhio perchè dici delle cose sovversive…cioè…troppooo intelligenti..e cu sa pigghia poi la responsabilità di farne una, ma dico una, buona???

    respect! ;-)

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  3. Per essere precisi nelle 4.000 persone è compreso anche il personale di bordo (circa 1.500 persone se non sbaglio)…ma dividendo le restanti 2.500 per 80 otteniamo circa 30 pullman, che per Siracusa resta un numero impossibile. Penso bastino 5 o 6 pullman in fila a corso Gelone per creare il delirio della viabilità cittadina ;-)

    Saluti e stima,
    bat

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  4. icittadiniprimaditutto
  5. Ahahahahah, Joe Schittino alla guida della costa concordia ahahahah!

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