Esiste una forma siculosudorientale del vivere. Si ricava per sottrazione: prendi una persona viva, le togli le azioni e ottieni un siracusano. Detta così suona come un’astrazione teorica, e in parte lo è, ma è soprattutto una sedimentazione culturale, che sfocia in un atteggiamento visibile occhio nudo.
Lo si può sperimentare con facilità recandosi in una sala da ballo a sud di Catania nel bel mezzo di un sabato sera. La cosa non riguarda certo i rave party o le feste a base di alcol e vari prodotti anfetaminici, dove la componente chimica ha la meglio su qualsiasi retaggio antropologico, ma quei posti che di solito sono meta del divertimento per i cosiddetti sticchi di culo (nel resto d’Italia: fighetti) o per le persone normali (nel senso di non aduse a drogarsi prima di uscire). Andateci e poi ditemi se vedete qualcuno ballare.
Il piacere per cui il siculo sudorientale è disposto perfino a pagare un biglietto (cosa circoscritta a quei pochissimi eventi per cui le telefonate preliminari volte a censire docu cu canuscemu? non siano andate a buon fine) non ha niente a che vedere con la gioia che viene dal liberare le tensioni danzando, scatenandosi, abbandonandosi al ritmo e sudando. No, non c’entra niente. Il siculo sudorientale va in discoteca per riservarsi la possibilità del godimento supremo.
Sì, perché potrebbe capitare che dentro la discoteca qualcuno balli. E a quel punto lui potrebbe finalmente fare ciò che vorrebbe fare sin da quando ha messo piede lì dentro: indicarlo ridendo e prorompere nel fonema «Talé». In quel momento lui è felice. E la sua felicità si contagia a tutti gli astanti che, come in preda a un raptus collettivo cominciano anche loro a esclamare «Talé», chi a mezza bocca, chi urlandolo nelle orecchie del vicino a causa dei decibel, chi ancora raddoppiandolo o triplicandolo come in preda a una lallazione di tipo compulsivo «Talé, talé, talé».
L’apice del piacere lo si raggiunge se colui che viene additato nell’atto di ballare lo si conosce. Se è un amico di quelli stretti si rischia l’ejaculazione precoce. L’espressione, pur essendo accompagnata da un gesto del dito e da un puntare gli occhi addosso inequivocabili, può risultare ermetica, ed è dunque necessario spiegarla.
Il siculo sudorientale ritiene socialmente sconveniente andare in una discoteca e ballare. Ritiene socialmente sconveniente anche l’atto del divertirsi. Più in generale, ritiene socialmente sconveniente il vivere stesso. La sala da ballo è un luogo deputato ad assolvere due funzioni che nulla hanno a che vedere con le danze: vestirsi «bene», (cioè con addosso abiti che siano la metafora più esplicita possibile delle banconote spese per acquistarli) e «vedere chi c’è». Se balli, o sei «un torpo» (nel resto d’Italia: tamarro, coatto etc) o sei «un pazzo» (definizione che compendia una vasta gamma di tipi umani: dall’eccentrico, al neuroleso, passando per l’originale, il depresso, lo strambo, il pitocco e l’anticonformista. In un’espressione: il diversamente vivo). Oppure ancora «non hai niente che fare». Quest’ultima è l’epigrafe che il siracusano appone a giudizio tombale su qualsiasi attività venga svolta da chiunque non sia lui. La sera vai a correre per tenerti in allenamento? Sei un pazzo scattiato. Oppure non hai niente che fare. Ti piace collezionare francobolli? Sei un maniaco. Oppure non hai niente che fare. Leggi libri? Sei depresso. Oppure non hai niente che fare. Hai un blog? Sei un folle. E di sicuro non hai niente che fare.
Solo chi non ha niente che fare può permettersi il lusso di attività come andare in palestra, suonare uno strumento, nuotare in piscina, navigare su internet o andare in un cinema che non sia il Vasquez a vedere un film che non sia con Boldi e De Sica in un giorno che non sia il ventisei di dicembre.
Le giornate di un siracusano infatti sono freneticissime. Non c’è tempo per nient’altro che non sia lavorare. I milanesi? Gente che se la mina tutto il giorno. La city di Londra? Un covo di magnacci. L’attività lavorativa vera, quella che non lascia il tempo di respirare, ferve solo tra Ortigia, la Borgata e il Corso Gelone. Un capitolo a parte riguarda facebook. Se lo accendi, ci trovi tutti i concittadini che conosci, compresi gli emigrati. E se lasci accesa la chat, ti si apriranno mille finestre diverse, ma tutte con dentro la stessa frase di benvenuto: «Mih, ma sempre qua sei? Ma com’è che non hai mai niente che fare tu, ah?». Prima succedeva anche al bar: ci entravi a prendere il caffè e ci trovavi mezza città. Però quello che non aveva niente che fare eri tu. Facebook ha reso il caffè perenne e la possibilità di additarci a vicenda come nulla facenti è salita ai massimi storici dalla fondazione della colonia greca.
L’essenza della siracusanità consiste in questo fare le cose senza farle. Cioè facendole ma chiamandosi sempre fuori da ciò che si sta facendo. A ballare? Ci puoi andare. Basta che non balli. Su facebook? Ci puoi stare. Però di passaggio. Non è tanto che i siracusani imitino la vita senza viverla. È più che altro che riescono a viverla svuotando le azioni della loro essenza. Scavano via la polpa con un cucchiaino e poi si infilano nel guscio per ripararsi dagli sguardi altrui. È una cosa antica.
Per rendersene conto basta andare alla festa di Santa Lucia. È l’unica festa patronale in tutta la Sicilia (e forse in tutto l’universo) in cui non succede niente. A Catania si vestono tutti di bianco, urlano, corrono spingendo un carretto in salita, cantano, preparano le candelore per settimane. Nei paesini, perfino in quelli minuscoli, la celebrazione religiosa è preceduta o seguita da eventi collaterali tipo concerti, giochi, giostrine, fiere. A Siracusa niente. Una processione. Silenziosa. E basta. L’unico imperativo è che ci devi essere. E per le donne che ti devi mettere la pelliccia.
Questo ha spinto illustri e acuti commentatori forestieri a un grande fraintendimento. Si è letto su guide e libri che si tratta di una delle feste più sobrie ed eleganti d’Italia, dove prevale la misura e la compostezza. Non è vero niente. Il vero motivo per cui la festa di Santa Lucia si svolge in questa piacevole atmosfera di moderazione è che se qualcuno intonasse un canto, partisse con un’invocazione o sparasse un mortaretto il resto della popolazione lo prenderebbe per pazzo. Oppure per uno che ha non ha niente che fare.
Da tutto questo, la festa ci ricava una cosa davvero stupenda. Nel silenzio dei fedeli che strisciano i piedi scalzi in processione, l’urlo atavico «Sarausana è» – riservato solo e soltanto a chi abbia la potenza vocale adatta, il timbro giusto e l’ispirazione altissima – tocca davvero le corde di un senso di appartenenza molto profondo. E riesce a entrarti così dentro proprio perché il contesto di calma e di inattività lo fa risaltare con potenza. Ogni volta che senti quel grido, ti viene da pensare che magari a Siracusa basterebbe questo: che una volta, qualcuno, un pazzo, oppure uno che non ha niente che fare, in un momento che non sia la festa di Santa Lucia, si mettesse a urlare qualcosa nel silenzio. Allora forse la città uscirebbe dall’incantesimo millenario e comincerebbe a vivere.

sei un genio. Sono di Siracusa ma dopo 4 anni ad Urbino non penso ci tornerò, se non per vedere i parenti una volta l’anno. Io comunque che Siracusa cambi non ci spero più.
Una descrizione (quasi) perfetta dell’odierna Siracusa. Su qualche punto avrei da ridire (come quello del ballare in discoteca), perchè magari ti riferisci a quei siracusani che comunemente vengono chiamati “Tartarini”, che poi sono la maggior parte dei ragazzi in giro per la mia città.
C’è da dire che purtroppo su quasi tutti gli altri punti hai ragione. Siracusa è una città che pian piano si sta svuotando. Non abbiamo un’università (o meglio, ce l’abbiamo, ma non basta un solo corso di laurea) quindi non attiriamo giovani. Stesso discorso per il lavoro che questa città può offrire. Siracusa comincia a vivere d’estate, con tutti i turisti che si ricordano ancora che splendida città (sotto un punto di vista storico e turistico) è la nostra. Ricordo che già 10 anni fa la situazione era diversa (adesso ne ho 23). Diciamo che Siracusa era più “Sveglia”.
La mentalità del Siracusano purtroppo è come l’hai descritta tu. Inizialmente mi sono sentito offeso, perchè non mi sento di appartenere alla tua descrizione del Siracusano standard. Ripensandoci però ho (purtroppo) realizzato che la maggior parte della gente qui è così. Personalmente amo questa città e se fosse per me non la lascerei mai. Ma so che, volente o nolente, per gli studi che sto seguendo, dovrò andare via.
Avrei da ridire su ciò che ha detto quello che ormai si fa chiamare “Normale”:
A Siracusa ti saranno rimasti si e no una decina (se non solo due) amici. Forse perchè dopo quel 16/02 sei cambiato (si cambierebbe inevitabilmente, e non sto nemmeno dicendo che sei cambiato in peggio o in meglio). Ad Urbino ti sarai fatto una vita per la persona che sei adesso. Qui non hai più nessuno perchè non sei più quello di prima (purtroppo).
ti sei dimenticato una cosa fondamentale: c’è qualcuno che fa qualcosa, qualsiasi cosa, cantare ballare, andare in bicicletta, fare giochi di magia, fare della comicità …BEH DAVVERO QUALSIASI COSA; passa puntualmente il tipo che se ne esce con una bellissima frase “ou iu u sacciu fare megghiu!” risatina degli amici e dopo questo se ne va! w siracusa…siracusa dei bravi!!! -.-”
sei un fottuto genio…siracusa ormai è una merda di città..dovuta proprio a sta gioventù veramente che ha del ridicolo …hai dimenticato una cosa.. in disco o in ortigia fermi nello stesso posto a bere un cocktail dalle 11 alle 2..un solo cocktail perchè gli altri soldi li hanno spesi per uscire il macchinone e metterci 5€ di carburante.
Ho 40 anni, Il siracusano ha sempre fatto schifo in tutto e dovunque. L’unico salvacondotto lo ha laddove riesce con la sua ruffianeria. Nient’altro.
Questo è un posto bellissimo con una società di merda. E’ sempre stato così. Prima i “malacarni” di S.Panagia e Mazzarona che andavano a picchiare la gente per bene (compreso me)
Poi i “montati” imbecilli inutili, ancora oggi inutili ma riciclati in politica (puttane comprese)
Poi le Puritane a Siracusa e puttane da Agnone bagni in poi… mah ! Chissàperchè !
Poi noi Tutti (compreso me) che diamo sempre ascolto al pettegolezzo, alla soglia dei 40 anni mi sono rotto i coglioni e quando mi succede, minaccio di percosse fisiche “cu mi parra male di terzi”
Cazzo ragazzi: ho assitito in prima persona a cose veramente assurde. Ma dico veramente e senza presunzione vi dico ciò.
A te che hai 17 18 anni: VAI, SCAPPA VIA, STUDIA FUORI FAI L’ERASMUS, ANCHE LO STUPPACESSI, MA VAI VIA DA QUESTO INFERNO.
TI PREGO ANCHE SE NON TI CONOSCO. VAI VIA !
ma perchè tutto questo accanimento?????? Mi sembra che tutto il mondo, come si dice, é paese…….io sono orgogliosa di essere siracusana e non mi rispecchio in tutto quelle parole e frasi a dir poco offensive!!!! Se proprio ci teniamo a cambiare in meglio qualcosa, rimbocchiamoci le maniche invece di criticare……dobbiamo essere noi i primi fautori del cambiamento!!!!
sabrina cerchiamo di essere obiettivi….Siracusa ha delle potenzialità assurde ed inestimabili come città, ma in un contesto sociale ke lascia molto a desiderare…e x quanto riguarda la questione del cambiamento,lascia il compito alle istituzioni locali dato che x loro è un obbligo ed un dovere nei confronti dei cittadini far risalire la china…cmq rimango dell’idea che Siracusa e i siracusani si siano fermati ad uno standard che con la realtà di oggi non produce nulla di positivo…
Io mi chiamo Sabrina…. sarà il nome !!! La penso come te
ma che cazzo ti vuoi rimboccare…Che cazzo vuoi cambiare….Cesso di città piena di idioti….
Arrivando in treno da Ct, un cartello alla stazione mi faceva riflettere: Siracusa città per la pace e i diritti umani. Dopo qualche tempo ho capito che per pace si riferiva ad un totale piattume sociale riscontrabile in tutto quello che hai scritto. Ma resta sempre la città più a misura d’uomo della sicilia.
… fautori del cambiamento??? n’autra ca nun avi nenti a chi fari …
… in ogni caso siracusa è un’astrazione, un caso umano perenne, ma di quelli seri … per questo è a suo modo irresistibile …
perfettamente d’accordo
…inibiti!
bellissima e pungente analisi, condivisa da chi ha provato a fare…e ha ricevuto lo stesso commento. Certo però…macari tu nun hai nenti chi ffari?
SIracusa è in agonia ma leggere ancora qualcosa di intelligente fa sperare per un miglioramento.
Cara Ornella cinquantina sono finiti i bei tempi…Ormai Siracusa è proprio un bel bidè rotto…
genio!
Divertente questo post. Non sono siracusana nè sicula, ma ho riso di gusto. Anzi, mi hai ispirato un post sulla mia terra di origine. Se lo vorrai leggere, mi farà piacere. Ciao
Pingback: 4 modi infallibili per riconoscere un perfetto Brianzolo, ovvero: approfondimenti antropologici sul Marco Ranzani di Cantù | Sconnessa
Anzi aggiungerei a tutti colore che sono stati bravi a deridere Siracusa e dire che è un perfetto ”piattume”..che facciamo qualcosa, invece di fare solo i cittadini critici, perchè senza a parole non si arriva da nessuna parte… bravi, belli commenti, ma voi cosa fate per Siracusa??? Dimostratemi il contrario
(premesso che non sono Siracusano, ma ho vissuto nel luogo probabilemtne più piatto, triste e noioso d’Italia – la campagna veneta)
criticare chi scrive dandogli del fannullone è semplicemente un modo per screditarlo. e non è neppure tanto originale. Come dare a Peppino Impastato del “cornuto”
Ti assicuro che di gente che ha provato a portare brio, cultura, musica, ecc. a Siracusa, per risvegliarla dal piattume, ne conosco. Ma la loro è stata una parabola discendente. E questo per una sola verità: al siracusano non importa NULLA, sguazza nella sua inerzia. E lo dico tristemente visto che sono siracusana fino al midollo e ogni tanto riscontro nella mia vita atteggiamenti da “siracusano doc”.
Amo la mia città, ma è irrecuperabile!
Rinnovo i complimenti per tutto quanto!
E per quanto riguarda l’impennata delle letture del post, non è per il piacere di sentir parlar male di noi stessi, è per l’amore di leggere qualcosa che ci riguarda da vicino, anche se una critica, e che non siano i cazzi confusi dei politici siracusani e dei vari ingegneri, avvocati e dottori e così via che fanno tutto solo per il proprio scopo . Basta politica (per giunta malata), viva l’analisi della nostra città e di noi tutti cittadini.
Analisi obiettiva e tristemente vera, inutile negarlo, Siracusa è anche questa. E’ sempre stato così ed è così ancora adesso.
I giovani capaci ed in gamba ci sono ma sono costretti ad andare via perchè qui non ci sono possibilità. Le idee non mancano ma se non sei amico di tizio o caio, non hai speranze di poter realizzare nulla. Triste ma vero!!
P.s. Ti ho citato su un forum dove scrivo:
http://sebastianomonierieditore.forumcommunity.net/?t=49286849#lastpost
spero non ti dia fastidio… se così fosse non hai che da dirlo ed elimino il post. ciao
Geniale! Ho riso per 3 ore. Un riso amaro purtroppo.
Siracusa, odi et amo!
hai descritto il tartaro di siracusa, c’è dell’altro che purtroppo è minoritario…un’analisi divertente ma superficiale, riservata a una fascia d’età 16-28
è tutto vero, non c’è dubbio. Ma dicendolo e pensandolo dovremmo sempre ricordare che queste sono le abitudini, i vezzi, i difetti, i problemi di ogni provincia, di ogni ambiente non grandissimo. Le stesse cose che i siracusani pensano e dicono di Siracusa e dei siracusani le dicono i triestini di Trieste, bella e decaduta e decadente, i ferraresi di Ferrara, i varesini di Varese e così via, senza eccezioni. E tutti pensano di andar via, nella grande città, dove si vive veramente.
Devo dire che, mentre leggevo questo post, ho cercato nella mia testa, situazioni da sovrapporre a quelle descritte e, con le dovute modifiche relative all’età e al tipo di ‘mode’, le ho riconosciute, trovate.
Pur condividendo gran parte delle tue riflessioni sulla vita svuotata, vita di forma e apparenze e cinture con fibbie urlanti e scarpe al neon, mi sento di dover difendere una categoria di Siracusani. Quelli che hanno sentito, crescendo a Siracusa, quanto una realtà del genere possa stare stretta e che l’abbiano usata come paragone per ciò che NON volevano essere, per tutto ciò che voleno scoprire OLTRE i due per tre slogan urlati alle manifestazioni, i saldi, i debiti pur di avere l’ultimo modello di cellulare, le feste a 50 euro l’entrata, i minchiati o scuru, il viaggio in Messico perchè ‘sono uno che viaggia, che si interessa’, matri ma comu sa bistutu chidda ecc.. e sono andati avanti, hanno viaggiato davvero, hanno creduto e credono nel cambiamento, hanno studiato e si portano in giro un po’ di quel sole che o per poesia, o per chimica, ti da una mano anche quando a migliaia di km e dall’altra parte del mondo, imprecando contro i -3 gradi, a pasta ca pari codda, i fraintendimenti cross-culturali e il resto. E ad un certo punto ti rendi conto che se hai sviluppato un po’ di senso critico e voglia di migliorarsi/e e se hai creato qualcosa di grande anche se in piccolo (come tantissimi Siracusani sia a Siracusa che fuori Siracusa), lo devi anche ad una città che ti ha dato pochissimo e quindi, come quando si è bambini senza i giocattoli colorati e a norma di legge dei negozi, devi ingegnarti e far diventare scialli e rami di legno, le più belle bambole e bacchette magiche che tu abbia mai avuto.
Aggiungerei che il siracusano medio ti chiede pure “ma che campi a fare?” se vede che la tua (nel qual caso la mia) fantastica vita già a 16 anni è fatta di interessi, letture, sport (atletica), bici (cosa da “pischelli”; “ma nun t’affrunti?”) teatro greco (perché credi che la tragedia greca sia ancora attuale), volontariato e di tutta una dimensione interiore in cui lui non si riconosce….
In disaccordo su tutto. Siracusa negli ultimi anni sta crescendo molto.
La rassegna luci a siracusa propone bei spettacoli GRATUITI. Ma alle giornate di teatro si trovano solo over 50.
Si trova dell’ottima musica dal vivo, grazie al lavoro di nostri concittadini (ad esempio al Buzz).
Ci sono locali che offrono serate ben organizzate (ad esempio Zuma).
L’unico problema di Siracusa è la generazione 30-40, formata da persone che si atteggiano da intellettuali e che si lamentano per maschera la loro incapacità di agire.
Ma non è colpa loro, sono cresciuti in tempi in cui “fare” era difficile, ed è complicato imparare adesso che scrivere su un blog non è “fare”.
Bellissimo,hai colto la vera essenza della siracusanità in modo così puntuale che propongo questo diventi il nostro manifesto accanto al gonfalone con l’aquila…
Non trovo che quello di cui parli sia un’esclusiva di Siracusa, piuttosto credo che sia un tratto tipico del provincialismo. Il mettersi in posa è un modo per farsi accettare dagli altri, così come quello che tu definisci come “L’essenza della siracusanità”, cioè “fare le cose senza farle” è un modo per partecipare alla vita sociale – io c’ero – ma senza poter spiccare in alcun modo tra gli altri – insomma, essere omologato, fare la tappezzeria e non essere riconoscibile -. Comunque hai il merito di aver scritto una bella e provocatoria analisi.
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Che mi stia sbellicando dalle risate è solo un dettaglio, nella sostanza di quello che ho letto ho scoperto un GENIO !
Sai cosa hai dimenticato? che qualsiasi cosa fai a Siracusa, bella o brutta, la critica è la prima cosa fatta. Tu e tutti glia altri che ti danno l’esempio ne siete l’esempio. Invece di rimanere qui, se siete cose intellettuali e migliori della massa, decidete di andare via. Troppo facile così! Rimanete qui cambiatela questa città!!!! E per favore non iniziate a fare paragoni con grandi città Siracusa rimane sempre una città provinciale e questo non è un difetto è una realtà
…ho trovato per caso questo blog…e sono d’accordo sulla situazione in cui e’ sempre stata è sarà Siracusa..l’unico lampo di luce è stato quando avevamo il Magna Grecia Festival, quello dell’ Ara di Ierone, i Vena e Franco Neri che per qualche periodo di tempo ha smosso i siracusani, poi Siracusa è ripimbata nel buio e cosi’ rimarrà. La colpa è dei siracusani stessi, non tutti, che non hanno la mente aperta alle novita’…e come diceva il mitico Dino Cartia…Siracusa è persa, è persa restera’……
Ecco, le persone che hanno postato in questo blog sono i siracusani che io schiferei fino alla morte. Voi siete le prime merde, i cosi i riciti solo dietro un pc. Pecore e bastardi, siti senza cugghiuna. Siracusa si ama, non si discute
“Siracusa si ama, non si discute”
fuori dallo stadio non vale più, lo sai vero?