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Operette immorali 6: stabilire l’età

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Nei rapporti di coppia che superino una certa durata, cioè quelli che si possono definire con espressione comune lunghi (aggettivo assai impreciso in questa ricorrenza, poiché la lunghezza di questo lunghi è misura variabilissima e non oggettivabile in termini quantitativi, ma è invece legata alla capacità di sopportazione di ciascun individuo, e ha dunque poco o nulla da spartire con il tempo fisico, mentre è disciolta in quell’elemento fluido che Bergson definiva durata) è possibile rintracciare almeno uno spartiacque, superato il quale, si precipita nell’abisso della consuetudine domestica. Il pirito. Sin dall’introduzione in commercio, ormai decadi or sono, delle bibite frizzanti, che stravolgono il metabolismo gassoso del corpo fino a renderlo una sorta di vulcano attivo, il rutto è divenuto un’emissione socialmente assai  più ammessa, pena l’implosione tua e la morte di chi sta attorno, e ha perso dunque ogni valenza di indicatore temporale. Gli anelli che bisogna contare dentro la corteccia di una coppia per stabilire quanto è vecchia sono i piriti. Nelle coppie allo stato embrionale, quello dei primi appuntamenti, quello del Ah, stai a Ferla? Io abito a piazza Adda, però, no, no, non ti preoccupare, ti vengo a prendere io e poi dopo il cinema ti riaccompagno a casa, che mi piace tanto fare i rally di montagna prima e dopo un bel film, l’esistenza del pirito non è nemmeno concepita. Le menti degli innamorati sono una tavola periodica degli elementi a cui sono stati sottratti i gas: non li conoscono, non sanno cosa sono, e forse per questo il loro corpo non ne produce. In generale, le coppie appena formate sono un pianeta a tenuta stagna, non cacano, non pisciano, non squarano, non gli cola manco il naso. Ma l’universo è un divenire. E la vita, insegnano gli astronomi, vuole vivere. È così che col passare di anni luce (che in una coppia possono equivalere a giorni come a eoni) per ciascuno dei due componenti si affaccia il problema di smaltire le scorie. Prima di arrivare al pirito, che è lo stadio ultimo, si pone il problema del cacare. Se sei un uomo, scoprire che lei caca è un trauma. Una cosa che può deluderti fino a scagliarti nella più nera delle depressioni e farti urlare al cielo con rabbia quoque tu. Sì, perché magari sei già stato zito diverse volte, ma lei è così bella, e questa volta eri sicuro che fosse diversa da tutte le altre. Invece, una mattina siete in hotel e lei per la prima volta chiude la porta del bagno. Quindi non si sta lavando i denti. Non sta applicando il roll on sotto le ascelle. Non si sta scippando i peli delle sopracciglia con la pinzetta, non sta controllando se il salvaslip si è spostato, non sta riempiendo il bidet col chilly o verificando se il tampax è già da sostituire o una di quelle altre cose incredibilmente immonde e schifosamente repellenti che fanno le femmine in bagno ma che la vita, con la sua brutale crudezza, ti ha ormai insegnato a tollerare. No, sta proprio cacando. È seduta sulla tazza e probabilmente, siccome le femmine sono sempre un po’ stitiche, è pure con la schiena piegata in avanti e ha una smorfia contratta sul volto, perché chi le profetizzò che avrebbe partorito con dolore non si riferiva affatto al procreare. Ci rimani malissimo. La guardi storto per giorni. Covi astio. Ti senti ingannato. Si è venduta per qualcosa che non era e, quel che è peggio, ora che l’hai scoperto sta facendo finta di niente. Ti sorride. Continua a recitare la parte di quella che non caca, anche se ormai l’hai smascherata. Da quel momento in poi, niente sarà più come prima. Avete imboccato una china pericolosissima, e da lì a poco sarà impossibile frenare la discesa. Presto lei si ritroverà a usare il filo interdentale nello stesso bagno e nello istante in cui tu stai sgrullando via le ultime gocce grattandoti con vivacità fra le natiche, sbadigliando e scatarrando contemporaneamente, con grande sfoggio di tutte le tue capacità multitasking. La fine è vicina. Ma non è ancora arrivata. Arriverà coi piriti. Perché dal momento in cui l’hai vista cacare, tutti gli sforzi, tuoi e suoi, si sono concentrati su quell’ultimo baluardo, e vi siete accaniti a difenderlo con strenua resistenza. Ok, si può fare tutto, ma i piriti, per favore no: restiamo umani. Solo che dalle convivenze occasionali nelle camere d’albergo siete passati a quella definitiva. E se prima, dopo averla riaccompagnata a Ferla, appena giravi la chiave nella toppa ti festeggiavi da solo il rientro a casa sparandoti più botti di quanti gliene sparano a Santa Lucia quando torna al Duomo, adesso ciò che in te scalpita per uscire dovrai continuare a reprimerlo nei secoli dei secoli. Sei chiamato a una scelta. Devi dirimere un amletico dilemma. Se sia più nobile lottare contro la natura e vivere una vita senza piriti o se sia più onesto perdere la dignità, e con essa l’amore, deflagrando senza più ritegno. Per qualche tempo ancora, la risolvi con un meschino compromesso. Allora ogni pirito che ti scappa, tenterai di farlo apparire come una goliardata. Percorrerai la via della complicità e della spiritosaggine. Ogni flatulenza sarà accompagnata da una irresistibile battuta. E lei riderà un po’ schifata e un po’ divertita. Farete delle specie di gag, in cui tu ti industrierai per essere divertente come un capocomico da avanspettacolo e lei imparerà alla perfezione il ruolo della spalla. Ma durerà poco. Non è che a ogni pirito ti puoi inventare una barzelletta. E verrà il giorno in cui, esaurito il repertorio, farai un botto clamoroso e tutto quello che riuscirai a dire dopo sarà uno scusa neanche troppo convinto. Per un paio di giorni andrai avanti millantando malesseri di stomaco e intestini in disordine. Ricorrerai al sordido e svilente metodo di giustificarti dandoti malato e cercando la sua commiserazione. Ma quel che è peggio offenderai l’umanità intera medicalizzando il pirito, emissione sanissima, che tu ingiurierai rendendola sintomo di  un imprecisato e immaginario morbo. Capirai che così non puoi andare avanti. E a quel punto piriterai senza ritegno. Ecco, quella sarà veramente la fine. Perché non l’avevi mai fatto in vita tua. Neanche con tua madre, che per lo meno dormivate in camere separate e se lo facevi partire in soggiorno ti azziccava una tumpulata di dritto e una di rovescio. Quello sarà il segno di una intimità patologica, di una simbiosi che, questa sì, ha del morboso. E ogni volta che penserai di lasciarla, sarà l’idea di dover ricominciare con un’altra il lungo e tortuoso percorso del pirito a trattenerti e a fare da collante tra di voi. Ecco perché un pirito – sonoro – può dire con voce assai più chiara di un anello di fidanzamento – muto – da quanto tempo state insieme. E forse anche per quanto tempo ci resterete.

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  1. Fantastico questo pezzo.Mi hai messo davvero di buon umore

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  2. Il primo blog che non piace a De Beers.

    Risposta
  3. “meglio una malacreanza che un male di panza”, diceva mio nonno

    Risposta
  4. ahahah sei un grande!

    ecco, magra consolazione, ma magari sono single perchè a qualcuno scoccia rìiniziare a scorreggiare tutto da capo.. -.-

    Risposta
  5. verità strepitose!! (bello bello bello!)

    Risposta
  6. AHAHAHHAHAHAHAH stupendo! non c’è che dire, è davvero un articolo illuminante! AHAHAH non smetto di ridere!

    Risposta
  7. Reblogged this on Window Pane and commented:
    OMG, troppo divertente!

    Risposta
  8. Ho le lacrime agli occhi per le risate!!!

    Risposta
  9. io ho inesorabilmente esaurito il repertorio delle barzellette!

    Risposta
  10. Ho avuto la brillante idea di leggerlo in ufficio, tra me e me…e i colleghi….ed anche i capi. Non potevo sapere….:))

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