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Fare tutto senza fare niente: Santa Lucia e la via siracusana allo stare al mondo

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Esiste una forma siculosudorientale del vivere. Si ricava per sottrazione: prendi una persona viva, le togli le azioni e ottieni un siracusano. Detta così suona come un’astrazione teorica, e in parte lo è, ma è soprattutto una sedimentazione culturale, che sfocia in un atteggiamento visibile occhio nudo.

Lo si può sperimentare con facilità recandosi in una sala da ballo a sud di Catania nel bel mezzo di un sabato sera. La cosa non riguarda certo i rave party o le feste a base di alcol e vari prodotti anfetaminici, dove la componente chimica ha la meglio su qualsiasi retaggio antropologico, ma quei posti che di solito sono meta del divertimento per i cosiddetti sticchi di culo (nel resto d’Italia: fighetti) o per le persone normali (nel senso di non aduse a drogarsi prima di uscire). Andateci e poi ditemi se vedete qualcuno ballare.

Il piacere per cui il siculo sudorientale è disposto perfino a pagare un biglietto (cosa circoscritta a quei pochissimi eventi per cui le telefonate preliminari volte a censire docu cu canuscemu? non siano andate a buon fine) non ha niente a che vedere con la gioia che viene dal liberare le tensioni danzando, scatenandosi, abbandonandosi al ritmo e sudando. No, non c’entra niente. Il siculo sudorientale va in discoteca per riservarsi la possibilità del godimento supremo.

Sì, perché potrebbe capitare che dentro la discoteca qualcuno balli. E a quel punto lui potrebbe finalmente fare ciò che vorrebbe fare sin da quando ha messo piede lì dentro: indicarlo ridendo e prorompere nel fonema «Talé». In quel momento lui è felice. E la sua felicità si contagia a tutti gli astanti che, come in preda a un raptus collettivo cominciano anche loro a esclamare «Talé», chi a mezza bocca, chi urlandolo nelle orecchie del vicino a causa dei decibel, chi ancora raddoppiandolo o triplicandolo come in preda a una lallazione di tipo compulsivo «Talé, talé, talé».

L’apice del piacere lo si raggiunge se colui che viene additato nell’atto di ballare lo si conosce. Se è un amico di quelli stretti si rischia l’ejaculazione precoce. L’espressione, pur essendo accompagnata da un gesto del dito e da un puntare gli occhi addosso inequivocabili, può risultare ermetica, ed è dunque necessario spiegarla.

Il siculo sudorientale ritiene socialmente sconveniente andare in una discoteca e ballare. Ritiene socialmente sconveniente anche l’atto del divertirsi. Più in generale, ritiene socialmente sconveniente il vivere stesso. La sala da ballo è un luogo deputato ad assolvere due funzioni che nulla hanno a che vedere con le danze: vestirsi «bene», (cioè con addosso abiti che siano la metafora più esplicita possibile delle banconote spese per acquistarli) e «vedere chi c’è». Se balli, o sei «un torpo» (nel resto d’Italia: tamarro, coatto etc) o sei «un pazzo» (definizione che compendia una vasta gamma di tipi umani: dall’eccentrico, al neuroleso, passando per l’originale, il depresso, lo strambo, il pitocco e l’anticonformista. In un’espressione: il diversamente vivo). Oppure ancora «non hai niente che fare». Quest’ultima è l’epigrafe che il siracusano appone a giudizio tombale su qualsiasi attività venga svolta da chiunque non sia lui. La sera vai a correre per tenerti in allenamento? Sei un pazzo scattiato. Oppure non hai niente che fare. Ti piace collezionare francobolli? Sei un maniaco. Oppure non hai niente che fare. Leggi libri? Sei depresso. Oppure non hai niente che fare. Hai un blog? Sei un folle. E di sicuro non hai niente che fare.

Solo chi non ha niente che fare può permettersi il lusso di attività come andare in palestra, suonare uno strumento, nuotare in piscina, navigare su internet o andare in un cinema che non sia il Vasquez a vedere un film che non sia con Boldi e De Sica in un giorno che non sia il ventisei di dicembre.

Le giornate di un siracusano infatti sono freneticissime. Non c’è tempo per nient’altro che non sia lavorare. I milanesi? Gente che se la mina tutto il giorno. La city di Londra? Un covo di magnacci. L’attività lavorativa vera, quella che non lascia il tempo di respirare, ferve solo tra Ortigia, la Borgata e il Corso Gelone. Un capitolo a parte riguarda facebook. Se lo accendi, ci trovi tutti i concittadini che conosci, compresi gli emigrati. E se lasci accesa la chat, ti si apriranno mille finestre diverse, ma tutte con dentro la stessa frase di benvenuto: «Mih, ma sempre qua sei? Ma com’è che non hai mai niente che fare tu, ah?». Prima succedeva anche al bar: ci entravi a prendere il caffè e ci trovavi mezza città. Però quello che non aveva niente che fare eri tu. Facebook ha reso il caffè perenne e la possibilità di additarci a vicenda come nulla facenti è salita ai massimi storici dalla fondazione della colonia greca.

L’essenza della siracusanità consiste in questo fare le cose senza farle. Cioè facendole ma chiamandosi sempre fuori da ciò che si sta facendo. A ballare? Ci puoi andare. Basta che non balli. Su facebook? Ci puoi stare. Però di passaggio. Non è tanto che i siracusani imitino la vita senza viverla. È più che altro che riescono a viverla svuotando le azioni della loro essenza. Scavano via la polpa con un cucchiaino e poi si infilano nel guscio per ripararsi dagli sguardi altrui. È una cosa antica.

Per rendersene conto basta andare alla festa di Santa Lucia. È l’unica festa patronale in tutta la Sicilia (e forse in tutto l’universo) in cui non succede niente. A Catania si vestono tutti di bianco, urlano, corrono spingendo un carretto in salita, cantano, preparano le candelore per settimane. Nei paesini, perfino in quelli minuscoli, la celebrazione religiosa è preceduta o seguita da eventi collaterali tipo concerti, giochi, giostrine, fiere. A Siracusa niente. Una processione. Silenziosa. E basta. L’unico imperativo è che ci devi essere. E per le donne che ti devi mettere la pelliccia.

Questo ha spinto illustri e acuti commentatori forestieri a un grande fraintendimento. Si è letto su guide e libri che si tratta di una delle feste più sobrie ed eleganti d’Italia, dove prevale la misura e la compostezza. Non è vero niente. Il vero motivo per cui la festa di Santa Lucia si svolge in questa piacevole atmosfera di moderazione è che se qualcuno intonasse un canto, partisse con un’invocazione o sparasse un mortaretto il resto della popolazione lo prenderebbe per pazzo. Oppure per uno che ha non ha niente che fare.

Da tutto questo, la festa ci ricava una cosa davvero stupenda. Nel silenzio dei fedeli che strisciano i piedi scalzi in processione, l’urlo atavico «Sarausana è» – riservato solo e soltanto a chi abbia la potenza vocale adatta, il timbro giusto e l’ispirazione altissima – tocca davvero le corde di un senso di appartenenza molto profondo. E riesce a entrarti così dentro proprio perché il contesto di calma e di inattività lo fa risaltare con potenza. Ogni volta che senti quel grido, ti viene da pensare che magari a Siracusa basterebbe questo: che una volta, qualcuno, un pazzo, oppure uno che non ha niente che fare, in un momento che non sia la festa di Santa Lucia, si mettesse a urlare qualcosa nel silenzio. Allora forse la città uscirebbe dall’incantesimo millenario e comincerebbe a vivere.

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  1. sei un genio. Sono di Siracusa ma dopo 4 anni ad Urbino non penso ci tornerò, se non per vedere i parenti una volta l’anno. Io comunque che Siracusa cambi non ci spero più.

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  2. Una descrizione (quasi) perfetta dell’odierna Siracusa. Su qualche punto avrei da ridire (come quello del ballare in discoteca), perchè magari ti riferisci a quei siracusani che comunemente vengono chiamati “Tartarini”, che poi sono la maggior parte dei ragazzi in giro per la mia città.
    C’è da dire che purtroppo su quasi tutti gli altri punti hai ragione. Siracusa è una città che pian piano si sta svuotando. Non abbiamo un’università (o meglio, ce l’abbiamo, ma non basta un solo corso di laurea) quindi non attiriamo giovani. Stesso discorso per il lavoro che questa città può offrire. Siracusa comincia a vivere d’estate, con tutti i turisti che si ricordano ancora che splendida città (sotto un punto di vista storico e turistico) è la nostra. Ricordo che già 10 anni fa la situazione era diversa (adesso ne ho 23). Diciamo che Siracusa era più “Sveglia”.
    La mentalità del Siracusano purtroppo è come l’hai descritta tu. Inizialmente mi sono sentito offeso, perchè non mi sento di appartenere alla tua descrizione del Siracusano standard. Ripensandoci però ho (purtroppo) realizzato che la maggior parte della gente qui è così. Personalmente amo questa città e se fosse per me non la lascerei mai. Ma so che, volente o nolente, per gli studi che sto seguendo, dovrò andare via.

    Avrei da ridire su ciò che ha detto quello che ormai si fa chiamare “Normale”:
    A Siracusa ti saranno rimasti si e no una decina (se non solo due) amici. Forse perchè dopo quel 16/02 sei cambiato (si cambierebbe inevitabilmente, e non sto nemmeno dicendo che sei cambiato in peggio o in meglio). Ad Urbino ti sarai fatto una vita per la persona che sei adesso. Qui non hai più nessuno perchè non sei più quello di prima (purtroppo).

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  3. ti sei dimenticato una cosa fondamentale: c’è qualcuno che fa qualcosa, qualsiasi cosa, cantare ballare, andare in bicicletta, fare giochi di magia, fare della comicità …BEH DAVVERO QUALSIASI COSA; passa puntualmente il tipo che se ne esce con una bellissima frase “ou iu u sacciu fare megghiu!” risatina degli amici e dopo questo se ne va! w siracusa…siracusa dei bravi!!! -.-”

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  4. sei un fottuto genio…siracusa ormai è una merda di città..dovuta proprio a sta gioventù veramente che ha del ridicolo …hai dimenticato una cosa.. in disco o in ortigia fermi nello stesso posto a bere un cocktail dalle 11 alle 2..un solo cocktail perchè gli altri soldi li hanno spesi per uscire il macchinone e metterci 5€ di carburante.

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  5. iano pott'ampasto

    Ho 40 anni, Il siracusano ha sempre fatto schifo in tutto e dovunque. L’unico salvacondotto lo ha laddove riesce con la sua ruffianeria. Nient’altro.

    Questo è un posto bellissimo con una società di merda. E’ sempre stato così. Prima i “malacarni” di S.Panagia e Mazzarona che andavano a picchiare la gente per bene (compreso me)

    Poi i “montati” imbecilli inutili, ancora oggi inutili ma riciclati in politica (puttane comprese)
    Poi le Puritane a Siracusa e puttane da Agnone bagni in poi… mah ! Chissàperchè !

    Poi noi Tutti (compreso me) che diamo sempre ascolto al pettegolezzo, alla soglia dei 40 anni mi sono rotto i coglioni e quando mi succede, minaccio di percosse fisiche “cu mi parra male di terzi”

    Cazzo ragazzi: ho assitito in prima persona a cose veramente assurde. Ma dico veramente e senza presunzione vi dico ciò.

    A te che hai 17 18 anni: VAI, SCAPPA VIA, STUDIA FUORI FAI L’ERASMUS, ANCHE LO STUPPACESSI, MA VAI VIA DA QUESTO INFERNO.
    TI PREGO ANCHE SE NON TI CONOSCO. VAI VIA !

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  6. ma perchè tutto questo accanimento?????? Mi sembra che tutto il mondo, come si dice, é paese…….io sono orgogliosa di essere siracusana e non mi rispecchio in tutto quelle parole e frasi a dir poco offensive!!!! Se proprio ci teniamo a cambiare in meglio qualcosa, rimbocchiamoci le maniche invece di criticare……dobbiamo essere noi i primi fautori del cambiamento!!!!

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    • sabrina cerchiamo di essere obiettivi….Siracusa ha delle potenzialità assurde ed inestimabili come città, ma in un contesto sociale ke lascia molto a desiderare…e x quanto riguarda la questione del cambiamento,lascia il compito alle istituzioni locali dato che x loro è un obbligo ed un dovere nei confronti dei cittadini far risalire la china…cmq rimango dell’idea che Siracusa e i siracusani si siano fermati ad uno standard che con la realtà di oggi non produce nulla di positivo…

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    • Io mi chiamo Sabrina…. sarà il nome !!! La penso come te ;)

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    • ma che cazzo ti vuoi rimboccare…Che cazzo vuoi cambiare….Cesso di città piena di idioti….

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  7. Arrivando in treno da Ct, un cartello alla stazione mi faceva riflettere: Siracusa città per la pace e i diritti umani. Dopo qualche tempo ho capito che per pace si riferiva ad un totale piattume sociale riscontrabile in tutto quello che hai scritto. Ma resta sempre la città più a misura d’uomo della sicilia.

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  8. … fautori del cambiamento??? n’autra ca nun avi nenti a chi fari …

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  9. … in ogni caso siracusa è un’astrazione, un caso umano perenne, ma di quelli seri … per questo è a suo modo irresistibile …

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  10. …inibiti!

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  11. bellissima e pungente analisi, condivisa da chi ha provato a fare…e ha ricevuto lo stesso commento. Certo però…macari tu nun hai nenti chi ffari?
    SIracusa è in agonia ma leggere ancora qualcosa di intelligente fa sperare per un miglioramento.

    Rispondi
  12. alexander nevski

    genio!

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  13. Divertente questo post. Non sono siracusana nè sicula, ma ho riso di gusto. Anzi, mi hai ispirato un post sulla mia terra di origine. Se lo vorrai leggere, mi farà piacere. Ciao

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  14. Pingback: 4 modi infallibili per riconoscere un perfetto Brianzolo, ovvero: approfondimenti antropologici sul Marco Ranzani di Cantù | Sconnessa

  15. Anzi aggiungerei a tutti colore che sono stati bravi a deridere Siracusa e dire che è un perfetto ”piattume”..che facciamo qualcosa, invece di fare solo i cittadini critici, perchè senza a parole non si arriva da nessuna parte… bravi, belli commenti, ma voi cosa fate per Siracusa??? Dimostratemi il contrario

    Rispondi
  16. Rinnovo i complimenti per tutto quanto!
    E per quanto riguarda l’impennata delle letture del post, non è per il piacere di sentir parlar male di noi stessi, è per l’amore di leggere qualcosa che ci riguarda da vicino, anche se una critica, e che non siano i cazzi confusi dei politici siracusani e dei vari ingegneri, avvocati e dottori e così via che fanno tutto solo per il proprio scopo . Basta politica (per giunta malata), viva l’analisi della nostra città e di noi tutti cittadini.

    Rispondi
  17. Analisi obiettiva e tristemente vera, inutile negarlo, Siracusa è anche questa. E’ sempre stato così ed è così ancora adesso.
    I giovani capaci ed in gamba ci sono ma sono costretti ad andare via perchè qui non ci sono possibilità. Le idee non mancano ma se non sei amico di tizio o caio, non hai speranze di poter realizzare nulla. Triste ma vero!!

    P.s. Ti ho citato su un forum dove scrivo:
    http://sebastianomonierieditore.forumcommunity.net/?t=49286849#lastpost

    spero non ti dia fastidio… se così fosse non hai che da dirlo ed elimino il post. ciao

    Rispondi
  18. Geniale! Ho riso per 3 ore. Un riso amaro purtroppo.
    Siracusa, odi et amo!

    Rispondi
  19. hai descritto il tartaro di siracusa, c’è dell’altro che purtroppo è minoritario…un’analisi divertente ma superficiale, riservata a una fascia d’età 16-28

    Rispondi
  20. Gaetano Gallitto

    è tutto vero, non c’è dubbio. Ma dicendolo e pensandolo dovremmo sempre ricordare che queste sono le abitudini, i vezzi, i difetti, i problemi di ogni provincia, di ogni ambiente non grandissimo. Le stesse cose che i siracusani pensano e dicono di Siracusa e dei siracusani le dicono i triestini di Trieste, bella e decaduta e decadente, i ferraresi di Ferrara, i varesini di Varese e così via, senza eccezioni. E tutti pensano di andar via, nella grande città, dove si vive veramente.

    Rispondi
  21. Devo dire che, mentre leggevo questo post, ho cercato nella mia testa, situazioni da sovrapporre a quelle descritte e, con le dovute modifiche relative all’età e al tipo di ‘mode’, le ho riconosciute, trovate.

    Pur condividendo gran parte delle tue riflessioni sulla vita svuotata, vita di forma e apparenze e cinture con fibbie urlanti e scarpe al neon, mi sento di dover difendere una categoria di Siracusani. Quelli che hanno sentito, crescendo a Siracusa, quanto una realtà del genere possa stare stretta e che l’abbiano usata come paragone per ciò che NON volevano essere, per tutto ciò che voleno scoprire OLTRE i due per tre slogan urlati alle manifestazioni, i saldi, i debiti pur di avere l’ultimo modello di cellulare, le feste a 50 euro l’entrata, i minchiati o scuru, il viaggio in Messico perchè ‘sono uno che viaggia, che si interessa’, matri ma comu sa bistutu chidda ecc.. e sono andati avanti, hanno viaggiato davvero, hanno creduto e credono nel cambiamento, hanno studiato e si portano in giro un po’ di quel sole che o per poesia, o per chimica, ti da una mano anche quando a migliaia di km e dall’altra parte del mondo, imprecando contro i -3 gradi, a pasta ca pari codda, i fraintendimenti cross-culturali e il resto. E ad un certo punto ti rendi conto che se hai sviluppato un po’ di senso critico e voglia di migliorarsi/e e se hai creato qualcosa di grande anche se in piccolo (come tantissimi Siracusani sia a Siracusa che fuori Siracusa), lo devi anche ad una città che ti ha dato pochissimo e quindi, come quando si è bambini senza i giocattoli colorati e a norma di legge dei negozi, devi ingegnarti e far diventare scialli e rami di legno, le più belle bambole e bacchette magiche che tu abbia mai avuto.

    Rispondi
  22. Aggiungerei che il siracusano medio ti chiede pure “ma che campi a fare?” se vede che la tua (nel qual caso la mia) fantastica vita già a 16 anni è fatta di interessi, letture, sport (atletica), bici (cosa da “pischelli”; “ma nun t’affrunti?”) teatro greco (perché credi che la tragedia greca sia ancora attuale), volontariato e di tutta una dimensione interiore in cui lui non si riconosce….

    Rispondi
  23. In disaccordo su tutto. Siracusa negli ultimi anni sta crescendo molto.
    La rassegna luci a siracusa propone bei spettacoli GRATUITI. Ma alle giornate di teatro si trovano solo over 50.
    Si trova dell’ottima musica dal vivo, grazie al lavoro di nostri concittadini (ad esempio al Buzz).
    Ci sono locali che offrono serate ben organizzate (ad esempio Zuma).
    L’unico problema di Siracusa è la generazione 30-40, formata da persone che si atteggiano da intellettuali e che si lamentano per maschera la loro incapacità di agire.
    Ma non è colpa loro, sono cresciuti in tempi in cui “fare” era difficile, ed è complicato imparare adesso che scrivere su un blog non è “fare”.

    Rispondi
  24. Adriana amaniera

    Bellissimo,hai colto la vera essenza della siracusanità in modo così puntuale che propongo questo diventi il nostro manifesto accanto al gonfalone con l’aquila…

    Rispondi
  25. Non trovo che quello di cui parli sia un’esclusiva di Siracusa, piuttosto credo che sia un tratto tipico del provincialismo. Il mettersi in posa è un modo per farsi accettare dagli altri, così come quello che tu definisci come “L’essenza della siracusanità”, cioè “fare le cose senza farle” è un modo per partecipare alla vita sociale – io c’ero – ma senza poter spiccare in alcun modo tra gli altri – insomma, essere omologato, fare la tappezzeria e non essere riconoscibile -. Comunque hai il merito di aver scritto una bella e provocatoria analisi.

    Rispondi
  26. Pingback: Una prolissa elucubrazione di stampo batesoniano riguardo la coda che si forma in estate sulla S.S.114 « Aciribiceci

  27. Che mi stia sbellicando dalle risate è solo un dettaglio, nella sostanza di quello che ho letto ho scoperto un GENIO !

    Rispondi
  28. Sai cosa hai dimenticato? che qualsiasi cosa fai a Siracusa, bella o brutta, la critica è la prima cosa fatta. Tu e tutti glia altri che ti danno l’esempio ne siete l’esempio. Invece di rimanere qui, se siete cose intellettuali e migliori della massa, decidete di andare via. Troppo facile così! Rimanete qui cambiatela questa città!!!! E per favore non iniziate a fare paragoni con grandi città Siracusa rimane sempre una città provinciale e questo non è un difetto è una realtà

    Rispondi
  29. …ho trovato per caso questo blog…e sono d’accordo sulla situazione in cui e’ sempre stata è sarà Siracusa..l’unico lampo di luce è stato quando avevamo il Magna Grecia Festival, quello dell’ Ara di Ierone, i Vena e Franco Neri che per qualche periodo di tempo ha smosso i siracusani, poi Siracusa è ripimbata nel buio e cosi’ rimarrà. La colpa è dei siracusani stessi, non tutti, che non hanno la mente aperta alle novita’…e come diceva il mitico Dino Cartia…Siracusa è persa, è persa restera’……

    Rispondi
  30. Ecco, le persone che hanno postato in questo blog sono i siracusani che io schiferei fino alla morte. Voi siete le prime merde, i cosi i riciti solo dietro un pc. Pecore e bastardi, siti senza cugghiuna. Siracusa si ama, non si discute

    Rispondi
  31. “Siracusa si ama, non si discute”

    fuori dallo stadio non vale più, lo sai vero?

    Rispondi
  32. STEFANO - orgoglioso di essere siracusano

    Ciao, mi chiamo Stefano, ho 24 anni e mi sto per laureare in ingegneria al Politecnico.
    Ho lasciato Siracusa ormai da qualche anno, e purtroppo non riesco a tornare a casa nemmeno 4 volte l’anno a causa degli impegni di studio e sinceramente anche per risparmiare qualcosa, dato che studiare fuori costa veramente tanto.
    Leggendo questo articolo, per quanto possa essere scritto bene, in un italiano talmente corretto che dimostra che chi lo ha scritto è una persona che ha un certo livello di cultura e soprattutto che conosce molto bene la realtà siracusana (quindi complimenti per come è scritto), mi è venuta addosso una RABBIA ENORME.
    Perchè, purtroppo, la maggiorparte delle cose scritte sono vere, ed esposte in una forma così convincente e raffinata, sono anche abbastanza piacevoli da leggere… peccato che per fortuna di Siracusa, non sono totalmente vere.
    Infatti il nostro bravo autore si è scordato di quella parte di giovani siracusani, e ti assicuro che sono tanti dato che ne conosco un bel pò, che non vivono la quotidianità nel modo così banale descritto qui sopra, che hanno ancora voglia di vivere intensamente la loro vita, al punto da mettersi in gioco pienamente, magari andando a studiare fuori, anche all’estero (con tutti i sacrifici che ciò comporta, economici e non), e che hanno il sogno di tornare un giorno a fare qualcosa di grande e di dare magari lavoro e qualche possibilità a giovani siracusani come lui che non hanno le opportunità economiche di provare a costruirsi un futuro… e tra i miei amici, per fortuna non sono nemmeno l’unico!
    magari non ci riuscirò, magari una volta finita l’università non tornerò più giù… chi le può sapere le cose della vita… ma questa DESCRIZIONE E’ FALSA: non tutti i giovani siracusani sono così, e se tu autore ne ha conosciuti solo di queste tipologie …. beh, fatti delle domande.
    Penso che uno degli errori più grandi sia di “fare di tutta l’erba un fascio”, ed è quello che qui sopra è successo.
    Ovviamente è facile dire “ma tu sei scappato via… facile parlare così”…. ogni volta che torno a Siracusa le vedo anche io le cose descritte su, ma questo mi dà solo tanta voglia di cambiare le cose, di impegnarmi ancora di più in quello che faccio…. e vi assicuro che non sono l’unico giovane siracusano a pensarla così!!!
    Iniziamo a guardare il bicchiere mezzo pieno, e impegnamoci per riempirlo tutto… troppo facile piangersi addosso e lamentarsi … anche se esposto in modo grammaticalmente corretto e divertente… non serve a nulla!
    Ho girato l’Italia e mezza Europa e di posti belli come Siracusa non ne ho ancora trovati: meritiamoci questo dono che è la nostra città!

    Rispondi
  33. Spero un giorno vicino questa festa d s.lucia sia solo un lontano ricordo. Facciamo in modo che siracusa sia l’unica città a non festeggiare la sua patrona, 1 perché lasceremmo riposare in pace finalmente una cristiana che tutto desiderava tranne tanti onori, 2 eviteremmo un mortorio vergognoso, 3 avremmo un’altro bel riconoscimento dei nostri

    Rispondi
  34. Sono un siracusano che ha studiato fuori e non è più riuscito a tornare a casa. Sono rimasto pietrificato dall’inedia e dall’ignavia del cittadino medio. L’indolenza nel vedere la sporcizia per strada, l’indifferenza nel sentire la puzza delle raffinerie che ci avvelenano ogni giorno. Spostarsi in un’altra realtà siciliana era del tutto inutile. Cambiano solo pochi punti, ma siracusa riesce a non averne a favore neanche quei pochi. Così sono andato, sperando di non farvi più ritorno. MAI PIU’!!!! E il discorso del siracusano che prova a cambiarlo gli fa onore. Se qualcuno non amasse questa città sarebbe una catastrofe. Sono felice per chi lotta, ma io credo sia una vita sprecata a lottare contro i mulini a vento. Ma ha tutta la mia stima, s’intende. Comunque il sole 24 ore ci ha regalato la sua classifica. Giusto per rinfrescare la situazione a persone che nonostante tutto si mettono le fette di prosciutto negli occhi.
    http://www.giornalesiracusa.com/notizie/2013/10/29/siracusa-e-la-peggiore-citta-media-in-italia-per-qualita-della-vita-e-tutela-ambientale
    leggetelo

    Rispondi
  35. Siracusa ,e la Sicilia in genere, non cambiano perchè il siracusano critica gli altri e ritiene che lui (ed il suo clan) è senza macchia. Essattamente quello che state facendo voi tutti qui, blogger compreso! Un misto di accidia e mentalità mafiosa, “che crolli il mondo basta che si salvi il mio clan!”. La prassi di questo modo di pensare e “io non faccio niente per cambiare la mia città, me ne vado a Urbino o a Vattelapesca e continuo a dire che è colpa degli altri…”. Cari commentatori di questo blog, e caro blogger, siete voi la disgrazia della Sicilia! Quando parlava di inazione, il blogger parlava di sè stesso…e dei suoi commentatori! Una sana autocritica, no?

    Rispondi

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